5 luglio 2022 ore: 12:03
Giustizia

Polizia penitenziaria, c’è poco da festeggiare. “Ecco i numeri della ‘calda estate’ nelle carceri”

La polizia penitenziaria compie 205 anni ma forte si leva la protesta sulle condizioni delle carceri italiane. Di Giacomo (Ssp): “Otto suicidi e 6 tentativi di suicidio, 12 celle incendiate, 5 aggressioni ad agenti la settimana, sei risse tra detenuti. La situazione è sfuggita di mano”. Nelle Marche i sindacati non partecipano alle celebrazioni
Detenzione, carcere

ROMA - “Otto suicidi e sei tentativi di suicidio nell’ultimo mese di giugno, una dozzina di casi di celle incendiate nelle ultime settimane, almeno cinque episodi di aggressione a personale penitenziario la settimana, sei risse tra detenuti di clan rivali o tra detenuti italiani ed extracomunitari nel giro di pochi giorni: la bollente estate 2022 nelle carceri italiane è molto lontana dallo stucchevole dibattito politico in corso sulla riforma del sistema penitenziario”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo, per il quale “la situazione di controllo delle carceri da parte dello Stato, già sfuggita di mano da qualche anno, in questa estate rischia il tracollo. Per questo – aggiunge – abbiamo deciso azioni di mobilitazione per smuovere il ‘torpore’, mentre di fronte all’emergenza esplosa con le cosiddetti mini-rivolte diffuse in numerosi istituti e le quotidiane aggressioni al personale penitenziario la Ministra Cartabia sta pensando a palliativi come le misure alternative al carcere per detenuti con pene cosiddette minori che non risolvono in alcun modo le problematiche del sovraffollamento e della carenza di strutture adeguate oltre, naturalmente, di agenti e personale”.

La presa di posizione arriva nel giorno in cui si festeggia l’Anniversario della fondazione del Corpo di Polizia penitenziaria, nato 205 anni fa. “Tra l’altro – continua Di Giacomo - si finge di ignorare che nelle carceri ci sono alcune centinaia di detenuti con problemi psichiatrici che non dovrebbero trovarsi lì. Siamo alla vigilia dell’anniversario della visita della ministra e del Premier Draghi (14 luglio 2021) per la prima volta nella storia del nostro sistema penitenziario ad un carcere, quello di Santa Maria Capua Vetere, a seguito dei noti fatti, ma nessuna delle promesse di un anno fa ha trovato attuazione. Anzi – aggiunge il segretario – l’impegno per la realizzazione di otto nuovi padiglioni si è trasformata in un numero imprecisato di ‘casette per l’amore’”.

Continua Di Giacomo: “Noi non siamo più disponibili a tollerare il lassismo e raccogliendo le continue proteste dei colleghi che non ce la fanno più a fare da ‘bersagli’ su cui detenuti violenti possono scatenare la propria rabbia abbiamo deciso di passare alla mobilitazione. Lo stiamo ripetendo, inascoltati, da troppo tempo: ci sono tutte le avvisaglie pericolosissime che con questa caldissima estate può riprendere la stagione delle rivolte con tutti i rischi e le conseguenze che abbiamo conosciuto nella primavera del 2020. L’anniversario della ‘visita di Stato’ Draghi-Cartabia a Santa Maria per noi non può passare inosservata: si tratta di mettere fine una volta per tutte al clima buonista nei confronti dei detenuti e alla campagna contro gli agenti ‘violenti e picchiatori’ che perdura appunto da un anno”.

“In attesa di misure e provvedimenti più ampi anche di carattere legislativo chiediamo a Parlamento e politica di definire un primo pacchetto di misure di emergenza, aprendo gli occhi sulla realtà del nostro sistema penitenziario – conclude -: dalle carceri del Nord e del Sud del Paese boss ed esponenti di spicco della criminalità organizzata comandano al punto che i casi di ordini e minacce estorsive, persino via telefono, si susseguono da tempo e interessano numerosi istituti penitenziari specie quelli con detenuti a regime 41 bis. Noi continuiamo a mettere in guardia: è ora – non domani - il momento di agire”.

Un grido di allarme che arriva anche dalle regioni. Nelle Marche la Fns Cisl ha annunciato di disertare la cerimonia per l’Anniversario della fondazione del Corpo di Polizia penitenziaria, nato 205 anni fa, e previsto presso l’istituto di Ascoli Piceno. E anche Sappe, Osapp, Sinappe, Uilpa, Uspp, Cgil e Cnpp hanno deciso di disertare l'iniziativa.

“Non si può festeggiare visto quello che si vive quotidianamente nelle carceri. – sottolinea Antonio Lagianese, di Fns Cisl Marche –. Ogni giorno contiamo gravissimi eventi critici come aggressioni, colluttazioni e minacce, senza contare il sovraffollamento dei detenuti, l’alto numero di soggetti in attesa di giudizio per le note difficoltà del sistema giudiziario, l’inadeguatezza delle strutture penitenziarie, le gravi carenze delle  dotazioni di personale. Tutti questi fattori non fanno altro che peggiorare le già precarie condizioni lavorative dei poliziotti penitenziari che di conseguenza si ritrovano ad essere sempre più soli.La situazione non rappresenta di certo motivo di festeggiamenti per coloro che ogni giorno, 24 ore su 24, vivono la tensione e l'operatività dei servizi d’istituto. – conclude Langianese -. Questa ricorrenza ci deve far riflettere sul futuro del Corpo, e sul malessere generale che vive giornalmente il personale”.

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