23 dicembre 2013 ore: 15:00
Immigrazione

Ponte Galeria, rimpatriati 3 dei 15 migranti che si erano cuciti la bocca

Gli altri restano in sciopero della fame e sono saliti a 15 i reclusi che hanno scelto questa forma di protesta. Dal Cie di Roma i migranti vogliono contattare Chaouki a Lampedusa. Guido (LasciateCIEntare): “La sua protesta è un segnale forte”. Migranti in sciopero anche a Torino
- Illustrazione di Guido Benedetti Illustrazione racconto Cie di Ponte Galeria

Illustrazione racconto Cie di Ponte Galeria

ROMA – Sale la tensione nel Centro di identificazione e di espulsione di Ponte Galeria, dove questa mattina le forze dell’ordine hanno portato via tre dei quindici trattenuti che si sono cuciti le bocche per protesta nel Cie di Ponte Galeria. I tre probabilmente sono stati trasferiti per essere rimpatriati in Tunisia. Una misura che arriva dopo che la protesta era cresciuta da sabato sera, portando da quattro a quindici il numero dei reclusi che hanno scelto questo atto come forma di rivolta non violenta. Oggi una numerosa delegazione di parlamentari è entrata nel Centro di identificazione e di espulsione, dopo le visite di Serena Pellegrino, Filippo Zaratti e Franco Bordo di Sel avvenuta sabato sera e quelle di Luigi Manconi e Gianni Cuperlo avvenute domenica. Intanto i trattenuti continuano lo sciopero della fame e stanno cercando di mettersi in contatto con il deputato del Pd Khalid Chaouki che da ieri si è barricato nel Centro di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa. All’interno del Cie di Ponte Galeria si trovano anche alcuni migranti sbarcati sull’isola alcuni mesi fa.

boxPer loro un deputato di origine straniera che si è rinchiuso dentro uno di questi centri per fare in modo che le cose cambino è un segnale forte di fiducia e speranza” spiega Gabriella Guido, portavoce della campagna LasciateCIEntrare. La Campagna da due anni monitora e denuncia le violazioni dei diritti umani nei Cie chiedendone la chiusura con un documento che nei mesi scorsi è stato presentato anche a Bruxelles e inviato ai ministeri dell’Interno, degli Esteri e dell’Integrazione, oltre che al Parlamento prima delle votazioni sulle mozioni sui Cie.

“A Ponte Galeria sono reclusi 61 uomini e 29 donne – racconta Guido che è stata nel Cie sabato e domenica - Rispetto agli anni scorsi e ai mesi scorsi il centro è sottodimensionato per una precisa volontà della prefettura e del ministero. Sono in pochi, però sono molto motivati a dire che quel sistema non lo possono più sopportare perché non hanno garanzie di nessun tipo sul loro futuro”.

Alla portavoce di LasciateCIEntrare “gli operatori del Cie sono apparsi tesi e preoccupati perché l’attenzione mediatica mette in discussione l’esistenza e la gestione dei centri”. Secondo Guido, “le condizioni di vita nei centri non possono essere solo responsabilità delle istituzioni, la campagna ha sempre chiesto di controllare gli enti gestori, totale mancanza di trasparenza del ministero dell’Interno. Costano cifre spropositate, a fronte di condizioni igieniche e alimentari che sono da vergogna totale. A Ponte Galeria per avere l’acqua calda hanno dovuto fare una richiesta alla prefettura”.

Guido riporta le richieste di chi protesta: che vengano assicurati tempi brevi di permanenza, tempi brevi per le espulsioni, la garanzia di standard minimi di assistenza legale e sanitaria.

“Loro dicono che non capiscono perché sono reclusi nei cie e che ci sono dei malati cronici, persone che non dovrebbero essere lì dentro” conclude la portavoce di LasciateCIEntrare.
Intanto la protesta si espande. Anche a torino i migranti hanno iniziato lo sciopero della fame. (Raffaella Cosentino)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news