14 agosto 2019 ore: 12:07
Non profit

Ponte Morandi, l’impegno dei volontari e il “potere dell’umanità”

di Ambra Notari
Reportage della Croce Rossa, un anno dopo il crollo, dedicato a soccorritori, volontari, sfollati e famiglie delle vittime. L'attività, iniziata immediatamente dopo il crollo, prosegue tutt'oggi. Il presidente Rocca: “La generosità, valore che appartiene al nostro Paese”
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GENOVA – “Abbiamo aspettato cinque giorni e cinque notti che ce lo riportassero, e così è stato. Cinque giorni in cui il tempo e lo spazio sono rimasti sospesi per me. E lì è apparso un angelo: è arrivata Federica, una psicologa della Croce Rossa. Non mi ha lasciata mai, mi ha accompagnata quando hanno trovato Miki, è stata con me al riconoscimento, il momento più difficile. Lei è sempre con me, comunque”: a parlare è Paola Vicini, madre di Mirko, l’ultima vittima recuperata dal crollo del Ponte Morandi. Il suo è uno dei racconti che compone “Ponte Morandi: un anno dopo”, un reportage che ripercorre l’anno appena trascorso, quello iniziato con il crollo del ponte del capoluogo ligure. Un reportage, spiega la Croce Rossa italiana, “dedicato ai soccorritori, ai volontari, agli sfollati e, soprattutto, alle famiglie delle 43 vittime di quel maledetto 14 agosto 2018, una data che traccia un ‘prima e un dopo’ a Genova, come nel cuore di tutti gli italiani”.

Trentanove operatori Smts (Soccorso con mezzi e tecniche speciali) impegnati senza sosta nella ricerca dei dispersi, 15 Sep (Supporto psico-sociale) per il sostegno ai parenti delle vittime, ai soccorritori e a chiunque ne avesse bisogno, il servizio Rfl (Restoring family links) per cercare di ristabilire i contatti tra familiari. Il crollo del Ponte Morandi non trovò la Croce Rossa Italiana impreparata: la Cri rispose rimanendo vicino alle centinaia di sfollati per più di un mese. Allestì anche un campo nell’area immediatamente adiacente al ponte: tra il 14 e il 22 agosto sono stati erogati 1346 pasti ai soccorritori, con 412 volontari impegnati.

La Croce Rossa è intervenuta a distanza di pochi minuti dal crollo con le squadre Smts, uomini e donne preparati per intervenire in situazioni di emergenza con una certificazione ‘Urban Search and Rescue’ che consente loro di lavorare al fianco dei Vigili del fuoco. “Il contesto era estremamente impegnativo e difficile – ricorda Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa –: è stato un lavoro faticoso e, devo dire, i nostri soccorritori hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, accompagnati da una volontà disperata di fare il loro dovere fino in fondo, per 26 ore tra le macerie”.

Poi c’è stato il supporto psicologico, “volontarie e volontari che si sono fatti le ossa nelle varie emergenze del nostro Paese”, il lavoro dietro le quinte: “Il campo base è stato un punto di decompressione per tutti i soccorritori, non soltanto quelli della Croce Rossa, ma anche delle altre organizzazioni e strutture dello Stato, come i Vigili del Fuoco, la Polizia, i Carabinieri. Abbiamo anche lavorato in favore degli sfollati: anche per loro c’è stato un ‘accompagnamento’ non semplice, perché non c’era soltanto il dolore delle radici strappate, ma anche tanta rabbia”.

“Ero arrabbiato, tanto. Poi ho incontrato i ragazzi della Croce Rossa tra cui Cristina, una psicologa. Mi sono stati sempre vicini, ho capito che cosa enorme fosse quell'organizzazione”. Antonio Cecala ha perso i suoi familiari nel crollo. Oggi è uno dei volontari della Croce Rossa: “Dopo avere ricevuto tanto, ho voluto restituire qualcosa. Voglio dare anche io a chi ne ha bisogno”. La scelta di Antonio, secondo Rocca, è un perfetto esempio di quello che lui chiama “il potere dell’Umanità”: “Ogni volta che interveniamo, alla fine vediamo ritornare indietro quello che abbiamo dato. In questi anni lo abbiamo toccato con mano più volte, da L’Aquila ad Amatrice, e il Ponte Morandi non ha fatto eccezione. Quando purtroppo c’è la necessità di un grosso intervento da parte nostra, cosa che ciclicamente avviene, ci sono sempre dei picchi nel reclutamento, perché è in quei momenti che i cittadini italiani, e ovviamente i beneficiari, si rendono conto di come si possa fare la differenza facendo squadra. La generosità è - fortunatamente - un valore che appartiene al nostro Paese”.

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