20 novembre 2017 ore: 12:38
Economia

Poveri cronici e migranti irregolari: la sfida dei Centri Caritas di Milano

Indagine di Caritas Ambrosiana. Nel 2016 i gravi emarginati che hanno chiesto aiuto alla diocesi di Milano sono stati il 52,7%, mentre nel 2008 (anno in cui è iniziata la crisi economica) erano il 32,1%. E sono in aumento anche gli africani che si sono visti rifiutare la domanda d'asilo e ora vivono da irregolari
Povertà, pane, assistenza alimentare

MILANO - La povertà, vista dai centri di ascolto Caritas nelle parrocchie dell'Arcidiocesi di Milano, ha oggi due volti: quello di chi colpito dalla crisi non riesce ad uscire da una condizione di miseria e quello dei profughi ai quali è stata respinta la richiesta d'asilo e ora vivono da irregolari. È quanto emerge dall'indagine condotta da Caritas Ambrosiana su un campione di 12.425 utenti di 54 centri di ascolto e di tre specifici servizi dedicati all'accoglienza immigrati (Sai), ai senza dimora (Sam) e all'orientamento al lavoro (Siloe). Nel 2016 i gravi emarginati che hanno chiesto aiuto a queste realtà sono stati il 52,7%, mentre nel 2008 (anno in cui è iniziata la crisi economica) erano il 32,1%. Allo stesso tempo, mentre sono in calo gli stranieri, sono in aumento nello specifico quelli proveniente dai Paesi africani, in particolare Marocco, Egitto, Gambia, Senegal, Nigeria e Costa D'Avorio. Ora rappresentano il 42% dei migranti che si sono rivolti a un centro di ascolto. "Ciò che è certo è che da un lato le vittime della lunga crisi sono rimaste intrappolate nella povertà - sottolinea Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -. Sono italiani, in età matura, con bassa scolarità. Nei centri di ascolto si spartiscono le risorse con gli ultimi venuti, gli immigrati africani. Mentre dobbiamo trovare una soluzione per i primi per sostenerli nella dignità, bisogna fare una seria riflessione, al di là di isterismi e strumentalizzazioni politiche, su cosa offrire ai secondi perché possano integrarsi e non finire nel sommerso, nell'illegalità o addirittura nelle mani del racket". 

Dai dati raccolti nei centri di ascolto, emerge anche la maggioranza degli utenti è donna (56,3%), il 62,4% è straniero, uno su quattro ha tra i 35 e i 44 anni, il 41% è coniugato, il 27,4% è disoccupato da lungo tempo e il 23,3% da breve tempo. "In un progressivo peggioramento della condizione sociale degli utenti dei centri di ascolto, non stupisce quindi che la sola categoria delle richieste rivolte agli operatori a salire significativamente sia quella relativa ai sussidi economici, raddoppiata rispetto all'inizio della crisi (+118%)". 

È quindi la povertà cronica e la condizione gli stranieri irregolari a preoccupare maggiormente Caritas Ambrosiana. Per il resto ci sono anche segnali positivi, come la diminuzione (sempre tra il campione preso in considerazione) delle persone che hanno problemi di lavoro o di reddito. "Dal 2011 hanno iniziato a diminuire e nel 2016 fanno registrare il valore più basso" dal 2008. La crisi dunque sembra aver allentato un po' la presa, ma è un dato da valutare con prudenza e, soprattutto, rimane il grave problema di uno zoccolo ampio e duro di poveri cronici. (dp)

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