24 luglio 2013 ore: 12:13
Economia

Povertà assoluta in Italia secondo l'Istat

Per l’Istat una persona è assolutamente povera se la sua spesa è inferiore o pari alla soglia assoluta, un valore che varia a seconda della tipologia familiare, ripartizione geografica e ampiezza del comune di residenza. Per fare un esempio: un adult...
Grafico - Povertà assoluta - 2008-2012 (valori assoluti)

Per l’Istat una persona è assolutamente povera se la sua spesa è inferiore o pari alla soglia assoluta, un valore che varia a seconda della tipologia familiare, ripartizione geografica e ampiezza del comune di residenza. Per fare un esempio: un adulto che vive solo, è considerato assolutamente povero, se la sua spesa nel 2012 è inferiore o pari a 641 euro mensili, nel caso risieda in un’area metropolitana del nord (558 in un piccolo comune), a 638 euro se risiede nel centro Italia (549 qualora viva in un piccolo comune) e a 448 euro nel sud (392 euro se risiede in un piccolo comune).  Nel sito dell'Istat ognuno può calcolare la soglia di povertà assoluta.

Tra il 2011 e il 2012, il peggioramento si rileva in tutte le aree geografiche, nel nord l’incidenza di povertà assoluta è passata dal 3,7% al 5,5%, nel centro dal 4,1% al 5,1% e nel mezzogiorno dall'8% al 9,8%. Nel 2012, l'Istat ha registrato 4 milioni e 814 mila persone in povertà assoluta, cioè l'8% della popolazione (erano nel 2011, 3 milioni e 415 mila, pari al 5,7% dell'intera popolazione). La metà dei poveri assoluti risiede nel mezzogiorno ( 2 milioni e 347 mila persone). Sono invece un milione e 725 mila le famiglie a ritrovarsi in tale condizione (il 6,8% delle famiglie residenti in Italia, in aumento rispetto al 2011 quando si registrava una incidenza dal 5,2%). Tenendo conto del margine di errore e considerando che la stima della povertà assoluta oscilla tra il 4,2 e il 5%, ne deriva che la povertà assoluta è sostanzialmente stabile rispetto al 2009, quando toccava il 4,7% delle famiglie, per un totale di 3 milioni 74 mila individui. 

Dal 2005 al 2012 raddoppiano le famiglie in povertà assoluta con a capo un operaio; passano dal 4,4% al 9,4%, ma peggiorano anche quelle con un lavoratore in proprio (passano dal 3,3 al 6%) e quelle con a capo un giovane fino a 34 anni (da 4,1 nel 2005 a 8,1% nel 2012). La povertà assoluta non ha risparmiato, anche se con numeri inferiori, gli impiegati e i dirigenti, che passano dall'1,3% nel 2011 al 2,6% nel 2012. Per quanto riguarda i titoli di studio, la povertà aumenta sia per le famiglie con a capo una persona con licenza media inferiore (dal 6,2 al 9,3%) che con a capo un diplomato o un laureato (dal 2 al 3,3%). Invariata, l'incidenza della povertà assoluta per le persone con 65 anni e più: nel 2012 gli anziani poveri assoluti erano 728 mila (nel 2011 erano 707 mila, con una incidenza che tra i due anni resta al 5,8%).

Composizione delle famiglie. La povertà assoluta aumenta tra quelle con tre o più componenti, in grande maggioranza quelle con figli. Ad aver assistito maggiormente ad un incremento della povertà assoluta dal 2011 al 2012, le famiglie con tre o più figli, che passano dal 10,4 al 16,2%, se minori dal 10,9 al 17,1%. L'incidenza aumenta anche tra le famiglie con tre (4,7 al 6,6%), quattro (dal 5,2 all'8,3%) e cinque o più componenti (dal 12,3 al 17,2 per cento). Peggiora la condizione delle famiglie monogenitoriali (dal 5,8 al 9,1%) e con membri aggregati (dal 10,4 al 13,3%). Si conferma e si amplia, quindi, lo svantaggio delle famiglie più ampie, nonostante segnali positivi, seppur su livelli contenuti, si registrino anche tra le persone con meno di 65 anni, sole (dal 3,5 al 4,9%) o in coppia (dal 2,6 al 3,6%).

Minori, poveri assoluti. I bambini in povertà assoluta sono un milione e 58 mila (erano 723 mila, l’incidenza dal 7% è salita al 10,3% nel 2012 

Documenti 

La povertà in Italia, 2012

GLOSSARIO

Povertà relativa. Per l’Istat, una persona viene detta relativamente povera se la sua spesa è inferiore o pari ad una soglia, determinata annualmente rispetto alla spesa media mensile pro-capite per consumi delle famiglie italiane (cui si applica una scala di equivalenza relativa al numero di componenti della famiglia). Nel 2011 questa spesa è risultata pari a 1.011,03 euro mensili (nel 2010 per una famiglia di due componenti era pari a 992,46 euro, circa 9 euro in più rispetto alla soglia del 2009).

Povertà assoluta. Per l’Istat, una persona è considerata assolutamente povera se la sua spesa è inferiore o pari alla soglia assoluta, corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile (il valore della soglia si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e ampiezza demografica del comune di residenza).