Povertà, Caritas bacchetta la Social card
ROMA – Il contrasto alla povertà assoluta in Italia resta un miraggio: cambiano i governi, si moltiplicano gli annunci di interventi contro la crisi, ma tirando le somme “siamo ancora lontani da un disegno strategico di contrasto della povertà: ci si muove nella logica di sperimentazioni episodiche, in assenza di una prospettiva di medio-lungo periodo”. Bacchettata pronta per il governo Letta, ma anche per l’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, da parte della Caritas italiana che annuncia l’imminente pubblicazione del Rapporto di valutazione delle politiche di contrasto alla povertà nel 2013 anticipato in un articolo di Nunzia De Capite, nel numero di Italia Caritas di maggio. “Con questo lavoro Caritas Italiana intende inaugurare un filone di approfondimento annuale – spiega De Capite -, che muove dalla convinzione dell’esistenza di uno specifico della povertà, che la distingue da altre condizioni umane cui spesso essa viene associata, e con cui viene confusa, per esempio la disuguaglianza. Ciò consiste nell’impossibilità, da parte di individui o famiglie, di condurre uno standard di vita ritenuto minimamente accettabile nel proprio contesto sociale”.
Nuova social card insufficiente. Un rapporto che indagherà sull’efficacia delle decisioni governative in un contesto difficile, con una povertà assoluta che nel 2012 colpiva 4,8 milioni di persone residenti nel paese (l'8 per cento del totale), il doppio di quanto registrato nel 2007, quando erano 2,4 milioni. A fronte di questi dati, però, ad oggi scarseggiano gli interventi strutturali. Prima sonora bacchettata, sulla Nuova Social card avviata nei 12 comuni italiani con più di 250 mila abitanti. Uno strumento che per De Capite, “non consente di affrontare il problema del contrasto alla povertà: l’entità dell’importo resta insufficiente per sostenere coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà; inoltre utilizza vincoli (riguardo alla condizione economica e lavorativa) troppo stringenti. Inoltre, pur nella loro evoluzione, la Nuova social card e le sue diverse declinazioni (estensione, da giugno, a tutte le regioni meridionali) non sono da considerarsi misure strutturali, dal momento che richiedono rifinanziamenti annuali”.
Imposte e povertà assoluta. Sebbene si tratti di un rapporto incentrato sul 2013, dall’articolo di De Capite, appare chiaro che Renzi non verrà risparmiato. Sotto la lente d’ingrandimento, anche i provvedimenti dell’ex sindaco di Firenze. A partire dall’analisi dello sgravio Irpef. “In media, le famiglie italiane dovrebbero ottenere uno sgravio Irpef di 61 euro all’anno – spiega De Capite - (il 44 per cento delle famiglie otterrà una riduzione di imposta, il 14 per cento vedrà aumentare l’Irpef, per il restante 4 per cento non vi saranno mutamenti). Nell’ultima decade le riforme dell’Irpef che si sono susseguite hanno via via esonerato i poveri dal pagamento dell’imposta sul reddito: poche famiglie in povertà assoluta sono dunque interessate dall’imminente provvedimento del governo Renzi”. Duro anche il commento sull’aumento dell’Iva, che secondo De Capite, “costerà alle famiglie italiane lo 0,2 per cento del reddito, ma il 5 per cento più povero pagherà lo 0,25 per cento in più del proprio reddito, mentre il 5 per cento più ricco solo lo 0,16 per cento in più”. Nonostante non ci siano stati interventi sulle aliquote ridotte per i beni di prima necessità, spiega De Capite, “il solo aumento dell’aliquota ordinaria produce effetti negativi sulle famiglie povere e ne peggiora le condizioni economiche”.
“Tanto rumore per nulla”. Ultima bacchettata contro gli slogan dei governi, che annunciano interventi per svariati milioni, senza apportare significativi cambiamenti strutturali. “Sebbene la legge di stabilità 2014 stanzi un ammontare di risorse mai visto in questi ultimi anni per la lotta alla povertà – specifica De Capite - (810 milioni di euro nel 2014, come dichiarato dall’allora ministro Giovannini a fine dicembre), le misure attivate si presentano transitorie e i provvedimenti adottati dal governo Letta non vanno nella direzione di sgravare i redditi più bassi”. Stando a quanto anticipato dall’articolo di Italia Caritas, il rapporto presenterà anche le proposte della Caritas. “Solo agendo attivamente anche sul fronte dei trasferimenti in denaro – spiega De Capite -, in particolare con una misura nazionale rivolta a tutte le persone in povertà assoluta, si potrebbero invertire questi risultati a favore dei più poveri. È, quest’ultima, una prospettiva di lavoro concreta, che Caritas Italiana si impegna a sviluppare, per favorire una crescita delle tutele sociali delle famiglie e delle persone in condizioni di povertà, in forme ragionevolmente incrementali e sussidiarie, tali da rendere il nostro paese più coeso e solidale”.(ga)