11 luglio 2014 ore: 10:20
Economia

Povertà, Caritas: "Il governo deve decidere se farne una priorità"

Rapporto sulle politiche contro la povertà. I tre scenari immaginati dalla Caritas: dall'introduzione del Reis, al mantenimento della sola social Card, fino al ritorno delle sperimentazioni senza futuro. "Tuttavia la qualità tecnica delle proposte è migliorata"
Povertà, mani che chiedono aiuti
ROMA – Sulle politiche contro la povertà, il governo Renzi dovrà decidere se avviare un Piano nazionale, continuare ad alimentare il “welfare all’italiana” con la social card oppure spingere il paese verso “scenari da Seconda Repubblica”. È forte l’attesa per le scelte dell’esecutivo sul tema della povertà contenuta tra le righe del primo Rapporto Caritas sulle politiche di contrasto alla povertà presentato oggi a Roma. Un dossier che scende fin nei minimi dettagli degli strumenti messi in campo negli ultimi anni dai diversi governi, ma che rispetto al futuro riesce solo a ipotizzare tre possibili scenari, in attesa che Renzi faccia la sua mossa. “Entro la fine del 2014 si comprenderà l'orientamento del Governo Renzi sulla lotta alla povertà – spiega il rapporto -. Infatti, le azioni che l'esecutivo, con il ministro del Welfare, Poletti, deciderà di intraprendere o quelle che sceglierà di non intraprendere entro la conclusione dell'anno, momento dell’approvazione della Legge di Stabilità, indicheranno la direzione che intende seguire”. Fino a quel momento, quindi, si possono fare solo previsioni.
 
Un piano nazionale contro la povertà. La più ottimistica è quella che il governo decida di implementare un Piano nazionale contro la povertà. Una scelta che avrebbe già pronta una soluzione delineata dall’Alleanza contro la povertà in Italia, promossa dalla stessa Caritas, insieme alle Acli e ad altri soggetti del terzo settore: il Reddito d’inclusione sociale (Reis). Un progetto che potrà diventare realtà “se Renzi e Poletti faranno della lotta alla povertà una priorità politica e decideranno di affrontare questo flagello ripensando le attuali modalità d’intervento”. Una misura, quella del Reis, che potrebbe essere introdotta gradualmente andando a colpire in primo luogo la povertà estrema per andare a regime, se introdotto nel corso del prossimo anno, nel 2018. 
 
Ipotesi “welfare all’italiana”. Al più auspicabile degli scenari, la Caritas affianca quello di un “welfare fondato sulla social card”, (la tradizionale e non quella sperimentale). Un’ipotesi che, secondo il rapporto, coniuga l’ascesa della povertà tra le priorità politiche alla mancata volontà di realizzare interventi innovativi. “Questo scenario prevedrebbe il trasferimento diretto di un contributo monetario dallo Stato ai cittadini – spiega il rapporto -. Un trasferimento che si andrebbe ad aggiungere ai numerosi già esistenti, rendendo ulteriormente frammentato il quadro”. Seppur con un importo maggiorato, da 40 a 80 euro mensili, l’ipotesi di un welfare marchiato “social card” non entusiasma. “Lo si sarebbe potuto anche chiamare, altresì, modello “conservazione del welfare all'italiana” perché i suoi tratti ripetono quelli che da sempre caratterizzano le risposte nel nostro paese”.
 
Infine, lo scenario da Seconda Repubblica. Un’ipotesi che potrebbe realizzarsi qualora il governo decidesse che la lotta alla povertà non è una priorità politica e venisse meno anche la volontà di cercare nuove strade per combatterla. “In tal caso, il g overno proseguirà con la sperimentazione del Sia – spiega il rapporto -, lungo il percorso tracciato dal precedente esecutivo, e ne farà l'unico proprio intervento contro l'indigenza. Mancando una scelta politica a favore del contrasto all'esclusione sociale, si lascerà la sperimentazione seguire l'iter già stabilito e spegnersi progressivamente, senza ulteriori azioni in materia”. Uno scenario che prendere il nome dalle “numerose analogie con le vicende degli ultimi 20 anni”, aggiunge il rapporto, soprattutto se si ritorna indietro al 1997, quando in Italia ci fu una stagione di grande interesse rispetto al tema della povertà che portò negli anni successivi ad avviare diverse sperimentazioni di reddito minimo, sfortunatamente mai andate a regime. Per gli autori del rapporto, però, “gli anni non sono trascorsi inutilmente per quanto riguarda la progettualità dato che è stato fatto tesoro dell'esperienza. Perlopiù, pertanto, la qualità tecnica delle proposte è migliorata nel tempo”. (ga)
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