21 novembre 2017 ore: 14:00
Economia

Povertà, Caritas: in Sardegna un lieve miglioramento, dramma per i giovani

A dieci anni dall'inizio della grande crisi economica, si iniziano a intravedere anche in Sardegna alcuni tenui segnali di un miglioramento, che si traducono in una lieve diminuzione della poverta' relativa. Nonostante questo...

CAGLIARI - A dieci anni dall'inizio della grande crisi economica, si iniziano a intravedere anche in Sardegna alcuni tenui segnali di un miglioramento, che si traducono in una lieve diminuzione della poverta' relativa. Nonostante questo, la situazione rimane "drammatica", soprattutto per i giovani, quelli che piu' di tutti hanno subito le conseguenze della crisi. È la fotografia scattata dalla delegazione regionale Caritas, che questa mattina ha presentato in una conferenza stampa in Consiglio regionale gli ultimi dati sulla poverta' ed esclusione sociale nell'isola, basati sulle rilevazioni dell'Istat e sui dati dei centri d'ascolto in 33 comuni, distribuiti nelle diverse diocesi sarde.

Ad aprire i lavori l'arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda, Arrigo Miglio, prima dell'intervento del presidente del Consiglio Gianfranco Ganau e della presentazione nel dettaglio del report, affidato a Raffaele Callia, direttore della Caritas di Iglesias e responsabile del servizio studi e ricerche della Caritas sarda. A Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della conferenza episcopale sarda per il servizio della carita', e' stata affidata la lettura pastorale del report.

In base ai dati Istat, da due anni la poverta' relativa in Sardegna sta diminuendo: si e' passati dal 15,1% negli anni 2013-2014, al 14,9% nel 2015 al 14,0% nel 2016. Questi dati vanno di pari passo con la diminuzione del numero degli individui che si sono rivolti alle Caritas sarde, in linea con quanto registrato a livello nazionale: nel 2016, in base ai dati dei centri d'ascolto delle 10 Caritas della Sardegna, questo numero e' diminuito del 2,2% rispetto al 2015 (7.692 gli individui ascoltati una o piu' volte nel 2016). Gli individui che si sono rivolti ai centri d'ascolto sono soprattutto italiani (73,3%), in linea con gli anni precedenti. Gli stranieri sono circa 2.000, di nazionalita' soprattutto romena, marocchina e senegalese.

Nel complesso, le persone che si sono rivolte alla Caritas hanno un'eta' media di 46,7 anni, e una persona ogni cinque ha un'eta' compresa tra i 15 e i 34 anni. Per quanto riguarda il sesso, dal 2013 gli uomini e le donne sono numericamente equivalenti, mentre negli anni precedenti si registrava una preponderanza di donne. Si tratta di persone per lo piu' coniugate, a conferma che la poverta' e' soprattutto familiare. Altro dato interessante, quello legato all'istruzione: chi possiede un titolo di studio superiore riesce a difendersi meglio dalla crisi. Resta preponderante la quota di coloro che hanno un livello di studio basso o medio basso (81,5%), ma, proporzionalmente, in questi 10 anni, e' diminuita la quota di coloro che hanno un titolo di studio piu' elevato (laurea, diploma universitario, licenza media superiore). Chi chiede aiuto alla Caritas e' per lo piu' senza lavoro, non l'ha mai avuto o l'ha perso (nel 63% dei casi), ma la persistenza dell'11,9% e del 9,7%, rispettivamente di occupati e pensionati, dimostra che si fatica a gestire le spese della vita quotidiana anche nei casi in cui c'e' qualche forma di reddito.

"Siamo chiamati a fare qualcosa in piu', non soltanto come comunita' ecclesiale, ma come comunita' civile, per costruire un modello di sviluppo che metta al primo posto il valore della persona umana- spiega l'arcivescovo Miglio-. Se mettiamo al centro dell'attenzione le cause e i bisogni della poverta', poniamo le premesse per questo modello di sviluppo civile".

La Caritas, sottolinea Ganau, "rappresenta un punto privilegiato di osservazione dei bisogni e delle difficolta' sociali, senza ci sarebbe una situazione in cui gli enti locali e pubblici non sarebbero in grado dare le risposte richieste. I dati ci dicono che stiamo uscendo dalla crisi, ma purtroppo non c'e' una rispondenza immediata con un maggiore benessere sociale od occupazione. Credo che ancora per qualche anno si vivra' una situazione emergenziale, che va affrontata". Sottolinea Callia: "I giovani devono essere destinatari di una particolare premura, uno su cinque, tra i 15 e 34 anni, si rivolge alle Caritas della Sardegna, e' un'epoca ingenerosa in cui i figli stanno peggio dei genitori e i nipoti rischiano di non avere futuro. È un campanello d'allarme enorme". (DIRE)

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