27 settembre 2018 ore: 15:40
Economia

Povertà, dilemma M5S: partire dal Rei per il reddito di cittadinanza?

L’Alleanza contro la povertà in Italia invia alla politica i propri consigli per poter contrastare in modo efficace la povertà assoluta. Per il M5S dialoga la senatrice Catalfo: “Costruiamo una misura che consenta una reale uscita dalla situazione di disagio”. Ma i nodi aperti sono ancora tanti
Povertà. Mano di un'anziana con una moneta di un euro

ROMA – “Il nostro intendimento politico è quello di avviare un reddito di cittadinanza che si rivolga ad una platea di 9 milioni di persone in situazione di povertà”: una misura che “varrà per i cittadini italiani ma anche per chi ha un permesso di soggiorno di lungo periodo” e che economicamente dovrà essere di un importo “adeguato all’esigenza del beneficiario” e “tale da consentirgli la reale fuoriuscita dalla situazione di disagio in cui si trova”. Lo dice Nunzia Catalfo, senatrice del Movimento Cinque Stelle, presidente della Commissione Lavoro e Previdenza sociale di Palazzo Madama, intervenendo all’incontro organizzato nei locali della Camera dall’Alleanza contro la povertà in Italia, il cartello di associazioni e organizzazioni ideato dal docente Cristiano Gori e composto da decine di organizzazioni attive nel paese, a iniziare da Acli e Caritas Italiana.

.Catalfo parla dopo la presentazione dei punti principali del documento in cui l’Alleanza sintetizza la sua posizione in vista dell’approvazione della legge di bilancio: 13 pagine per spiegare ciò che peggiorerebbe il sistema attuale di contrasto alla povertà assoluta (cioè il Rei avviato nella precedente legislatura) e quali scelte occorrerebbe compiere per agire con ancora maggiore efficacia in questo senso.

“La nostra proposta – dice Catalfo - non differisce molto da quella avanzata dal professor Gori: viene estesa a 9 milioni di persone la platea attuale a cui ci si rivolge (oggi sono 2,5 milioni, ndr), e viene aumentato l’ammontare del beneficio e quindi l’integrazione al reddito (oggi la media è di 206 euro, ndr). La misura è rivolta a italiani e lungosoggiornanti. Queste sono le linee guida e generali del reddito di cittadinanza, che vuole essere una misura adeguata all’esigenza del beneficiario e tali da consentirgli la reale fuoriuscita dalla situazione di disagio in cui si trova”. Quanto ai centri per l’impiego, che secondo l’Alleanza non sono adatti per essere posti nel breve periodo alla gestione della misura, Catalfo afferma che “la questione principale è la presa in carico degli utenti: in passato con altre misure di sostegno si è vista la difficoltà ad accompagnare il progetto di vita e il reinserimento nel contesto sociale e lavorativo delle persone: il rafforzamento della rete di presa in carico è pertanto un punto fondamentale e l’azione della maggioranza lo curerà in modo particolare per arrivare ad una presa in carico reale”.

Resta tuttora indefinito, e lo si comprenderà solamente quando i dettagli anche tecnici del reddito di cittadinanza saranno stati definiti e resi noti, se il reddito di cittadinanza sarà affiancato all’attuale Rei (destinato a scomparire in tempi brevi) o se invece l’ossatura del reddito di cittadinanza sarà costruita proprio a partire dalle caratteristiche del Rei. Ipotesi, quest’ultima, ovviamente caldeggiata dall’Alleanza, che non manca però di far notare i diversi target delle misure fin qui disegnate (solo i poveri assoluti per il Rei, chi non vi è ancora dentro ma rischia di finire in povertà assoluta per il reddito di cittadinanza), con il rischio concreto di “destinare, con il reddito di cittadinanza, i finanziamenti disponibili a gruppi di cittadini che pure in difficoltà e in situazione di disagio non si trovano però nella condizione di povertà assoluta”. Attenzione dunque a non dare priorità “ai meno poveri rispetto ai più poveri, ai penultimi rispetto agli ultimi”. Come pure vanno sciolti i nodi sulle decisioni effettive riguardo ai centri per l’impiego, al modo di affrontare la "multidimensionalità" della povertà assoluta (che non dipende solo dalla mancanza di lavoro) e sul finanziamento effettivo del provvedimento: questione risorse che secondo l’Alleanza deve essere reso strutturale e che richiede rispetto alla situazione attuale (di 2,545 miliardi già stanziati per il 2019) un incremento di 5,8 miliardi di euro per includere tutte le persone (per l’Istat sono cinque milioni) che in Italia vivono sotto la soglia di povertà e quindi in condizione di povertà assoluta.

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