18 novembre 2021 ore: 13:13
Società

Povertà educativa, fenomeno grave per il 90% degli italiani. La dura lezione del Covid

di Annie Francisca
Indagine Demopolis, promossa da “Con i Bambini”. Per il 78% degli italiani il problema principale accentuato dalla pandemia è la dipendenza da smartphone e tablet, seguita da regressione degli apprendimenti e perdita della socialità. Per il 64% le opportunità dell'istruzione non sono oggi garantite equamente per tutti. Rossi Doria: “Le priorità indicate dagli italiani per il Pnrr e la spesa pubblica sono eloquenti”
didattica a distanza bambino di spalle

ROMA - In vista della Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 20 novembre, è stata presentata oggi l'indagine “Gli italiani e la povertà educativa minorile – Ascoltiamo le comunità educanti” condotta dall'Istituto Demopolis e promossa dall'impresa sociale “Con i Bambini” nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato nel 2016 per sostenere interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.
“Gli italiani hanno capito che la povertà educativa è una grande questione nazionale. - ha dichiarato Marco Rossi Doria, presidente di Con i Bambini - Cresce e si rafforza anche la consapevolezza che il fenomeno si affronta insieme, in un’ottica di comunità educante, rafforzando le alleanze educative. Dopo l’emergenza in senso stretto, in cui le preoccupazioni principali erano giustamente rivolte alla disponibilità di dispositivi e internet, l’opinione pubblica fa i conti con le esigenze primarie di ogni uomo e bambino: la socialità e i legami con i pari, l’esigenza di imparare bene e, al contempo, di stare bene insieme, tra coetanei. La pandemia ha ostacolato tutto questo, servono continuità nell’apprendimento per bambini e ragazzi, più spazi per la socializzazione. Le diseguaglianze sono cresciute, occorre raggiungere tutti e ciascuno. Le priorità indicate dagli italiani per il Pnrr e la spesa pubblica sono eloquenti. Il percorso avviato da Con i Bambini anche verso le particolari fragilità è largamente condiviso dall’opinione pubblica, come dimostrano le reazioni positive all’iniziativa che stiamo avviando a favore di bambini e ragazzi orfani di femminicidio, che risponde a un dovere civile di tutti”.

Durante la conferenza, Pietro Vento, presidente dell'Istituto Demopolis, ha mostrato i dati dell'indagine condotta su un campione nazionale di 3.356 intervistati, statisticamente rappresentative dell'universo della popolazione italiana maggiorenne (47,5% nel nord Italia, 22% nel centro e 30,5% nell'isole e nel sud). La rilevazione quantitativa, preceduta da un'ampia fase di colloqui aperti qualitativi, è stata realizzata tra il 4 e il 12 novembre 2021 e ha reso partecipi insegnanti, genitori e rappresentanti del Terzo settore.

I dati dell'indagine

Per il 78% degli italiani, il problema principale accentuato dalla pandemia è la dipendenza da smartphone e tablet, seguita dalla regressione degli apprendimenti e del metodo di studio (66%) e la perdita della socialità spontanea tra bambini e ragazzi (65%). Inoltre, per 1 italiano su 2 la scuola non ha adeguatamente garantito parità di accesso con lezioni, contatti con gli insegnanti e apprendimento a tutti gli studenti con la didattica a distanza: per il 55% è peggiorata nell'organizzazione scolastica e nelle attività, per il 43% nel rapporto tra ragazzi e docenti e per il 48% nel rapporto tra i ragazzi.
Ben oltre la pandemia, per il 64% degli italiani le opportunità dell'istruzione non sono oggi garantite equamente per tutti se non con livelli di qualità differenti e forti divari mentre appena l'8% è convinto del contrario. Considerata l'esperienza vissuta durante i mesi più gravi della pandemia, per 8 genitori su 10 non dovrà più mancare ai minori una continuità scolastica, per il 69% la possibilità di interazione con i coetanei, per il 63% le attività sportive ludiche e per il 44% gli spazi dedicati ai bambini e adolescenti per socializzare.

“Il tema della povertà educativa ha finalmente conquistato la centralità che merita nel dibattito pubblico. - ha dichiarato Francesco Profumo, presidente di Acri -. L’emergenza Covid ha fatto emergere, e ulteriormente aggravato, le disuguaglianze che lacerano la nostra società e che condannano a un “destino già scritto” molti dei nostri ragazzi che si trovano in condizioni socio-economiche difficili. Al contempo, la pandemia, la Dad e l’isolamento hanno fatto crescere ulteriormente tra gli italiani la consapevolezza che la crescita dei bambini sia una responsabilità che riguarda tutti, non solo la scuola, non solo le famiglie, ma l’intera comunità. Perché i bambini, in quanto cittadini, hanno diritto a un’istruzione di qualità e ad esperienze formative che non possono più dipendere dal contesto familiare di provenienza. Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile sta intervenendo proprio su questo fronte, sperimentando modalità di intervento innovative per contribuire a rimettere al centro i bambini e i loro diritti, dando a tutti la possibilità di poter sviluppare il proprio potenziale”.

La diffusione della povertà educativa è un fenomeno grave per il 90% degli italiani: il 76% degli intervistati lo identifica con la mancanza di accesso ad opportunità di crescita, il 61% con bassi livelli di apprendimento. Per il 57% l'azione di contrasto è oggi ancora più importante rispetto a 2 anni fa. Rispetto alle grandi potenzialità connesse allo sviluppo del Pnrr, 2 italiani su 3 investirebbero sulla sicurezza e la funzionalità delle strutture scolastiche (66%), su asili nido e scuole per l’infanzia (65%), sul tempo pieno e le attività extrascolastiche dove sono più presenti le povertà (64%). Appena il 27% investirebbe sul rafforzamento delle competenze digitali dei minori.
Gli italiani sono inoltre consapevoli anche rispetto al fenomeno del femminicidio, in crescita dopo la pandemia come correttamente osservano gli intervistati. Per l’87% degli italiani però si sa poco e si presta poca attenzione ai figli delle vittime di femminicidio. L’89% ritiene che abbiano diritto ad un sostegno speciale da parte della comunità e delle istituzioni. L’85% valuta positivamente l’azione promossa nell’ambito del Fondo dall’impresa sociale “Con i Bambini” per la presa in carico di bambini e ragazzi orfani di femminicidio.

Rispetto alle eventuali proposte di vaccinazione contro il Covid-19 per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, prevalgono cittadini favorevoli (51%) convinti che estendere la vaccinazione possa contribuire ad una maggiore sicurezza e al ritorno alla normalità mentre 4 su 10 si dichiarano contrari.

I dati dell'analisi qualitativa

“L'indagine qualitativa ha ascoltato gli adulti, prevalentemente genitori, ma anche operatori ed insegnanti, coinvolti in progetti promossi da ‘Con i Bambini’ e attivi su territori fragili”, ha dichiarato Sabrina Titone, ricercatrice dell'Istituto Demopolis in relazione all'indagine qualitativa da lei condotta. “In questo contesto – continua Titone - le voci dei genitori ci dimostrano che è possibile intervenire per compensare i danni generazionali della pandemia, risarcire le disuguaglianze e ridurre i limiti formativi personali e di contesto che rendono i minori più vulnerabili”.
Il 55% dei genitori ha affermato che i figli frequentano con piacere le attività extrascolastiche, promosse da associazioni ed organizzazioni del Terzo settore in collaborazione con scuole: il 60% ha dichiarato che i figli hanno maturato un maggiore livello di autostima e sicurezza personale, il 56% un elevato spirito di gruppo, il 55% un senso di comunità e il 49% ha sviluppato talenti e passioni che non avevano ancora sperimentato. Matura anche la convinzione, in quasi 8 italiani su 10, che la responsabilità della crescita dei minori sia affidata a tutta la comunità e non solo alla scuola: il dato cresce al 90% tra gli insegnanti e si rafforza nel corso del tempo anche nell'opinione pubblica (+ 32% rispetto a novembre 2019 e + 12% rispetto a novembre 2020). Gli stimoli extra scolastici nella crescita dei minori per il 46% degli intervistati sono più importanti rispetto ad un anno fa.

Al termine della conferenza è inoltre intervenuta Vanessa Pallucchi, portavoce forum Terzo settore sottolineando come il Terzo settore, presente anche all'interno delle comunità educanti risulti essere una parte indispensabile nella coesione dell'offerta che viene proposta ai minori. “I dati contenuti in questo rapporto ci aiutano a costruire una mappa degli ambiti sui quali bisogna investire con maggiore urgenza. Come Terzo settore chiediamo che le ingenti risorse del Pnrr a disposizione del nostro Paese vengano utilizzate anche per sanare le emerge e le diseguaglianze tra minori, che rappresentano un grande freno al loro benessere”.
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