29 giugno 2015 ore: 12:15
Economia

Povertà infantile, Zancan: servizi per ridurre povertà e disuguaglianza

Tra il 2011 e 2013 raddoppiato il numero di minori italiani in "povertà assoluta". Vecchiato denuncia la "schizofrenia istituzionale" con cui si affronta il problema: da un lato dichiarazioni a sostegno della centralità dell’infanzia, dall'altro politiche poco attente
Povertà infantile. Bimba cammina di spalle

ROMA - Dati e delle soluzioni per contrastare la povertà infantile e assicurare un futuro ai "fligli della crisi" sene parla oggi 29 giugno a Brescia nell’ambito del convegno “Povertà minorile. I figli della crisi e il diritto al futuro”, che vede la partecipazione della Fondazione Zancan. L’intera fascia di età fino a 18 anni ha risentito delle conseguenze devastanti della crisi economica, sottolinea l'associazione ricordando i dati Istat: nel triennio 2011-2013 è raddoppiato il numero di minori italiani in "povertà assoluta": da 723 mila bambini e ragazzi nel 2011 a 1 milione 434 mila nel 2013. Ciò significa che nel 2013 un minore su sette (il 13,8% dei residenti) era in povertà assoluta. Non solo: nel 2013 il 27,9% dei bambini italiani fino a 6 anni era a rischio di povertà o esclusione sociale (era il 26,3% nel 2007).

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a una sorta di schizofrenia istituzionale – riflette il direttore della Fondazione, Tiziano Vecchiato - : da un lato una produzione di dichiarazioni a sostegno della centralità dell’infanzia e dell’adolescenza e dall’altro politiche poco attente al popolo 'invisibile' dei bambini e dei ragazzi, che così vedono sacrificata la loro speranza di vita. I dati ci mettono di fronte a una sconfitta che è di tutti, di un’intera società con poco futuro e incapace di investire per renderlo positivo”.

Come cambiare le cose? “Abbandonando approcci assistenziali basati su politiche passive. Devono invece essere finalizzate al coinvolgimento e alla responsabilizzazione delle persone, con strategie di aiuto condizionato all’impegno dei genitori nei confronti dei figli e una più diretta responsabilizzazione dei destinatari di risposte di welfare”.  Vecchiato ha ricordato l’inefficacia dei trasferimenti economici nella lotta alla povertà infantile: “L’impatto è di gran lunga inferiore rispetto a quello medio europeo: -6,7 contro -14,2 punti percentuali. Mentre i trasferimenti hanno un’efficacia molto limitata, i servizi per l’infanzia sono invece molto più capaci di ridurre povertà e disuguaglianze. Per ora sono rivolti a un numero troppo limitato di bambini, soprattutto per la fascia 0-3 anni. Un futuro migliore per i bambini poveri è ancora tutto da costruire e con scelte inedite e coraggiose”.   

 

 

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