Povertà: lo chiamano Sostegno inclusione attiva, ma è sempre Social card
ROMA - Si tratta di “social card”, ma tutti lo chiamano “sostegno per l’inclusione attiva”. A pochi giorni dalla fine del 2013, gli interventi contro la povertà del governo Letta rischiano di creare non poca confusione, tra nomi presi in prestito, speranze disattese di reddito minimo e tempi sempre più lunghi del previsto per dare risposte organiche a una povertà che, in Italia, cresce senza freno.
boxL’annuncio del presidente del Consiglio della riallocazione di 300 milioni dei fondi strutturali 2007-2013 per la lotta alla povertà, alimenta una serie di interrogativi. Il primo riguarda lo strumento stesso che il governo intende adottare contro la povertà. Allo stato dell’arte, oggi sono due le misure previste per il 2014: la Carta acquisti (social card) ordinaria e quella sperimentale. Eppure, a partire dal ministro del Welfare Enrico Giovannini e dal premier Enrico Letta, ormai si parla soltanto di “Sia”, cioè Sostegno per l’inclusione attiva. Ma quel progetto messo a punto da un team di accademici guidato dal viceministro Maria Cecilia Guerra, non è mai partito ufficialmente: il Sia, infatti, almeno per come era stato delineato dagli esperti del settore e fatto proprio dal ministero del Welfare, non è stato inserito nella legge di stabilità, nonostante più volte lo stesso ministro Giovannini avesse più volte chiesto di tenerne conto. Nel testo finale di quella legge è stato solamente aggiunto in extremis un comma in cui si precisa che la sperimentazione della Carta acquisti “va intesa come sperimentazione di un apposito programma di sostegno per l’inclusione attiva”. Niente di più. Ma il punto reale è che erogazione monetaria, bando di selezione e regole sono quelle della nuova social card.
Insomma: il Sia, almeno per come era stato presentato e per come è stato inteso da tutti (compresi i componenti del gruppo di lavoro che ci hanno lavorato) era un’altra cosa. Se il governo ora con tale acronimo vuole intendere solo la nuova social card, tanto varrebbe esplicitarlo, in modo da evitare confusione e fraintendimenti. Peraltro, ma questo potrebbe anche semplicemente essere un refuso, nel testo dell’informativa del ministro Trigilia (pag. 5) si parla di “rafforzamento della sperimentazione dello Strumento per l’Inclusione Attiva (SIA)”: insomma, da una parte (il ministero del Lavoro) si parla di “sostegno”, dall’altra (quello della coesione territoriale) si parla di “strumento”. Strumento che poi, appunto, ad essere pignoli ancora non c’è.
Altra questione spinosa riguarda la durata della sperimentazione. Nonostante il lungo travaglio della nuova social card, il governo Letta ha lanciato le basi per una sperimentazione oltre i 12 mesi previsti inizialmente: ad oggi siamo arrivati a tre anni e la sperimentazione, che permetterà al governo di studiare strumenti efficaci contro la povertà, terminerà nel 2016. Nella legge di stabilità, infatti, sono stati racimolati 120 milioni per estendere la nuova card a tutto il Centro-Nord, risorse che saranno spalmate fino al 2016, con 40 milioni l’anno per tre anni. Nella stessa direzione va anche la riprogrammazione dei fondi europei annunciata oggi. I 300 milioni di euro contro la povertà, spiega l’informativa del ministro Carlo Trigilia, serviranno a “prolungare la sperimentazione nell’area del Mezzogiorno per un secondo anno, fino a tutto il 2015”. L’Italia insomma, alle soglie del 2014, continua ad essere vista come un laboratorio a cielo aperto sul reddito minimo, dove si sperimenta dagli anni ’90, senza riuscire a trovare la formula giusta contro la povertà. (ga)