2 aprile 2016 ore: 11:21
Economia

Povertà, nel 2015 meno persone incontrate da Caritas ma situazioni più complesse

Rapporto Caritas Rimini. In diminuzione gli utenti ma crescono le risposte ai bisogni che sono sempre più complessi: crescono gli uomini italiani disoccupati, soli o con problemi familiari tra i 45 e i 55 anni, aumentano le divorziate con figli e i senza dimora tra cui molti profughi usciti dai centri di accoglienza
Johann Rousselot/laif/contrasto Mensa poveri di Ferrara

RIMINI - Le persone incontrate dai servizi della Caritas (mense, centri di ascolto, sportelli sociali, ecc) sono in calo, ma le situazioni di disagio sono più complesse. È quanto emerge dal Rapporto Povertà 2015 realizzato dall’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana di Rimini presentato oggi a Rimini. Dai dati del Rapporto emerge che sono in calo le persone incontrate: 6.079 nel 2015 dalle Caritas di tutte le diocesi (900 in meno rispetto al 2014), 2.199 dalla Caritas diocesana (125 in meno sul 2014), 1.844 alla mensa dei frati (124 in meno sul 2014), 904 alla Capanna di Betlemme (82 in meno sul 2014). Lieve aumento per gli utenti dei Centri aiuto vita che passano da 435 a 454. In calo anche gli utenti degli sportelli sociali: a Rimini hanno accolto 1.238 persone contro le 1.691 del 2014, a Riccione 340 contro le 364 del 2014, Vallemarecchia 154 contro le 281 del 2014, Bellaria 120 contro le 152 del 2014. Il motivo? La diminuzione degli stranieri, molti dei quali sono ritornati nel Paese di origine o si sono spostati in altre città d’Europa. Le situazioni di disagio in cui si trovano queste persone però sono sempre più complesse: ci sono sempre più italiani, disoccupati, celibi o separati, sono in aumento le donne divorziate con figli che non ricevono gli assegni di mantenimento dai mariti, crescono i senza dimora tra cui molti profughi usciti dai centri di accoglienza, aumentano le richieste di aiuto economico. La situazione illustrata nel Rapporto Povertà 2015 della Caritas riminese si inserisce in quella nazionale (dati Istat 2014): oltre 17 milioni di persone a rischio povertà, 7,8 milioni di persone in povertà relativa, 4,1 milioni di persone in povertà assoluta, circa 55 mila persone senza dimora a cui si aggiunge il 3,9 per cento dei cittadini che ha rinunciato ad acquistare farmaci necessari a causa delle difficoltà economiche.

I dati. C’è un maggior numero di italiani che chiede aiuto, in prevalenza si tratta di uomini tra i 45 e i 55 anni, disoccupati, celibi o separati che vivono da soli o con problemi in famiglia (1 su 2), sono cresciuti gli italiani senza dimora (607 di cui molti in strada da 3 a 5 anni), tra le donne sono aumentate le divorziate con figli che non ricevono il mantenimento dai mariti, sono sempre più gli anziani che non riescono ad affrontare le spese e che vivono in situazione di solitudine e per i quali le parrocchie hanno attivato un servizio di consegna di pacchi di viveri a domicilio e oratori a loro dedicati. Tra gli stranieri sono aumentati quelli che sono in Italia da tanto tempo. Si tratta soprattutto di cittadini di origine rumena, marocchina, ucraina, senegalese, albanese che vivono con la famiglia sul territorio: hanno tra i 35 e i 44 anni, sono disoccupati e non sanno come affrontare le spese per affitti, bollette, prodotti per i bambini. Complessivamente, gli stranieri residenti nella provincia di Rimini sono 1.849 pari al 46% degli stranieri che si sono rivolti alla Caritas presenti in diocesi. I nuclei familliari che abitano sul territorio sono 1.880, in cui sono presenti 2.422 minori. Sono aumentati i senza dimora: 1.815 quelli incontrati nelle Caritas (+2%) tra i quali si segnala una crescita di italiani, senegalesi e profughi che hanno terminato il periodo di accoglienza o che hanno avuto il diniego della richiesta di protezione e sono finiti in strada. Tutti gli enti hanno registrato un aumento di richiesta di aiuti economici: canoni di locazione, bollette, spese mediche.

Il legame povertà e salute. Da diversi anni la Caritas registra un aumento di casi in cui povertà e salute convivono. Il Tavolo istituito dall’Osservatorio delle povertà della Caritas per analizzare questo binomio in modo approfondito ha rilevato diverse situazioni di disagio: persone senza dimora non iscritti all’anagrafe che non possono accedere al Servizio sanitario nazionale, senza dimora dimessi dall’ospedale che non hanno strutture adeguate in cui ricevere assistenza o fare convalescenza, persone prive di reddito che faticano ad accedere gratuitamente a servizi specialistici (ad esempio, le cure odontoiatriche), persone iscritte nell’anagrafe di un Comune diverso da quello in cui vivono che non possono usufruire dei servizi sanitari della città di dimora se non dopo aver affrontato numerose questioni burocratiche, famiglie in cui sono presenti persone con gravi problemi di salute in cui sono le donne a farsi carico del lavoro di cura e non hanno quindi la possibilità di lavorare né di instaurare relazioni che le supportino nel quotidiano, cittadini stranieri comunitari con iscrizione al Servizio sanitario nazionale scaduta e privi dei requisiti per rinnovarla che possono accedere a cure specialistiche solo con un’assicurazione sanitaria (che costa in media 300/400 euro). Dato che tutti i membri del Tavolo concordano sul fatto che tutti devono avere pari opportunità di accesso ai servizi, l’obiettivo è quello di aprire, in futuro, un poliambulatorio per persone indigenti.

Le risposte ai bisogni. Nonostante il calo degli utenti, si è registrato un aumento di azioni a favore delle persone in difficoltà. Le Caritas hanno effettuato 39 mila ascolti, donato 21 mila pacchi di viveri, offerto oltre 120 mila pasti pronti e 12 mila docce, accolto 751 persone per 12 mila notti, distribuito 503 farmaci a 253 persone e donato quasi 200 mila euro per intervenire in zone di emergenza. L’Associazione Opera Sant’Antonio ha riscontrato un aumento soprattutto nella distribuzione dei farmaci (2.315 contro i 1.779 dell’anno precedente), rispetto agli altri interventi che sono rimasti pressoché simili a quelli dell’anno precedente escluso la media dei pasti per persona, passata da 28 nel 2013 a 31 nel 2015, in totale ha distribuito quasi 57 mila pasti a 1.844 persone. Anche la Capanna di Betlemme ha registrato un aumento di notti di accoglienza, nonostante il numero minore di persone accolte: nel 2014 aveva accolto 986 senza dimora per 17.500 notti circa, nel 2015 ha accolto 904 persone per quasi 19.500 notti. L’Associazione Famiglie Insieme ha ricevuto 547 richieste da parte di famiglie in difficoltà, ma ne ha aiutate 367 con 340 mila euro perché sono aumentate le insolvenze dai nuclei che avevano ottenuto prestiti e sono di conseguenza diminuiti i sussidi disponibili. Il progetto di housing first promosso dalla Papa Giovanni XXIII ha permesso l’accesso alla casa a 7 senza dimora, altri 42 senzatetto sono ospitati dall’associazione Rumori Sinistri, grazie a una convenzione con il Comune di Rimini per l’emergenza freddo. Sono 147 le donne vittime di violenza incontrate dall’associazione Rompi il silenzio e 7 quelle ospitate in case protette. Circa mille persone e 90 famiglie sono state aiutate dalla Croce Rossa con pacchi viveri e visite domiciliari o in strada. Sono 74 le persone che hanno trovato un’occupazione (su 529 candidature), di cui 20 a tempo indeterminato, grazie al Fondo per il lavoro e 47 grazie al Centro di solidarietà (su 440 domande). Su 784 iscritti ai corsi di formazione della Fondazione Enaip Centro Zavatta il 60% ha trovato lavoro. Su 644 assistenti famigliari che hanno richiesto lavoro al progetto l’Assistente in famiglia del distretto Rimini Nord 120 hanno trovato un impiego presso famiglie che richiedevano sostegno e cura per i famigliari anziani o malati.

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