26 marzo 2014 ore: 12:15
Società

Precariato della scuola, domani la sentenza della Corte europea

Saranno decise le sorti di 140 mila docenti, che potrebbero essere assunti a tempi indeterminato. Anief: “Tanti supplenti ‘storici’ producono danni alla continuità didattica degli alunni, soprattutto di quelli disabili”. E per lo Stato non c’è guadagno: per le supplenze ha speso 68% in più dal 2007 al 2012
Stefano G. Pavesi/Contrasto Scuola, bambini scendono le scale, immigrazione

ROMA – E’ attesa per domani la sentenza della Corte di giustizia europea che potrebbe segnare una svolta per la scuola italiana: i giudici di Strasburgo si esprimeranno indatti in merito alla legge 106/2011, su cui già la Corte Costituzionale e il Tribunale hanno posto dei dubbi di legittimità. Si potrebbero così aprire le porte dell’assunzione a tempo indeterminato per quei 140 mila docenti precari che hanno avuto contratti a termini per almeno tre anni, anche non continuativi. La decisione della Corte europea è infatti vincolante per lo Stato. 

La battaglia legale è stata avviata nel 2010 da Anief, che ha rivendicato il principio di “non discriminazione” tra il personale di ruolo e il personale nominato alla medesima funzione con contratto a tempo determinato. principio eluso proprio dalla Legge 106/2011, attraverso cui è stato deciso che nella scuola non si applica il D.lgs. 368/2001 che recepisce la direttiva comunitaria sui contratti a termine e autorizza un nuovo massiccio piano di immissioni in ruolo. Ignorando, in tal modo, la direttiva comunitaria n.70 del 1999, negli ultimi 15 anni lo Stato italiano ha così utilizzato più di 300 mila precari per coprire incarichi anche su posti vacanti e disponibili che avrebbero dovuto essere assegnati in ruolo dopo 36 mesi di servizio, come avviene nel settore privato.  

“Si stabilirà una volta per tutte che le ragioni di finanza pubblica, seppur comprensibili, non possono mortificare la professionalità dei lavoratori e discriminarli a livello sia di retribuzione che di stabilizzazione dell’impiego afferma Marcello Pacifico, presidente Anief - E danneggiando la continuità didattica. Ad iniziare da quella degli alunni disabili, per le cui necessità dovrebbero essere assegnati il doppio dei docenti di sostegno. Senza contare che lo Stato per non assumere i precari butta centinaia di migliaia di euro”. 

Intanto, oche settimane fa, la Ragioneria generale dello Stato ha rilevato che tra il 2007 ed il 2012 il numero insegnanti, dirigenti e personale non docente a tempo determinato si è quasi dimezzato: dei 124.292 posti tagliati nel comparto dell’istruzione pubblica, ben 93.730 hanno riguardato dipendenti non di ruolo. Ma quanto ha guadagnato lo Stato da questa operazione? “Nulla fa sapere Anief - Anzi ha incrementato la spesa per coprire le supplenze di oltre il 50%”, visto la spesa per il personale a tempo determinato nella scuola italiana è passata dai 512,69 milioni di euro del 2007 agli 861,10 del 2012. “Facendo quindi registrare – unico caso nella PA – un incremento del 68%, superiore ai 350 milioni di euro, rispetto alla spesa per le supplenze sostenuta cinque anni prima – Osserva Anief - Nello stesso periodo nella Sanità, dove si sono effettuate 24.000 stabilizzazioni, la spesa per il personale a tempo determinato si è invece ridotta di 80 milioni di euro (- 7,5%)”. 

Soprattutto, però, la stabilizzazione dei docenti porrebbe fine “all’inutile mantenimento in vita di così tanti supplenti ‘storici’, che ha anche prodotto seri danni alla continuità didattica degli alunni. Ad iniziare da quelli portatori di disabilità o con limiti di apprendimento”.

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news