31 luglio 2021 ore: 11:00
Disabilità

Prendiamoci un caffè per parlare senza tabù

A Lecce i primi passi dell’associazione Vieni al punto!, nata con l’idea di favorire la socializzazione e il benessere sessuale dei giovani, in particolare con disabilità. Articolo pubblicato sulla rivista SuperAbile Inail
Serena Grasso e Azzurra Carrozzo

Serena Grasso, presidente di Vieni al punto!, e Azzurra Carrozzo, sessuologa

ROMA - «Il mio sogno? Avere a disposizione uno spazio accessibile, che possa ospitare laboratori e terapie durante il giorno e diventare un locale alla sera, per condividere del tempo in libertà, bere qualcosa, dedicarsi a giochi da tavolo e parlare di tutto, anche – perché no? – di sessualità». Continua con determinazione, grande spontaneità e senso di ironia il percorso di vita e professionale di Serena Grasso, 31enne, con una laurea specialistica in Scienze politiche, già intervistata su queste pagine nel novembre del 2018 come peer educator nell’ambito del progetto “Abbattitabù”, promosso dall’Università del Salento. «Siamo riusciti, andando incontro agli interrogativi e alle problematiche di molti giovani, a trasmettere il messaggio che le persone con disabilità non sono asessuate», afferma Grasso, che convive dalla nascita con la tetraparesi spastica. «Il passo successivo è creare i presupposti, le occasioni, il supporto perché la socializzazione e anche la sessualità siano messe in pratica».

Alzi la mano chi almeno una volta non abbia avuto modo di cimentarsi in “Nomi, cose, città”, storico gioco per stare insieme in modo semplice, senza età e senza tempo. È proprio questa una delle opportunità di socializzazione sperimentate da Vieni al punto!, nuova associazione di promozione sociale costituita formalmente a Lecce nel febbraio scorso: «Abbiamo cercato di coinvolgere, non solo persone con disabilità, in un gioco intramontabile, collegandosi su una piattaforma online a causa delle restrizioni a cui tutti siamo stati soggetti per la pandemia da covid-19», spiega Grasso, presidente di Vieni al punto!. «Questa modalità, però, ha avuto il vantaggio di rendere possibile a chiunque di partecipare, indipendentemente da dove si trovasse». La partecipazione, infatti, è proprio lo spirito con cui nasce Vieni al punto!, con l’intento di aiutare i giovani – in particolare chi vive una disabilità o una situazione di svantaggio sociale – a compiere in modo ludico, con serenità, quei passi di autonomia e socializzazione che sono le premesse per una sessualità libera e consapevole, finalmente lontana da tabù e limitazioni.

In mancanza di uno spazio fisico dove ritrovarsi, complici le restrizioni dovute alla pandemia, l’associazione ha così mosso i primi passi ideando, da un lato, occasioni di incontro online – tra cui serate di giochi, talk, aperitivi o letture erotiche per dare spazio alle fantasie e all’immaginazione – dall’altro sperimentando terapie gratuite a domicilio. «Da soli si va veloci, insieme si va lontano», è uno dei messaggi che vuole lanciare Vieni al punto!, che ha il proprio punto di forza nell’affiancare all’offerta di occasioni di svago e libera socializzazione il supporto di specifiche figure professionali. Mettono a disposizione in modo volontario le proprie competenze nell’associazione, infatti, due terapisti occupazionali, una sessuologa psicoterapeuta e una psicologa specializzata in ambito neurocognitivo.

Al momento l’équipe di Vieni al punto! sta seguendo in via sperimentale due giovani con disabilità motoria, un ragazzo e una ragazza, attraverso incontri periodici a domicilio. «Il mio lavoro comincia dalle basi, indagando la storia della persona e le abilità nella vita quotidiana», precisa Simone Placì, terapista occupazionale, «per arrivare insieme a incidere sulla riabilitazione in base allo specifico obiettivo di autonomia che si intende raggiungere. Rispetto alla sfera sessuale, una volta superato l’inevitabile imbarazzo iniziale – anche insieme a familiari o caregiver – sono a disposizione numerosi strumenti e ausili per favorire l’autonomia: sex toys, sedie specifiche, così come strategie posturali da elaborare nel caso ci siano determinate pressioni capaci di procurare fastidio. Stiamo avendo buoni riscontri con entrambe le persone». Una terapia, quella occupazionale, che va oltre l’approccio assistenziale, per incidere sull’autostima della persona che intende riappropriarsi della propria vita. «L’approccio di fondo è che parlare in modo ludico di determinati argomenti, avendo al tempo stesso accanto persone competenti, può far emergere con più facilità determinati problemi», aggiunge la presidente di Vieni al punto!.

«Abbiamo avviato una campagna di raccolta fondi, con lo slogan “Sono abile e desider-abile” per continuare a garantire le attività in modo gratuito, riuscendo ad avere una sede. Crediamo molto nel sostegno da parte di privati e aziende». Una delle prime difficoltà, è sentirsi accettati dalla famiglia e dalla società: «Dal momento in cui si riesce a parlare di sessualità come qualcosa di legittimo», sottolinea Azzurra Carrozzo, sessuologa psicoterapeuta, «si riesce anche a viverla entro i propri limiti, conoscendosi, per esempio, attraverso la masturbazione. Occorre senza dubbio una maggiore educazione sessuale e più privacy per esprimere la propria intimità». Gli incontri a domicilio proseguono, nella prospettiva di essere in grado di fornire gli stessi strumenti anche ad altri giovani. «È molto importante fare in modo che le attività del progetto continuino a essere gratuite», evidenzia Tamara Pentassuglia, psicologa nell’equipe di Vieni al punto!, «in modo da favorire la partecipazione di persone che, molto spesso, devono acquisire consapevolezza non solo delle proprie possibilità ma anche dei propri bisogni e delle proprie necessità».

(L’articolo è tratto dal numero di luglio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news

in calendario