2 aprile 2014 ore: 11:38
Economia

Prestito della speranza: non funziona il microcredito ai poveri garantito dalla Cei

Con il fondo di 30 milioni istituito dai vescovi si prevedeva di favorire prestiti a 30 mila nuclei familiari in difficoltà. A 5 anni dal suo lancio ci sono state 7.640 richieste, di cui accolte solo 3.583. Ecco come funziona l’accordo stipulato con le banche
Microcredito. Mano con banconote

ROMA – Doveva raggiungere circa 30 mila famiglie in difficoltà a causa della crisi economica, ma dopo ben 5 anni dalla sua presentazione, il Prestito della Speranza voluto dalla Conferenza episcopale italiana ha permesso di erogare soltanto 3.583 prestiti, quasi tutti indirizzati a famiglie in difficoltà: poco più di un prestito sui dieci auspicati dalla Cei. E’ questo il bilancio aggiornato sul fondo di garanzia istituito dai vescovi italiani, presentato nel 2009, che consente alle famiglie in difficoltà economica di richiedere un prestito in banca. A tirare le somme, in questi giorni, il Rapporto Caritas italiana 2014 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia. Analizzando i risultati ottenuti emerge lo scarso successo dell’iniziativa, nonostante negli ultimi anni il numero di richieste di famiglie e piccole imprese sia in parte cresciuto rispetto al “flop” dei primi tre anni.

Crescono le richieste, ma non basta. Dai dati riportati nel rapporto, aggiornati a dicembre 2013, emerge una crescita di interesse verso lo strumento, ma sono tante le richieste che non ottengono l’aiuto sperato. Da gennaio 2009 a dicembre 2013, le richieste raccolte dalle varie diocesi sul territorio italiano sono 7.640 (circa 2.500 sia nel 2012 che nel 2013, 1.962 nel 2011, solo 420 nel 2010 e 77 durante il primo anno). Le famiglie che hanno ricevuto il prestito, però, sono meno della metà di quelle richiedenti: il numero complessivo di prestiti erogati ad oggi è di 3.583 (25 nel 2009, 174 nel 2010, circa mille nel triennio successivo), cioè il 46,9 per cento delle richieste. Le pratiche respinte sono il 38,6 per cento, mentre quelle in via di lavorazione il 14,2 per cento. Anche l’ammontare complessivo dei prestiti erogati è lontano da quello che era l’obiettivo dello strumento dei vescovi italiani. In 5 anni sono stati erogati finanziamenti per oltre 22,4 milioni di euro, anche se il fondo di 30 milioni di euro predisposto dalla Cei garantisce risorse complessive per garantire fino a 120 milioni di euro. Sono stati erogati, quindi, soltanto il 18,7 per cento dei finanziamenti disponibili e quasi tutti, il 95,4 per cento, utilizzati per il credito sociale alle famiglie.

Come funziona il Prestito della Speranza. Per comprendere appieno lo strumento pensato dai vescovi italiani contro la crisi, occorre fare qualche precisazione. Punto primo: il prestito non lo fa la Cei. A dare i soldi (e a chiederli indietro) sono le banche. La Cei ha siglato un accordo con l’Abi per cui ha messo a disposizione un fondo di 30 milioni di euro come garanzia per i prestiti che le banche hanno elargito o elargiranno. Il fondo entra in azione qualora il beneficiario di un prestito non riesca a restituire alle banche quanto ricevuto. I destinatari di questi prestiti sono “le famiglie in situazioni di disagio o indigenza e le microimprese da esse promosse”. A loro è concesso un prestito, se ci sono i requisiti, a tasso agevolato rispetto a quelli di mercato, come spiega la brochure del progetto: non oltre 6 mila euro da restituire in 60 rate mensili (5 anni) con un tasso di interesse annuo (Taeg) del 4 per cento per le famiglie, mentre alle microimprese non oltre 25 mila euro con un Taeg dell’8 per cento, da restituire sempre in 5 anni. L’iter per la richiesta del prestito parte dalle Caritas o da altri uffici territoriali, attraverso una pre-istruttoria che valuta i requisiti richiesti. La pratica, poi, viene inviata alla banca aderente al progetto che verifica i “meriti creditizi” dei richiedenti e decide se elargire il prestito o meno. Il fondo di garanzia istituito dalla Cei risponde per il 75 per cento del singolo finanziamento per il credito sociale e per il 50 per cento per il prestito d’impresa. Tuttavia, spiega il rapporto, le diocesi e le Caritas diocesane hanno attivato un servizio di tutoraggio per seguire passo passo le famiglie richiedenti.

Fondo di garanzia per lo più inutilizzato. L’ammontare complessivo delle risorse messe a disposizione dalle banche, invece, si ottiene grazie a un “moltiplicatore” stabilito proprio negli accordi tra Abi e Cei. Si tratta di un valore che “moltiplica” i fondi messi a garanzia per eventuali insolvenze e rende disponibili per il prestito una cifra ben più consistente di quella fissata come paracadute. L’accordo prevede, così, un moltiplicatore di 3 volte per i 25 milioni a garanzia del prestito alle famiglie e di 2 volte per i 5 milioni per le piccole imprese. Tuttavia, con basse insolvenze, il moltiplicatore può aumentare. E così che, stando ai dati diffusi dalla Caritas, l’attuale moltiplicatore risulta essere di 4 punti, trasformando i 30 milioni del fondo di garanzia in 120 milioni disponibili per i prestiti. Cifra che in una prima fase del progetto è arrivata anche a 180 milioni, grazie ad un moltiplicatore più favorevole. Nel luglio 2009, inoltre, Intesa-San Paolo aveva addirittura annunciato un moltiplicatore di 10 punti per i prestiti elargiti dal proprio istituto. Tuttavia, i dati aggiornati sul Prestito della speranza mostrano che anche con un moltiplicatore meno favorevole, i prestiti sono ben lungi dal raggiungere il tetto consentito. Nonostante il progetto sia stato rilanciato nel 2011 con criteri meno restrittivi e poi nell’estate 2012, dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia, il Prestito della Speranza non è riuscito ancora a decollare. Ad oggi, facendo due calcoli, dei 30 milioni di euro stanziati dalla Cei, soltanto 5,6 sono stati realmente utilizzati come garanzia (considerando i 22,4 milioni prestati e un moltiplicatore di 4 punti), lasciando così inutilizzati per 5 anni oltre 24 milioni di euro. Un dato che difficilmente può essere interpretato come un bicchiere mezzo pieno.

Credito sociale, uno su cinque è della Cei. Tuttavia, bisogna riconoscere che sul panorama del microcredito italiano, il Prestito della Speranza ha il suo peso specifico per quanto riguarda la diffusione del credito sociale in Italia. Secondo i dati dell’Ente nazionale per il microcredito, il Prestito della Cei è una delle 106 iniziative presenti sul panorama italiano di questo tipo, di cui solo 4 a diffusione nazionale. Iniziative che solo nel 2012 hanno erogato oltre 63 milioni di euro per più di 7 mila prestiti. In questo quadro, spiega la Caritas, il Prestito della Speranza risulta aver finanziato il 22,8 per cento dei progetti e il 27,2 per cento degli importi sul territorio nazionale riguardanti il credito sociale. (ga)

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