2 agosto 2012 ore: 10:36
Società

Prestito della Speranza, un flop. Dopo tre anni la Cei tenta il rilancio

Doveva raggiungere circa 30 mila famiglie, ma ad oggi sono solo 1.769 quelle hanno ricevuto il prestito su circa 4 mila richieste. Inutilizzati 22 dei 30 milioni del fondo di garanzia stanziato dalla Conferenza episcopale
Prestito della speranza della Cei - Una famiglia in locandina

Prestito della speranza della Cei - Una famiglia in locandina

ROMA – Il Prestito della Speranza voluto dalla Conferenza episcopale italiana a sostegno delle famiglie in difficoltà colpite dalla crisi rischia il flop e la sospensione. Presentato ufficialmente a luglio del 2009, ad oggi ha permesso l’erogazione di soli 1.769 prestiti a fronte di circa 4mila domande presentate, quando invece inizialmente ci si aspettava di poter raggiungere con questo strumento 30mila famiglie. Sono stati cioè impegnati a garanzia circa 8 milioni di euro contro i 30 milioni del fondo che i vescovi italiani avevano predisposto, un fondo che moltiplicato dagli istituti bancari doveva permettere di elargire prestiti per 180 milioni per una prima fase e 120 nella seconda fase del progetto. Ad oggi, dunque, del fondo di garanzia restano inutilizzati ben 22 milioni di euro. È quanto fa sapere a Redattore Sociale Livio Gualerzi, dirigente per la gestione delle risorse finanziarie e responsabile per i progetti speciali della Cei, snocciolando i dati sul Prestito della Speranza aggiornati al 15 luglio.
 
Una partenza in salita per il Prestito, nonostante le finalità, che ha obbligato i vescovi ad un repentino cambio di rotta già dopo il primo anno di attivazione del progetto. “Durante il primo anno e mezzo di attività, abbiamo avuto un numero molto inferiore alle aspettative di richieste e di conseguenza anche di prestiti erogati – spiega Gualerzi -. Questo per diversi motivi, sia perché i criteri di selezione erano particolarmente rigidi, sia perché il prestito non era uno strumento diffuso e noto a livello territoriale. Le realtà locali della Caritas hanno impiegato un po’ di tempo per organizzarsi a ricevere e processare le pratiche”. Tuttavia, gli istituti bancari che avevano aderito alla fase iniziale del progetto erano ben 144, con una copertura del 70% del territorio nazionale. Una diffusione capillare che però aveva portato, durante quella prima fase, soltanto 789 domande e 217 prestiti elargiti per un valore di 1.273.964 euro. 
 
A non far decollare il progetto diversi fattori, a partire dai rigidi criteri di selezione dei beneficiari. Il prestito, infatti, inizialmente era indirizzato a famiglie monoreddito che avessero perso l’unico reddito, con tre figli a carico oppure segnate da situazioni di grave malattia o disabilità. Un imbuto che ha causato un’elargizione di prestiti col contagocce, da cui la decisione di apportare delle modifiche. “I criteri sono stati allargati e rispetto ai tre figli sono state ammesse anche le famiglie senza figli e quelle in fase di difficoltà economica”. Ritocchi che hanno avuto degli effetti sul numero complessivo di richieste e prestiti accordati, ma che non hanno ancora centrato gli obiettivi. Con la seconda fase, che inizia dal primo marzo 2011, diminuisce il moltiplicatore da parte delle banche (30 milioni a garanzia di 120 milioni di euro), diminuisce anche il numero di banche (49 contro 144 della fase uno) e oltre ai nuovi requisiti di accesso, il progetto apre anche alle microimprese o alle cooperative con un prestito fino ad un massimo di 25mila euro. Dai dati aggiornati a pochi giorni fa, però, nella seconda fase sono giunte 3.563 domande e 1.552 sono i prestiti erogati, con 1.102 domande rifiutate. Cooperative e imprese sono circa l’8% dei beneficiari, anche a causa di un tasso di respingimento più elevato rispetto alle famiglie. “La seconda fase del progetto ha riguardato prestiti per un valore di 24.456.821 euro, molto lontano dai 120 milioni – aggiunge Gualerzi -, ma abbiamo visto che l’attività di intercettazione e raccolta delle pratiche è passata da tre a 12 al giorno. Le Caritas impegnate, dalla prima alla seconda fase, sono passate da 49 a quasi 150. Tutto il sistema si è adeguato per apportare più domande al progetto, ma i  numeri sono ancora abbastanza distanti dall’obiettivo finale nonostante il Prestito della Speranza sia il progetto di microcredito più importante fatto a livello nazionale”. (Giovanni Augello)
© Copyright Redattore Sociale