29 aprile 2015 ore: 14:18
Salute

Primo maggio, Lila: "Stop alle discriminazioni dei lavoratori con Hiv"

Una norma del ministero della Salute dal 2013 vieta ai datori di lavoro di chiedere il test Hiv ai dipendenti: ma la legge è disattesa, specie in ambito militare. E tanti vengono demansionati, o licenziati, per via della loro sieropositività. Tre storie per chiedere che la discriminazione finisca
Aids, hiv, mani con nastro simbolo

ROMA – La circolare c'è, ma no si applica: dal 10 aprile 2013, essa tutela la salute nei luoghi di lavoro, vietando esplicitamente ai datori di richiedere deliberatamente il test Hiv. Eppure, “stiamo ricevendo molte richieste di aiuto di lavoratori e lavoratrici con Hiv, terrorizzati di restare disoccupati da un giorno all'altro a causa dell'ignoranza e dello stigma ancora oggi molto radicati,”: la denuncia arriva da Massimo Oldrini, presidente della Lega italiana per la lotta contro l'Aids (Lila). Una vera e propria discriminazione, dunque, oltre che un abuso normativo, che si concretizza in “richieste di test negativi, demansionamento o anche peggio qualora un lavoratore comunichi la propria positività all'Hiv al datore di lavoro pubblico o privato – riferisce ancora Oldrini - E questa situazione di crisi e precarietà sul lavoro certo non aiuta l'associazione”. 

Così, in vista del primo maggio, la Lila ha deciso di denunciare la mancata applicazione della circolare e la penalizzazione delle persone con Hiv in ambito occupazionale. E ricorda, anche, la situazione particolarmente delicata del personale delle Forze armate, su cui ormai un anno fa fu presentata un'interrogazione parlamentare, rimasta finora senza risposta: i deputati Donata Lenzi e Carlo Galli chiedevano di garantire che le procedure di selezione avvenissero nel rispetto della normativa nazionale. 

Di fronte a casi di discriminazione sul luogo di lavoro, Lila offre i propri servizi di sostegno e consulenza, che però spesso trovano difficoltà nel dimostrare l'atto discriminatorio: “Nessuno licenzia mai scrivendo che lo fa perché ha appreso che la persona è sieropositiva - spiega Roberta Di Maggio, avvocato dell'associazione - ma si parla di un calo di lavoro o si accusa il lavoratore di aver commesso un grave illecito disciplinare. A questo punto è il lavoratore – sottolinea Di Maggio - a dover dimostrare che, invece, l'intento discriminatorio o di rappresaglia è stato l'unico a determinare la volontà del datore di lavoro”. 

Le cifre e le storie aiutano a comprendere le dimensioni e le forme del fenomeno denunciato da Lila: “il 41,5% delle persone con Hiv che hanno contattato i nostri centralini telefonici nel 2014 – riferisce l'associazione - hanno chiesto supporto e consulenza su questioni relative a diritti, in particolare riguardanti questioni lavorative, mentre il 6,2% per cento ha domandato sostegno per contrastare episodi di discriminazione”. 

Tra queste persone, c'è Federico, 42 anni, cameriere. “Lavora presso un ristorante e ha un contratto a tempo indeterminato da oltre cinque anni. A seguito di analisi di rito viene richiamato per ulteriori accertamenti e gli viene comunicata la sieropositività Hiv – racconta l'associazione - Ritiene opportuno avvisare il titolare del ristorante del suo stato di salute e il giorno dopo gli viene comunicato verbalmente che lo avrebbero licenziato, chiedendogli anzi di licenziarsi da solo 'per il decoro del locale'. Il suo stato d'animo, già provato dalla notizia della sieropositività crolla. Grazie al sostegno di alcuni amici decide comunque di non adempiere alle loro richieste e viene pesantemente insultato. Successivamente gli arriva lettera di licenziamento per problemi economici dell'azienda” 

Gianni, invece, ha 41 anni ed è un militare in servizio permanente in una caserma italiana, con mansioni di ufficio. Grazie all'assunzione regolare di farmaci antiretrovirali ,la sua viremia è molto bassa e non ha mai dovuto prendere giorni di malattia per questioni di salute. Ogni anno fa analisi del sangue per l'idoneità annuale ma ci scrive quando scopre che con le nuove analisi viene richiesto anche il test per l'Hiv in modo obbligatorio. Ora, è molto preoccupato di perdere il lavoro nell'attuale situazione di crisi economica. 

Infine Luca, 28 anni, presta servizio con contratto a tempo indeterminato in un'azienda alimentare, con incarico di addetto al carico e scarico merci. A seguito di alcuni permessi di lavoro per motivi di salute, l'azienda viene a sapere della sua sieropositività e lo licenzia. Motiva la decisione con l'impossibilità di affidargli un incarico fisicamente più leggero e con il timore di possibili danni alla reputazione dell'azienda.

E' in nome di questi lavoratori e di tanti come loro, che Lila torna, in occasione del Primo maggio, a chiedere con forza l'applicazione della circolare e la piena inclusione lavorativa delle persone con Hiv.

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