16 giugno 2011 ore: 13:25
Immigrazione

Profughi, a Bologna anche gli educatori in campo per l’accoglienza

La società civile si mobilita su invito dell’assessore al Welfare. Fra le adesioni anche quella di “La piazza educativa”, che riunisce studenti di Scienze della formazione peroccupati per le prospettive di lavoro degli educatori sociali
BOLOGNA – Sostegno emotivo e percorsi di accompagnamento educativo-pedagogici per i profughi della Libia e della Tunisia. È l’idea proposta dal gruppo di studenti di Scienze della formazione “La piazza educativa”, che fanno parte della rete per l’accoglienza riunita a Bologna dall’assessore al Welfare Amelia Frascaroli. “Attualmente – spiega Valentino Paoloni, membro del gruppo – sei di noi si stanno occupando, insieme all’associazone Piazza Grande, di svolgere una mappatura delle presenze sparse in città: cerchiamo di comprendere la provenienza, da quanto sono a Bologna e se hanno un permesso di soggiorno”.
 
Dopo il primo passo della mappatura dovrebbero infatti partire i progetti per migliorare l’accoglienza. “Quello che proponiamo noi – continua Paoloni –, oltre ad aver dato la nostra disponibilità per gestire l’emergenza, è anche di istituire accompagnamenti che servano a loro come sostegno e supporto emotivo e che possano agevolare l’inclusione attraverso la conoscenza reciproca”. A preoccupare, in questo senso, è la ravvicinata scadenza dei permessi di protezione, prevista per ottobre. “Per non ritrovarsi irregolari hanno bisogno di un percorso che li renda autonomi, a partire dalla conoscenza della lingua”.
 
Per gli studenti di “La piazza educativa” si tratta anche di un’occasione per rendersi protagonisti nella vita cittadini. Il movimento è nato appena tre mesi fa, e tramite il web si è rapidamente allargato ad altre città (Palermo, Salerno, Perugia, Macerata, per citarne solo alcune). A Bologna il gruppo più operativo è composto da 15 persone, quasi tutti studenti fuorisede di Scienze della formazione, ma sono arrivate adesioni anche da lavoratori. “Il movimento è nato perché siamo preoccupati per le condizioni di lavoro degli educatori sociali – spiega Paoloni –: sappiamo che in questo momento la situazione è difficile, il lavoro non si trova oppure vengono offerti solo contratti di pochi mesi”. A risentirne, secondo il movimento, saranno le comunità per minori, tossicodipenti, stranieri minorenni non accompagnati, disabili in cui gli educatori sociali lavorano. “Il quadro al momento vede poche risorse pubbliche e cooperative in difficoltà – conclude Paoloni –. Ne discuteremo a Bologna nel primo meeting del movimento, dal 23 al 26 luglio prossimi”. (ps)
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