11 giugno 2014 ore: 12:12
Immigrazione

Profughi abbandonati alla stazione di Milano, trovata una sistemazione

Sono 41 i profughi arrivati ieri con un pullman da Taranto. Per ore in attesa senza nessuna assistenza, sono stati accolti nei centri Sprar. Ma non si placa la polemica. Naga: “Denunciamo con sconcerto quanto accaduto”
Profughi milano

I profughi in attesa di accoglienza

Alcuni dei profughi arrivati ieri a Milano
Profughi milano

MILANO - Sono stati tutti sistemati nei centri di accoglienza per richiedenti asilo di Milano e provincia. I 41 profughi, arrivati ieri a Milano da Taranto su un pullman organizzato dalla Prefettura pugliese, e rimasti per ore alla stazione di Rogoredo senza alcuna assistenza (vedi lancio del 10 giugno 2014), hanno finalmente trovato un luogo dove lavarsi, mangiare e dormire. Verso le 16 di ieri, la Questura di Milano ha trasferito i migranti da Rogoredo all'ufficio immigrazione. "Hanno fatto tutti richiesta d'asilo -assicura la Prefettura- e sono stati sistemati nei centri di accoglienza previsti dallo Sprar (il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr)".

Non si placano invece le polemiche per il modo con cui sono stati trasferiti da Taranto a Milano. A quanto pare nessuno nel capoluogo lombardo (in particolare Questura, Prefettura e Comune) sapeva del loro arrivo. Si tratta di profughi sbarcati al porto di Taranto con la nave Etna della Marina Militare, dopo che erano stati soccorsi nel Mediterraneo. “Denunciamo con sconcerto quanto accaduto e l’evidente mancanza di un sistema minimo di accoglienza - afferma Luca Cusani, presidente dell'associazione di medici volontari Naga-, denunciamo l’ipocrisia di un sistema che non volendo gestire il fenomeno  migratorio cerca di lavarsene le mani e sposta le persone che arrivano nel nostro Paese con l’evidente obiettivo di non doversene occupare, sperando che, come per magia, diventino invisibili. Facciamo appello alle Istituzioni affinché garantiscano a chiunque arriva un’accoglienza dignitosa non solo per rispetto della legge, ma per doveri minimi di umanità e solidarietà". (dp)

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