11 giugno 2015 ore: 13:51
Immigrazione

Profughi "in transito" a Milano dormono in stazione: parte il presidio sanitario

Ieri sono arrivate 500 persone, oggi se ne aggiungeranno 300 e non ci sono più posti nelle strutture. Intanto la regione Lombardia fornisce un'ambulanza. Sinigallia, Fondazione Progetto Arca: "Spero che l'affollamento sia legato alla chiusura delle frontiere per il G7. Con il termine dell'evento dovrebbe ritornare Schengen"
Profughi alla stazione di Milano

MILANO – "Oggi rischiamo veramente il collasso". Da una settimana non c'è più posto per i profughi "in transito" a Milano e gli arrivi non accennano a diminuire al mezzanino della Stazione Centrale. Lo dice Alberto Sinigallia, presidente della Fondazione Progetto Arca, ente dove ormai si accolgono solo donne e bambini. "Sui 500 arrivi registrati ieri solo 91 hanno trovato posto – spiega Sinigallia -. A questi si sono aggiunti 27 siro-palestinesi (tutti dal campo profughi di Yarmouk e appartenenti alla stessa famiglia, ndr) arrivati alle due di notte. Se oggi, come previsto, arriveranno altri 300 siriani da Catania, sarà veramente il collasso".

- Intanto nella zona della stazione ci si inizia ad attrezzare per una maggiore accoglienza. La regione ha deciso di mettere un presidio sanitario permanente, con Areu, il servizio che gestisce il 118. Il presidio sarà quindi un'ambulanza. "Già lo scorso anno si era fatto, ma dopo poco tempo è stato tolto perché tanto i medici non potevano visitare in pubblico. Temo che accada lo stesso anche quest'anno", afferma Sinigallia. In via Sammartini, nell'ex dormitorio, sono state aperte le docce per consentire a 100-150 persone al giorno di lavarsi e cambiare l'intimo.

Accanto al flusso "in transito", ci sono i profughi che vengono dirottati a Milano dal Viminale. "I conti non quadrano mai, né per i posti in convenzione per l'accoglienza temporanea, né per i posti prefettizi in accoglienza ordinaria. La situazione è complicata anche da alcuni casi di scabbia, malattia frequente soprattutto nei profughi eritrei: il trattamento richiede almeno tre giorni, più un controllo ad una settimana di distanza. "Spero che parte di questo affollamento sia legato alla chiusura delle frontiere decisa dalla Germania per il G7. Con il termine dell'evento dovrebbe ritornare Schengen", conclude Sinigallia. (lb)

© Copyright Redattore Sociale