16 ottobre 2015 ore: 12:54
Immigrazione

Profugo ucciso, "responsabilità dell'Ue e dei governi"

Per l'associazione "la pressione dell'isteria securitaria, abbinata ai muri, ai rastrellamenti e alle botte, ha oltrepassato il livello di guardia". Di fronte a un flusso inedito di migranti, "i governi nazionali e le istituzioni europee o si sono smarriti in un imbarazzante stato confusionale"
Ungheria, il muro di filo spinato, divisorio Ungheria-Serbia

MILANO - La pallottola che ha colpito il profugo al confine con la Bulgaria è il frutto dei tentennamenti della politica europea e dell'isteria securitaria di alcuni governi. Per Piero Massarotto, presidente del Naga, associazione di medici volontari di Milano, "la pressione dell'isteria securitaria, abbinata ai muri, ai rastrellamenti e alle botte, ha oltrepassato il livello di guardia".  "Negli ultimi mesi, a fronte di un ciclo di movimenti migratori di proporzioni mai viste che hanno tracciato nuove rotte, che sono sembrati a tratti incontenibili, che hanno manifestato comportamenti, strategie e tattiche sorprendenti -aggiunge Massarotto- i governi nazionali e le istituzioni europee o si sono smarriti in un imbarazzante stato confusionale oppure hanno reagito alzando muri, sguinzagliando polizie con cani, idranti, manganelli e videoreporter che sgambettano bambini in fuga".  "Così il primo colpo di pistola contro un gruppo di migranti sul confine tra Turchia e Bulgaria è andato a segno.  La versione della polizia bulgara non si discosta da quelle ordinarie di tutte le polizie del mondo: i migranti erano armati...la pallottola è rimbalzata ed è sciaguratamente caduta addosso a un povero afghano in fuga", prosegue il presidente del Naga. "Da questo momento tutte le associazioni e i soggetti che intendono contrastare questa malsana deriva devono vigilare ogni giorno sulle dinamiche dei fatti, sulle dichiarazioni delle polizie di turno, sui discorsi dei politici e dei "tecnici" del respingimento. Il Naga, nel suo piccolo, farà la sua parte". 

Il Centro Astalli esprime ancora una volta preoccupazione per "l’inadeguatezza di un sistema europeo di asilo che si dichiara comune, ma che nei fatti è pieno di contraddizioni e incoerenze". Il piano di ricollocazione (relocation) su cui si investono molte risorse interessa di fatto poche migliaia di richiedenti asilo, di alcune specifiche nazionalità (al momento quattro: Siria, Eritrea, Iraq e Repubblica Centrafricana),sottolinea l'associazione. "Per decidere chi è un “vero rifugiato” non basta chiedere a chi sbarca, frettolosamente, da dove viene. - scrive Astalli -  In Sicilia si segnalano casi di migranti a cui è stato notificato un provvedimento di respingimento poche ore dopo essere stati soccorsi in mare, senza possibilità di manifestare la loro intenzione di chiedere protezione. Si tratterebbe di violazioni gravi che minano la credibilità del sistema d’asilo. L’Europa deve consentire a tutti i rifugiati di accedere alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e di vivere nel territorio dell’Unione in dignità e sicurezza. Nel perseguire questo obiettivo, non sono ammissibili deroghe in merito al rispetto dei diritti umani e della dignità di tutti i migranti".

Per il presidente Camillo Ripamonti “respingimenti e rimpatri non sono risposte adeguate alle gravi crisi umanitarie di cu siamo testimoni. Le frontiere europee non devono essere muri e barriere di filo spinato ma corridoi di umanità e ponti di dialogo e di pace. L’Unione europea ha la precisa responsabilità di proteggere le vittime di conflitti, di accogliere e integrare. Se tali principi fondanti non vengono rispettati l’Ue tradisce prima di tutto se stessa”.

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