22 novembre 2015 ore: 11:58
Famiglia

Progetto Iesa, quando il disagio psichico si accoglie in casa

Iesa significa inserimento etero familiare supportato per adulti: prevede che una persona con disabilità psichica sia accolta in casa: da una famiglia etero o 'arcobaleno', ma anche da persone sole. A Bologna a oggi sono 37 le convivenze attivate. A settembre di quest’anno sono 1.922 le famiglie contattate dagli operatori del Centro di salute mentale
progetto iesa
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BOLOGNA – Accogliere nella propria casa persone con un disagio psichico di qualsiasi tipo e vivere insieme con loro condividendo la propria casa, le faccende quotidiane, la socialità, l’affettività, le sofferenze dei malati. Lo fanno le persone che si offrono di far parte del progetto Iesa, inserimento etero familiare supportato per adulti, del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Azienda Usl di Bologna. L’obiettivo è “fare famiglia” e condividere una quotidianità fino a ridurre l’esclusione sociale dei pazienti. Iesa è partito nel 2008 da un’idea dei medici psichiatri della città di Geel, in Belgio, che avevano già messo in pratica questa modalità per supportare i pazienti dei Centri di salute mentale. Si rivolge a famiglie, single, conviventi, coppie omosessuali, anziani soli. Requisito necessario? La propensione all’accoglienza

box A settembre di quest’anno sono 1.922 le famiglie contattate dagli operatori del Centro di salute mentale di Bologna, fra queste 114 si sono dimostrate abilitate ad offrire il loro supporto – spiega Elisabetta Bernardinelli, infermiera al Csm di Mazzacorati a Bologna e operatrice Iesa –. Le candidature da parte degli ospiti sono state 106 e fra questi 65, dopo un percorso di abilitazione, hanno dimostrato un’autonomia tale da poter essere inseriti in famiglia. Ad oggi sono 37 le convivenze attivate”. 

Nell’inserimento etero familiare non ci sono criteri di esclusione per le famiglie ospitanti, che possono essere composte da marito, moglie e figli, coppie omosessuali o anche persone che vivono sole – conferma Ivonne Donegani, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Usl di Bologna –. Non ci sono neanche diagnosi escluse per i pazienti, gli unici requisiti che valutiamo per non risultare inadatti alle famiglie sono avere dai 18 anni in su, non fare uso di sostanze stupefacenti, non avere disturbi aggressivi fisici e cleptomani. I pazienti non devono essere seguiti costantemente dagli ospitanti ma continuano ad avere il Centro di salute mentale come principale riferimento, dove vengono seguiti dagli operatori Iesa”. 

Le famiglie vengono contattate dall’equipe Iesa attraverso telefonate, ricerche in annunci economici e di affitta camere, e coloro che accettano in maniera volontaria di far parte del progetto ricevono dall’Usl un rimborso spese che varia in base all’impegno svolto: 1100 euro mensili per l’impegno fisso, 40 euro per una giornata intera, 20 euro per mezza giornata e 10 euro per l’ospitalità di una notte. L’impegno offerto si svolge quindi scegliendo fra due modalità: part-time, che significa condividere alcune ore insieme alla persona, una giornata o più di una alla settimana senza orari fissi, infra settimanale o nel weekend, in casa o fuori casa (ad esempio andare al cinema insieme o a fare una passeggiata); e full-time, cioè vivere insieme al paziente e inserirlo a tutti gli effetti nella propria famiglia, dove ogni membro mantiene comunque la sua autonomia, compresa la persona affetta da disturbi psichici. Una volta scelto il progetto di inserimento personalizzato viene firmato un contratto legale fra l’ospite, l’ospitante e l’Azienda Usl. 

“Attraverso una collaborazione con l’Università di Bologna abbiamo dimostrato che l’inserimento etero familiare ha risultati molto positivi sui pazienti: coloro che fanno parte del progetto riscontrano meno crisi psichiche e meno ricoveri, una diminuzione del dosaggio dei farmaci e un miglioramento della qualità di vita”, piega Sandra Conti, medico psichiatra che opera nel Centro di salute mentale di San Lazzaro e svolge servizio come operatrice Iesa. (Cristina Mazzi) 

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