29 marzo 2013 ore: 12:05
Giustizia

Prostitute e clienti: quando la domanda genera (o supera) l’offerta

“Uomini che pagano le donne", di Giorgia Serughetti (Ediesse) sposta l'analisi su un fenomeno pieno di silenzi e zone buie dal lato dei clienti "che non sono necessariamente carnefici"
Antonio Scattolon A3/Contrasto Prostituzione: prostituta in strada

Foto di Antonio Scattolon

“Per capire il fenomeno prostituzione bisogna cominciare a guardarlo non solo dal lato della prostituta ma soprattutto da quello del cliente, senza stigmi sociali”. Il mercato del sesso nel Novecento ha conosciuto tre grandi passaggi: dalla prostituzione di Stato, si è passati all’organizzazione sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso, per giungere poi alla globalizzazione del mercato sessuale, caratterizzata soprattutto dalla crescita della tratta degli esseri umani e da una nuova percezione politica riguardo all'importanza sociale del cliente. Mascolinità e consumo sessuale, quasi mai oggetto delle analisi sono stati gli uomini disposti a pagare per il servizio e perché lo pagano?  Come mai il mercato attuale del sesso rileva  l’esistenza di una richiesta sempre più crescente? Sono alcune delle domande da cui prende via la riflessione proposta nel saggio “Uomini che pagano le donne. Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo” di Giorgia Serughetti edito Ediesse (2013). Una ricerca sui rapporti tra domanda di prostituzione, commercializzazione della sessualità e potere maschile. Studiosa di processi culturali, l’autrice affronta un delicato percorso di esplorazione in un territorio pieno di silenzi e zone buie. Non è vero che i clienti sono necessariamente "carnefici" – si legge nel testo - o che chi si prostituisce è “vittima”, il fenomeno è molto più complesso.

Non si tratta di dare un giudizio o di colpevolizzare chi acquista servizi sessuali, né di spostare lo stigma sociale, dalla prostituta al cliente, occorre però interrogarsi sui meccanismi e i dispositivi di potere che regolano la sessualità e la sua commercializzazione odierna. Dopo secoli di rimozione della responsabilità dei clienti, colpire la domanda equivale a contrastare la proliferazione del mercato, ma gli scandali sessuali che travolgono anche la politica, mostrano ancora un aspetto predominante delle pratiche di scambio sesso-denaro, che si insinuano nelle stanze del potere. “Lo sforzo conoscitivo e di intervento sulla domanda di prostituzione – scrive Giorgia Serughetti  - non è stato sostenuto da uno sforzo equivalente né comparabile di comprensione delle culture della mascolinità che la alimentano” in una contemporaneità in cui la sessualità a pagamento è offerta al consumo maschile e il corpo, soprattutto quello femminile, diviene come il denaro, una valuta di scambio. L’autrice tratta la prostituzione come una relazione, che si situa in contesti di disuguaglianze di genere, economiche e di potere, in cui si collocano i ruoli dei diversi protagonisti a seconda della loro posizione sociale.

“Analizzare la ‘domanda’ di sesso a pagamento, significa entrare coraggiosamente nel lato in ombra del dibattito sulla prostituzione” dichiara nella sua prefazione al testo Maria Rosa Cutrufelli, la prima studiosa italiana a scrivere sulla domanda di sesso commerciale (“Il Cliente”,  1981; “Il denaro in corpo” 1996). In fondo - scrive la Cutrufelli - il cliente è sempre rimasto una figura sullo sfondo, essendo in un certo senso “culturalmente accettata” la pratica dell’acquisto di “servizi sessuali” naturale effetto della presunta differenza “biologica” fra il desiderio femminile e quello maschile rappresentato come ‘incontenibile’. Una visione e un’argomentazione, che oggi non hanno più sostegno. Gli studi si sono sempre (o quasi) orientati ad analizzare politicamente, socialmente e psicologicamente il ruolo della prostituta, eppure “c’è una grande sproporzione - sottolinea la Cutrufelli – tra l’offerta, numericamente limitata, e la domanda, ben più consistente da un punto di vista quantitativo”. (slup)