22 settembre 2020 ore: 17:45
Immigrazione

Protezione internazionale, percorsi individualizzati per l'accoglienza

di Camilla Canale
Presentato "Shubh", progetto di Inca, Arci, Auser e Sunia. "Mettere al centro i diritti della persona", promuovendo servizi integrati per l’autonomia socio economica dei titolari di protezione internazionale. L’area di intervento comprende 7 regioni, 21 territori ed è rivolto a 295 destinatari

ROMA - “Vogliamo mettere al centro i diritti della persona”. Oggi è stato presentato il progetto Shubh - Servizi Integrati per l’autonomia socio-economica dei titolari di Protezione Internazionale” del Patronato Inca, Arci, Auser, Sunia, finanziato e dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno, per l’integrazione dei cittadini stranieri. “Vogliamo offrire ai destinatari del progetto un percorso individualizzato che possa valorizzare  le potenzialità di ognuno” spiega Claudio Piccinini, responsabile del progetto del patronato dell’Istituto Nazionale Confederale di Assistenza (Inca) della Cgil.

L’obiettivo è quello di fornire supporto a problematiche sul mondo del lavoro, abitabilità, approccio culturale e alla socialità, attraverso la rete dei servizi sul territorio, al fine di  garantire l’inserimento nella  società civile italiana per chi  fugge da situazioni di conflitto, discriminazione e violenza. Il progetto  è già stato avviato e termina a giugno 2022. Si concentra in sette regioni, Veneto, Marche, Lazio, Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia, comprende 21 territori ed è rivolto a 295 destinatari. “Viviamo una società sempre più globalizzata, - spiega Michele Pagliaro Presidente del Patronato Inca – in cui la mobilità è l’elemento con cui dovremmo misurarci e può essere un’occasione per una crescita economica”.

Per Fabrizio Dacrema, responsabile nazionale di Auser cultura, si tratta di un progetto innovativo che “supera le divisioni e crea reti che cooperano. Non ha senso dividere gli interventi in maniera settoriale, la persona è una. Noi interveniamo in maniera integrata. Nello specifico, noi di Auser cultura offriremo ai rifugiati una formazione linguistica e promuoveremo competenze spendibili nel lavoro”. Un modello da seguire per i migranti ma che potrebbe essere diffuso a tutti i cittadini emarginati ed in difficoltà.  

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