27 maggio 2016 ore: 15:25
Immigrazione

Protocollo Caporalato. “Sulla strada giusta. Ora si faccia presto col ddl”

Positivo il parere dei sindacati, degli enti locali e delle organizzazioni che oggi a Roma hanno sottoscritto l’intesa con i ministeri dell’Agricoltura, del Lavoro e dell’Interno. Galli (Flai Cgil): “Segnale chiaro a chi vuole operare nell’illegalità e speculare sullo stato di necessità dei lavoratori immigrati”
Caporalato, mani di bracciante piene di pomodori - SITO NUOVO

ROMA – Sul caporalato finalmente passi concreti, ma ora occorre dare una spinta all’iter legislativo del ddl 2217, il testo di legge contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Sono questi i primi commenti all’approvazione del protocollo sul caporalato siglato oggi al Viminale dai ministri delle Politiche agricole, del Lavoro e dell’Interno con l’Ispettorato nazionale del lavoro, il mondo dei sindacati, delle associazioni e del terzo settore. Un testo sperimentale che convince: determina una lunga serie di interventi e distribuisce responsabilità. Tuttavia, all’appello manca ancora un provvedimento di legge contro il caporalato, attualmente in commissione agricoltura al Senato.

A chiedere di far presto col ddl è la Flai Cgil nazionale, tra i sottoscrittori del Protocollo, al termine della presentazione dell’intesa in Viminale. “In attesa del ddl 2217 di contrasto al caporalato, con questo Protocollo siamo sulla strada giusta –  ha dichiarato Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil nazionale -. E’ evidente che oltre a questo positivo Protocollo bisogna fare presto con il ddl 2217, così da non dover affrontare l’estate 2016 alle stesse condizioni di quella passata”.  Il protocollo, ad oggi, interessa solo alcune regioni ritenute più a rischio. Secondo quanto scritto nel protocollo si partirà dai territori di Bari, Caserta, Foggia, Lecce, Potenza, Ragusa e Reggio Calabria. Tuttavia, per Galli, gli interventi individuati possono “dare un segnale chiaro a chi vuole operare nell’illegalità e speculare sullo stato di necessità di tanti lavoratori immigrati”.

Ad assicurare il proprio contributo è anche la Croce Rossa Italiana, tra i firmatari del protocollo. “Croce rossa farà la sua parte – ha Francesco Rocca, presidente nazionale di Croce rossa italiana -, contribuendo a ogni livello all’implementazione di questo accordo, dal supporto sanitario a quello sociale, fornendo soprattutto un presidio umanitario a quei lavoratori senza diritti che vivono in una situazione illegale e drammatica e che rischiano di diventare anno dopo anno gli invisibili della nostra società”. Per Rocca, lotta allo sfruttamento, al razzismo e alla segregazione, rispetto delle comunità locali, attivazione di percorsi di integrazione “sono priorità fondamentali in un percorso fatto di legalità, senza dimenticare l’aiuto ai più vulnerabili”.

“Le nostre organizzazioni sul territorio sono già allertate – ha affermato Stefano Mantegazza, segretario generale Unione italiana dei lavori agroalimentari Uila-Uil a margine della firma del protocollo -. Già da domani prenderemo contatto con le prefetture per rendere al più presto operativo questo impegno”. Per il segretario della Uila Uil, con il protocollo “per la prima volta in maniera organica tutti i protagonisti del settore si rimboccano le maniche per cercare di dare una risposta concreta, pragmatica a questa tragedia del nostro Paese che è il caporalato e le forme più becere della schiavitù che riguardano alcune parti d’Italia”. Una sfida che può essere esportata anche altrove. “Se la sfida la vinciamo si potrà  estendere questo protocollo ad altre zone a rischio – ha aggiunto -. Il fatto che i tavoli di coordinamento siano gestiti dai prefetti per quanto riguarda noi del sindacato è un altro aspetto positivo che motiva ulteriormente l’attenzione delle istituzioni”.

Di “passo importante nella direzione di una vera politica del fare” ha parlato Giorgio Mercuri, Alleanza Cooperative Italiane. Ora, però, occhi puntati sul legislatore “in attesa che emani ulteriori provvedimenti per la lotta al caporalato”. Secondo Mercuri, col protocollo vengono “poste le basi per realizzare una serie di interventi concreti di accoglienza e integrazione dei lavoratori stranieri che periodicamente arrivano nelle regioni meridionali durante i periodi delle grandi raccolte”. Per Mercuri, inoltre, la firma del protocollo ha anche “il merito di riuscire a fare sistema tra tante organizzazioni, enti non profit e amministrazioni locali che sino ad oggi si sono occupate di contrastare il caporalato e di garantire una assistenza dignitosa, rendendo più efficaci e coordinate le iniziative. Ne beneficeranno non solo i lavoratori, che sono i primi soggetti a cui si rivolge il protocollo, ma la stessa immagine dell’agricoltura che troppo spesso è stata connotata negativamente proprio per le tante forme di irregolarità del lavoro agricolo e per la mancata integrazione di tanti lavoratori stagionali”.

Per Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, una delle regioni che ha sottoscritto il protocollo e maggiormente colpite dal fenomeno, l’intesa “distribuisce compiti in modo tale da non avere sovrapposizioni e non sprecare denaro – ha affermato al termine della conferenza stampa di presentazione del protocollo -. Contemporaneamente realizza l’obiettivo della civile accoglienza di persone senza le quali l’agricoltura italiana non potrebbe funzionare”. Per Emiliano occorre intervenire anche sul flusso migratorio. “Ho più volte detto che quelle persone bisogna andare a prenderle con le navi, bisogna caricarli, identificarli durante il viaggio in modo tale che quando arrivano in Italia sono pronte anche per un utilizzo di lavoro del quale abbiamo bisogno perché senza di loro la nostra economia non funziona”. Servono, per Emiliano, “corridoi umanitari”, “l’unico modo per evitare che queste tragedie si ripetano e per utilizzare questo patrimonio che è tutt’altro che un rischio, ma una necessità”.(ga)

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