8 maggio 2020 ore: 14:09
Società

Prudenti e informati: ecco come gli anziani lombardi hanno vissuto il lockdown in casa

Presentati oggi i risultati di una ricerca su 515 anziani, condotta dalla Fondazione Besta e Auser. Oltre il 95% ha evitato assembramenti e si è lavato più spesso le mani già dal 20 febbraio. E temono di più tumore e influenza che non il covid-19
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MILANO – Chiusi nelle loro case, come hanno vissuto queste settimane gli over 65 in Lombardia, la regione più colpita dal Covid-19? A questa domanda cerca di rispondere la ricerca coordinata dalla Fondazione Irccs Besta in collaborazione con Auser Regionale Lombardia, con l’associazione Nestore ed altre associazioni di anziani e pensionati. Sono stati intervistati 515 anziani, età media 75 anni. Quel che emerge è che la stragrande maggioranza è stata molto prudente, tanto che il 97% dichiara che già dal 20 febbraio ha lavato le mani più frequentemente e evitato assembramenti e il 95% ha anche evitato luoghi potenzialmente infetti. 
 
Un aspetto sorprendente dei risultati della ricerca è che temono di più il tumore che non il Covid-19. Anzi, il virus, in una scala di malattie di cui hanno paura, è al terzo posto, preceduto dall'influenza. “Questo dato potrebbe testimoniare come il lockdown sia stato vissuto dagli over-65 intervistati come una situazione protettiva rispetto al Covid-19 -scrivono i ricercatori-: infatti la maggior parte degli intervistati si è dimostrata estremamente prudente adottando una serie di azioni utili a prevenire e limitare la diffusione del contagio quando alcuni comportamenti non erano ancora imposti dalle restrizioni governative”. 
 
I risultati mostrano, inoltre, come sia la percezione del rischio legato a Covid-19 sia l’utilizzo di strategie di resistenza mirate all’accettazione siano significativamente maggiori in chi conosce persone con Coronavirus (oltre il 40% del campione ha un conoscente positivo) rispetto a chi riporta di non conoscerne.
 
Come si sono tenuti informati gli anziani durante il lockdown? Principalmente tramite la televisione (95%) e internet (76%), mentre in misura minore le informazioni sono state reperite da riviste (11%) e personale sanitario (18%). “Il campione mostra di aver messo in atto strategie di resistenza mirate all’accettazione della situazione piuttosto che strategie mirate ad un cambiamento pro-attivo della situazione -aggiungono i ricercatori-. Ad esempio, la maggior parte dei partecipanti ha dichiarato di aver preso atto della situazione e di aver tentato di distrarsi con altri pensieri, in modo da non pensare continuamente alla situazione di emergenza. Questo risultato risulta compatibile con la situazione di isolamento ed emergenza nella quale risulterebbe molto difficile adottare strategie che possano esplicitare un cambiamento attivo della situazione di emergenza”. 
 
Gli anziani si sono sentiti soli? La maggior parte degli intervistati ha riportato un’elevata soddisfazione rispetto alla propria condizione abitativa (90%), economica (78%) e relazionale (76%). “È necessario sottolineare la particolarità del campione intervistato -avvertono i ricercatori-: l’elevato livello di scolarizzazione, l’accesso alle risorse in rete e alla rete sociale, il contesto regionale e la copertura economica garantita dalla pensione fanno in modo che emergano degli aspetti positivi nel fronteggiare la situazione di emergenza”. In altri termini, chi già aveva buoni rapporti sociali e magari era legato in maniera attiva ad associazioni ha vissuto meglio anche il lockdown. (dp)
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