Psichiatria, tensioni in Piemonte tra riforma dei gruppi appartamento e sgombero del Mad pride
TORINO - Nell’imminenza dell’insediamento di una nuova giunta regionale, in Piemonte si riaccende la polemica sul futuro della residenzialità psichiatrica leggera, ovvero dei gruppi appartamento che accolgono gli utenti dopo il ricovero in reparto. La scorsa settimana, a tre giorni dalle elezioni, la giunta Cota ha approvato a sorpresa il contestato disegno di legge che punta a una radicale riorganizzazione del comparto: la votazione era già saltata ai primi di aprile, in seguito a un’accesa protesta da parte del Coordinamento psicologi ed educatori, delle cooperative che gestiscono i Gruppi, nonché degli stessi utenti e dei loro familiari. Proprio questi ultimi, stando al contenuto della prima bozza presentata a fine 2013 dall’ormai ex assessore Ugo Cavallera, potrebbero essere i più colpiti se la delibera passasse: su di loro andrebbe infatti a gravare fino al 60 per cento delle spese; perché, come già accaduto per i non autosufficienti, una parte consistente di queste ultime verrebbe posta fuori dall’ambito dei Lea, ovvero delle prestazioni che le asl sono obbligate ad erogare per legge.
Immediate sono state le reazioni da parte delle associazioni, dell’Ordine degli Psicologi e del Partito democratico, che nel frattempo ha vinto le elezioni passando dall’opposizione all’imminente governo della Regione. “È contro ogni logica e correttezza che la Giunta regionale provveda a disciplinare una materia così delicata a tre giorni dalle elezioni” ha dichiarato in una nota il segretario regionale Pd Davide Gariglio, che ha inoltre sottolineato come la delibera sia stata discussa ”in un tavolo in cui non sono stati mai convocati, né invitati o informati, i direttori dei dipartimenti di Salute Mentale”. Proprio dal prossimo Consiglio regionale, comunque, dipenderanno le sorti dei gruppi appartamento; la bozza è stata infatti approvata dalla Giunta ma non è stata inviata al Consiglio uscente: toccherà dunque alla prossima maggioranza il compito di votarla. A tal proposito, negli ultimi giorni di campagna elettorale, l’Ordine degli Psicologi aveva posto una serie di domande ai candidati regionali, una delle quali riguardante proprio il progetto di riforma: sul punto, il neogovernatore Sergio Chiamparino non ha dato certezze, sottolineando invece la complessità della questione “che andrebbe approfondita anche attraverso il confronto con le diverse realtà associative, per trovare una soluzione nel rispetto dei diversi ruoli e profili professionali”.
Per il momento quindi si resta a bocce ferme. “Noi - spiega Chiara Abbà, esponente del Coordinamento psicologi ed educatori - cercheremo comunque di vigilare sull’evolvere della questione”. “Nel frattempo - continua Abbà - si sta anche cercando di costituire una consulta per la psichiatria; un’iniziativa nata su impulso dei responsabili dei dipartimenti di Salute mentale delle Asl Torino 1 e 2, che hanno convocato degli incontri tra le associazioni, le cooperative e i dirigenti psichiatrici”. L’idea è quella di creare “un soggetto interlocutore che la regione possa consultare in materia; e che porti anche il punto di vista di pazienti e familiari, oltre che dei vari operatori”,
Ma la riforma non è l’unico motivo di fermento sul tema Lo scorso giovedì, ancora a sorpresa, si è conclusa infatti l’occupazione del Centro diurno di Salute mentale del poliambulatorio della Asl di via Gorizia, in stato di abbandono dal 2005 per mancanza di fondi. Portata avanti dal Torino Mad Pride in collaborazione con un vasto gruppo di associazioni e cooperative di settore, l’iniziativa si poneva l’obiettivo di trasformare lo stabile “in un rifugio urbano per le persone colpite da disagio psichico” come spiega il vicepresidente Luca Atzori “che andasse al di fuori del contesto psichiatrico o ospedaliero”. “E’ un dato di fatto - prosegue Atzori - che all’interno di quel percorso terapeutico che comprende anche i gruppi appartamento, la fase in cui si registra il più alto tasso di suicidi è quella finale, quando l’utente si trasferisce finalmente in una casa popolare. Questo accade perché l’impatto con la realtà può essere molto più duro di quanto possano immaginare gli psichiatri delle asl: da un giorno all’altro l’utente si ritrova solo, e questo per alcuni è devastante. Il lavoro compiuto nei gruppi appartamento è certamente ottimo, ma in seguito l’utente si scontra con un tessuto sociale che è spesso indifferente, se non proprio ostile”.
Di qui, il rifugio urbano, che avrebbe dovuto servire proprio ad evitare simili episodi, restituendo agli utenti una dimensione collettiva. Ma nonostante la simpatia e l’entusiasmo manifestato dai cittadini e da una parte delle istituzioni, quella che era stata ribattezzata come “libera repubblica dei matti” si è scontrata con il netto rifiuto della dirigenza Asl. “La direttrice generale della asl To1, la dottoressa Bricarello - ricorda Atzori - ha respinto qualsiasi nostra proposta di dialogo, trattandoci di fatto a pesci in faccia”. Secondo la dirigente lo stabile sarebbe già stato destinato a un’altra iniziativa di imminente attivazione. “Si tratta - spiega Chiara Abbà, che è anche esponente del Torino Mad Pride - di una Comunità per esordi psicotici. Le fasi preliminari del progetto sembra dovessero partire proprio nel giorno in cui è iniziata l’occupazione. Ma non eravamo solo noi a non saperne nulla; anche gli operatori del centro di salute mentale che si trova a dieci metri di distanza ne erano totalmente all’oscuro”.
Lo scorso giovedì, il Mad pride, che aveva scelto di portare avanti una linea di dialogo con le istituzioni, ha abbandonato la struttura. “Domenica però - spiega Abbà -un gruppo di occupanti è rientrato di nuovo all’interno. Da allora, l’associazione sta facendo opera di mediazione tra loro e la asl. In questi giorni, le assemblee dell’associazione si svolgono all’interno della struttura. Noi comunque non abbiamo intenzione di abbandonare il progetto. Continueremo a insistere perché ci venga concesso uno spazio per portarlo avanti” (ams)