4 aprile 2014 ore: 17:02
Famiglia

Psicopatologie in aumento tra gli adolescenti: al Regina Margherita boom di ricoveri

I dati dell’ospedale torinese parlano di 90 ragazzi, di età media compresa tra i 12 e i 15 anni, ricoverati dal gennaio 2013 a oggi. E 30 nei primi 3 mesi del 2014. Annichini, neuropsichiatra infantile: “Molti di loro arrivano da noi in seguito a tentativi di suicidio”
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boxTORINO - Si diffonde in maniera esponenziale il disagio tra gli adolescenti; con una pervasività tale da fargli assumere le sembianze di un virus. Secondo Antonella Annichini, neuropsichiatra dell’Ospedale Regina Margerita di Torino, “una fetta considerevole della popolazione adolescente è affetta da vere e proprie psicopatologie: disturbi alimentari, manie suicide, fobie sociali con conseguenti ritiri scolastici ”. Nel solo Piemonte, si arriva a parlare del 7 per cento della popolazione, una cifra che secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità potrebbe addirittura salire al 12.  Una misura della concreta estensione la fornisce la stessa dottoressa Annichini, che sottolinea come, negli ultimi tempi, “sembrano soprattutto i tentativi di suicidio ad essere in aumento. Nel nostro reparto - spiega - possono transitarne fino a due casi alla settimana: e se si considera che questa cifra è relativa ai soli ragazzi che passano dal nostro Pronto soccorso, è possibile farsi un’idea di quanto diffuso possa essere il fenomeno”.

I dati del Regina Margherita, del resto, parlano chiaro: dal primo gennaio del 2013 ad oggi, in Neuropsichiatria infantile sono stati ricoverati oltre 90 pazienti. La media è di 60 ragazzi ogni anno,  ma nei soli primi tre mesi del 2014 il reparto ha già registrato oltre 30 ricoveri. L’età media si aggira tra i 12 e i 15 anni, e nel 90 per cento dei casi si parla di donne: ognuno di loro finora è stato ricoverato in urgenza, dopo essere passato attraverso il pronto soccorso in seguito a crolli nervosi, episodi di autolesionismo o tentativi di suicidio. “Più della metà di questi pazienti - spiega Annichini - rimangono in reparto per un periodo di tempo prolungato. La permanenza media è di tre mesi, ma a volte i ricoveri possono essere anche più lunghi”. Ciò che colpisce, però, è che “nella maggior parte dei casi, i ragazzi non oppongono obiezioni al ricovero: si tratta di pazienti colpiti da veri e propri crolli, che si rendono conto della necessità di un intervento. Spesso però, si tratta anche di ragazzi che si stanno progressivamente ritirando dalla società; e questo ci pone di fronte a una serie di problemi, perché l’Ospedale resta comunque un luogo chiuso, isolato rispetto al mondo esterno”.

Per questo, quattro anni fa Annichini ha ideato un nuovo progetto, che permettesse ai ragazzi che transitavano nel suo reparto di mantenere il contatto con la scuola e il mondo esterno e funzionasse "come uno spazio protetto di dimissione verso il reinserimento nella vita ordinaria”. Partito nel 2009, “Un ponte tra ospedale e territorio” è nato da un fortuito incontro tra i docenti scolastici interni al reparto di Neuropsichiatria infantile del Regina Margherita con gli operatori di Casa Oz, una casa diurna nata per accogliere i bambini malati con le loro famiglie. Questi ultimi “si rivolsero a noi perché cercavano degli insegnati che, proprio come i nostri, fossero formati per lavorare con ragazzi colpiti da varie forme di disagio” ricorda la Annichini. “Di contro, proprio nello stesso periodo, noi eravamo in cerca di una struttura che potesse accogliere i nostri pazienti al momento delle dimissioni, per riaccompagnarli gradualmente e in maniera protetta verso il mondo esterno”. Così, “dopo una prima fase di formazione e di condivisione delle culture reciproche, che ha coinvolto tutti gli operatori coinvolti”, le due realtà hanno iniziato a lavorare in sinergia. Casa Oz è divenuta la tappa finale di un percorso multidisciplinare, e dunque  più articolato rispetto al semplice ricovero: negli ultimi tre anni, 50 ragazzi del Regina margherita sono passati attraverso la struttura, completando con successo un progetto di reinserimento all’esterno. Hanno potuto frequentare i laboratori di musica, teatro, abilità manuali o cinema, questi ultimi gestiti dal personale del Musero nazionale del Cinema di Torino. “Il primo obiettivo che ci proponiamo - spiega Marco Fracon, vicepresidente di Casa Oz - è di mantenere il contatto tra i ragazzi e la scuola, ed è per questo che lavoriamo a stretto contatto con i rispettivi istituti. Ci sono poi tutta una serie di attività di laboratorio, che sono mirate e orientate a creare dei gruppi di convivenza dei ragazzi”.  

“Un ponte tra ospedale e territorio” è stato reso possibile da un finanziamento della Compagnia di San Paolo, che a breve dovrebbe essere rinnovato. Nel frattempo, Antonella Annichini auspica “che questo modello multidisciplinare possa essere adottato dalla sanità: perché è ampiamente dimostrato che il singolo intervento, che sia educativo, psicoterapeutico o scolastico, con i giovani non funziona. E tutti i soldi isparmiati ora, saranno spesi in futuro sotto forma di costi sociali” (ams)

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