29 giugno 2017 ore: 09:03
Disabilità

Puglia, l'assegno di cura così non va: Comitato 16 novembre incalza Emiliano

Dopo il “deludente” Tavolo regionale sulla disabilità del 21 giugno, il Comitato scrive a presidente e consiglieri, rilanciando le proprie richieste: assegno per 12 mesi, importo minimo 1.000 euro, compartecipazione regionale al 60%

ROMA – L'assegno di cura in Puglia così non va: il Comitato 16 Novembre incalza il governatore Emiliano. “Non approviamo assolutamente quanto fin'ora proposto, con notevole ritardo, in merito al nuovo regime dell'Assegno di cura – spiega il Comitato - Riteniamo che l'intero Consiglio Regionale debba essere messo a conoscenza di quelle che sono le nostre richieste prima di prendere qualunque decisione e deliberare su una nuova procedura di intervento sociale che non porta alcun giovamento o miglioria ai non autosufficienti gravissimi”. Per questo, il Comitato ha scritto una mal a tutti i consiglieri, oltre che al presidente della Regione, rivendicando e rinforzando le proprie richieste in merito all'assegno di cura, finora disattese.

Il 21 giugno, presso la Regione Puglia, si è infatti tenuto il Tavolo Regionale sulla disabilità, in cui sono stati discussi i criteri per il nuovo assegno di cura. “Ogni proposta nostra e delle associazioni – osserva il comitato - non è stata minimamente presa in considerazione”. Ecco, nel dettaglio, le richieste che ora il Comitato torna a rilanciare, chiedendo al presidente Emiliano un incontro per il 4 luglio prossimo, alle 10.30, presso la sede del Consiglio regionale. In particolare, ecco i nodi critici che il Comitato torna a evidenziare, assicurando che, qualora non si provvedesse a modificare quanto deciso dalla Regione, metterà in campo “tutte le azioni a sua disposizione a tutela del benessere dei cittadini pugliesi in gravissimo stato di bisogno assistenziale”.

Compartecipazione regionale dal 50 al 60%. Il Comitato 16 novembre ribadisce la proposta di innalzare la compartecipazione di spesa regionale per l'erogazione degli assegni di cura dal 50 al 60%, in conformità a quanto già avviene in altre Regioni. “A differenza di un atteggiamento positivo, in merito a tale proposta, riscontrato nei precedenti tavoli – riferisce il Comitato.- nell'ultima seduta odierna è stata quasi del tutto rigettata, nonostante tutti siano consapevoli che le esigue risorse non basterebbero all'erogazione dell'assegno di cura nemmeno al 50% degli aventi diritto, escludendo tutti gli altri dalla graduatoria, che darebbe diritto al beneficio”.

Assegno solo a partire da luglio. “La lentezza e l'inadempienza dell'amministrazione – denuncia il Comitato - hanno provocato la momentanea sospensione del beneficio che, in ogni caso, cesserà totalmente per tutti, perché le procedure devono partire ex novo, come da Decreto Ministeriale Fna 2016, che stabilisce le nuove misure di assegnazione del beneficio economico. Ma la Regione Puglia cosa fa? Invece di attivarsi affinché il processo dal vecchio al nuovo avvenga in maniera quanto più indolore possibile, ammette che i tecnici che dovranno occuparsi della piattaforma telematica quasi sicuramente non ce la faranno per il 15 luglio! E dunque i malati non percepiranno l'assegno almeno per i mesi di maggio e giugno. Perciò, care famiglie pugliesi, cominciate ad industriarvi su dove reperire i soldi per pagarvi l'assistenza sicuramente per due mesi!”. Il Comitato ovviamente è critico verso questa ipotesi e chiede con forza che sia “garantito il principio di continuità nella corresponsione dell'Assegno di cura”.

Assegno solo da luglio a giugno. La Regione Puglia, spiega il Comitato, pur percependo la quota parte del Fondo non autosufficienza da gennaio a dicembre, “ha deciso che il beneficio parta da Luglio 2017 e termini a giugno 2018”. Anche questo non sta bene al Comitato, che chiede dunque di “garantire la corresponsione del beneficio economico per l'arco temporale che va da gennaio a dicembre”.

Importo minimo: mille euro. Per quanto riguarda infine l'importo dell'assegno, il Comitato aveva chiesto di non scendere al di sotto di 1.000 euro. Ora, “le opzioni presentate sono diventate tre: 1.000, 900, 800, a seconda del numero di persone che si vuole 'provare' ad assistere. “Ma 800 euro non bastano neanche a pagare le ore di assistenza!”, osserva il Comitato, che torna quindi a chiedere che l'importo non scenda sotto i 1.000 euro mensili. Chiede inoltre che, nella definizione del diritto all'importo, non sia tenuto in considerazione l'Isee ordinario familiare”.  

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