27 ottobre 2020 ore: 14:28
Welfare

Senza dimora, quando la casa cambia la vita

di Dario Paladini
I risultati dell'indagine della Fiopsd sui progetti di Housing first promosso in Italia. Il 23% di chi è stato accolto in appartamento ha ora una vita autonoma, con un lavoro e un reddito. Avonto: “È un'accoglienza che protegge e valorizza la persona garantendo il diritto all'abitare”. Bassi costi di gestione per gli enti
Foto di Michela Razza/Fiopsd senza dimora housing first michela razza

MILANO – Antonio era il classico Senza Dimora: anni di vita in strada, alcolista, una carriera lavorativa interrotta e una separazione dolorosa. Da due anni, però, vive in una casa, non si tira indietro quando c'è la possibilità di lavorare e si prende cura di sé. Antonio è una delle oltre mille persone che in questi anni è stato coinvolto in uno dei progetti di Housing First, grazie ai quali la persona senza dimora viene accolta direttamente in un appartamento (evitando il dormitorio), magari in condivisione con altri senza tetto, e seguita dagli operatori in un percorso che la porti a diventare autonoma. La Fio.psd (Federazione italiana organismi per i senza dimora) ha presentato oggi i risultati del monitoraggio effetturato nel periodo 2017-2019 su 31 progetti di Housing First. Ebbene, su 420 persone che hanno avuto accesso a questo tipo di progetti, solo il 7% ha abbandonato. Gli altri vivono ancora in casa e tra questi il 23% ha una vita autonoma, in una casa di cui paga l'affitto. “È un'accoglienza che protegge e valorizza la persona garantendo il diritto all'abitare”, sottolinea Cristina Avonto, presidente della Fiopsd. In questi mesi di pandemia, chi ha beneficiato dei progetti Housing First non ha avuto particolari problemi, non ha causato focolai o situazioni di insicurezza per loro e per gli altri, non ha visto caricare la propria già faticosa vita di un ulteriore peso.

L'Housing first si sta rivelando anche più conveniente dal punto di vista economico. L'accoglienza in appartamento costa in media 26 euro al giorno a persona. Nei grandi dormitori, invece, 19 euro al dì, ma senza i servizi personalizzati che solo una piccola ospitalità, come può essere quella in appartamento, può garantire. L'Housing First costa decisamente meno dei centri a bassa soglia aperti h24 (32 euro al giorno), del carcere (137 euro), delle comunità psichiatriche (da 140 a 160 euro) e di un ospedale (600 euro).

Soldi spesi bene, quelli per l'Housing first. Prima di accedere al progetto solo il 27% aveva un lavoro, con la vita in appartamento la percentuale è salita al 44%, segno che ha potuto riprendere in mano la propria vita. Prima il 36% era senza reddito, dopo solo il 12%, mentre gli altri hanno un reddito da lavoro, oppure hanno avuto accesso a forme di sostegno o alla pensione. Dei 177 appartamenti monitorati per l'indagine, il 47% è stato reperito dagli enti gestori nel mercato privato, il 27% nel patrimonio pubblico e il 26% in quello ecclesiastico. “Un aspetto interessante è che sempre più spesso sono i privati a contattare gli organismi per i senza dimora per offrire appartamenti per i progetti di Housing First -racconta Cristina Avonto-. Questo grazie al passaparola, che parte da chi ha già messo a disposizione un alloggio di proprietà e ne è rimasto soddisfatto perché ha visto che crea una reale opportunità per i senza dimora”.

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