24 ottobre 2013 ore: 12:03
Giustizia

Quando la violenza psicologica contro le donne diventa femminicidio

Dai dati dei centri antiviolenza di Milano e provincia emerge che nel 2012 il 46 per cento delle richieste d’aiuto è stata per molestie psicologiche. E il 15 per cento degli omicidi di donne avvenuti quest’anno aveva avuto proprio questa origine
Ghizzoni Simona/Contrasto Roma, ottobre 2008 - Sede Ass.Nazionale Volontarie Telefono Rosa - Una vittima dello stalking di spalle

Roma, ottobre 2008 - Sede dell'Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, organizzazione no profit che assiste le donne vittime di violenza - Una vittima dello stalking di spalle

MILANO – Il 46 per cento delle donne che si rivolge ai centri antiviolenza lo fa perché subisce violenze psicologiche. Il dato emerge dai quasi 2000 casi di donne che nel 2012 hanno chiesto aiuto a sei centri di Milano e provincia per maltrattamenti di diverso tipo (violenze sessuali, fisiche e psicologiche). “La violenza psicologica comprende una serie di comportamenti che vanno dalla svalutazione all'insulto – spiega Paola Aquaro, psicologa di Telefono donna – e che minano l’autostima della donna, facendola sentire continuamente in ansia e in pericolo”. E invita a considerare che il 15 per cento dei 117 femminicidi avvenuti a livello nazionale nel 2013 sono iniziati proprio con episodi di questo tipo.

boxLa stalker insospettabile. Ma chi è lo stalker? Dai dati raccolti in particolare dal centro antiviolenza Telefono donna dell’ospedale Niguarda è nella metà dei casi una persona con una vita sociale ordinaria, almeno all’esterno.  Solo uno su quattro dei persecutori ha avuto precedenti penali, il 25 per cento ha disturbi psichici. Ma la metà sono “insospettabili”. Ecco perché spesso risulta difficile per molte donne essere prese sul serio quando decidono di chiedere aiuto

Altro che emarginato. Anche chi mette in pratica la violenza contro le donne non è di solito persona senza lavoro e con una bassa istruzione. Al contrario. Uno su quattro è laureato. Dai dati della cooperativa Cerchi d’acqua emerge che la maggior parte dei maltrattatori lavora: uno su cinque è operaio, ma c’è anche una buona percentuale di imprenditori e professionisti (23 per cento) oltre a commercianti e artigiani (23 per cento).

Quello che i media non dicono. “Dobbiamo cercare di far passare il messaggio che potrebbe succedere a me come a chiunque, indipendentemente dall'età o dalla professione", dice Lorella Zanardo, autrice del documentario di denuncia “Il corpo delle donne”. Al contrario oggi sui media la violenza sulle donne è spettacolarizzata, tanto da perdere il senso della notizia: i servizi che ne parlano fanno "infotainment – aggiunge la regista -. Chi produce i programmi pensa a drammatizzare, a creare suspence con musica e riprese voyeuristiche degne di un film drammatico, ma in questo modo non si fa una corretta informazione”. Anche la scrittrice Loredana Lipperini, autrice con Michela Murgia di “L'ho uccisa perché l'amavo cerca di denunciare il linguaggio dei media che troppo spesso finisce per dipingere le donne come vittime di un dramma sentimentale inevitabile. (Marcella Vezzoli)

Su RS, l’agenzia giornalistica di Redattore Sociale, 4 lanci con i dati completi e le interviste sulle donne maltrattate viste dai centri antiviolenza del milanese.

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