22 settembre 2015 ore: 11:40
Immigrazione

Quasi 60 milioni di persone costrette a fuggire: la Turchia la più accogliente

Nel 2014 sono 19,5 milioni i rifugiati fuori dal loro paese di origine (di cui 14,4 milioni sotto il mandato dell’Unhcr), 38,2 milioni sono gli sfollati interni fuggiti da guerre o persecuzioni, 1,8 milioni le domande d’asilo presentate per un totale di 59,5 milioni di persone sradicate dai loro luoghi di vita
Rifugiati, famiglie di profughi in fuga

ROMA - Nel 2014 sono 19,5 milioni i rifugiati fuori dal loro paese di origine (di cui 14,4 milioni sotto il mandato dell’Unhcr), 38,2 milioni sono gli sfollati interni fuggiti da guerre o persecuzioni, 1,8 milioni le domande d’asilo presentate per un totale di 59,5 milioni di persone sradicate dai loro luoghi di residenza e di vita. In totale oltre 8 milioni in più di migranti forzati rispetto al 2013: il più alto incremento registrato tra un anno e l’altro, oltre che la cifra più elevata dalla seconda guerra mondiale. Sono i dati contenuti nel Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2015, presentati oggi a Roma. 

I migranti forzati nel mondo. Fonte: Rapporto sulla protezione internazionale 2015
I migranti forzati nel mondo

L’86 per cento dei rifugiati accolto nei paesi in via di sviluppo: primato alla Turchia. A livello mondiale, sono le regioni in via di sviluppo ad accogliere il numero più elevato di rifugiati: una quota che corrisponde all’86% del totale, ovvero a 12,4 milioni di persone. In particolare Asia e Pacifico, nel 2014, hanno accolto complessivamente 3,8 milioni di rifugiati (soprattutto afghani accolti in Pakistan e nella Repubblica Islamica dell’Iran), ovvero circa un quarto (27 per cento) del totale mondiale. Segue l’Africa sub-sahariana con 3,7 milioni (26 per centO del totale), provenienti soprattutto dalla Somalia, dal Sudan, dal Sud Sudan. L’Europa ha ospitato circa 3,1 milioni di rifugiati (22 per cento), provenienti in particolare dalla Siria (1,7 milioni), dall’Ucraina (234.600) e dall’Iraq (132.200).  La regione del Medio Oriente e del Nord Africa ha ospitato circa 3 milioni (21 per cento) dei rifugiati di tutto il mondo, provenienti soprattutto dalla Siria (2,2 milioni). Infine, con 769.000 rifugiati, le Americhe hanno ospitato la quota più bassa (5 per cento) dei rifugiati a livello globale, con i colombiani (357.900) che continuano a costituire la percentuale più elevata. Il rapporto sottolinea come il 2014 sia stato caratterizzato da un cambio di equilibrio dei due principali paesi di asilo e di origine dei rifugiati, provocato da una combinazione della crisi siriana e delle migrazioni forzate su larga scala in alcune parti dell’Africa. La Turchia è il paese che ospita il maggior numero di rifugiati nel 2014 pari a quasi 1,6 milioni, ( sostituendosi per la prima volta al Pakistan, che ha occupato la vetta della classifica per più di dieci anni). Complessivamente Turchia, Pakistan, Libano e Iran hanno ospitato più di 5,2 milioni di profughi, ovvero il 36 per cento, di tutti i rifugiati a livello mondiale. 

Rispetto invece ai paesi di origine dei rifugiati, alla fine del 2014, la Siria è il primo paese al mondo con quasi 3,9 milioni di rifugiati presenti in 107 paesi, superando l’Afghanistanche ha ricoperto questo primato per più di trent’anni. Con la Somalia, che è il terzo in classifica, questi tre paesi hanno complessivamente contribuito con 7,6 milioni, ovvero piùdella metà (53 per cento), al numero totale di tutti i rifugiatisotto la responsabilità dell’Unhcr allafine del 2014.Ma se a livello globale si tratta di numeri mairegistrati prima, è da sottolineare il fatto chequesti dati toccano solo in minima parte i paesieuropei e in particolare l’Italia, in quanto lagrande maggioranza di chi è costretto a scappare(circa l’86%), rimane vicino a casa, ovveronel primo luogo sicuro, mentre meno del 10 per cento arriva in Europa e di questi solo il 3 per cento circa giunge in Italia. 

Il rapporto sottolinea inoltre che a fine 2014, sono 33 le guerre in atto, 13 le situazioni di crisi e 16 le missioni Onu attive. “Durante il primo semestre del 2015 nessuno di questi scenari è purtroppo andato a concludersi, anzi si è assistito all’acuirsi e al cronicizzarsi di alcune situazioni che determinano sempre più spesso gravi violazioni dei diritti umani e violenze, spingendo migliaia di persone a lasciare il proprio paese – si legge - In particolare si fugge a causa dell’alto numero di situazioni di guerra e di instabilità nel mondo, come nel caso della Siria che rappresenta oggi la più grande crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale. Si fugge dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’accesso ai beni primari (come acqua e cibo) e anche a causa del fenomeno del land grabbing: cresce infatti il numero di paesi che sta comprando terre molto produttive in Africa per garantirsi il cibo in futuro (sono più di 560 milioni gli ettari di terra passati sotto il controllo di multinazionali e strappati ai paesi africani più poveri). Così come sempre più rilevante sta diventando la problematica di chi fugge per disastri ambientali causati da cambiamenti climatici (e non solo)”.  

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