18 gennaio 2019 ore: 14:56
Economia

Quota 100. Acli: “Non siamo davanti al superamento della legge Fornero”

Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani mettono in guardia sui rischi contenuti nel “decretone”. A partire dalle pensioni. “Norma potrebbe costare molto agli italiani in termini di coperture e rischia di essere iniqua”. Su Rdc: “Passo indietro nella lotta alla povertà”
INPS. Pensionati davanti all'ufficio

ROMA - “Chiari i motivi” che hanno portato al cosiddetto “decretone” che istituisce il Reddito di cittadinanza e quota 100, ma per le Acli “c'è il dubbio che la velocità con cui vengono attuati e le forti coperture economiche necessarie possano produrre effetti non sempre prevedibili”. Così in una nota, l’organizzazione commenta quanto varato dal Consiglio dei ministri di giovedì 17 gennaio. “Su Quota 100 non abbiamo preclusioni - si legge nella nota -. Come Acli abbiamo sempre auspicato una maggiore flessibilità del sistema pensionistico rispetto all’uscita dal mercato del lavoro”. Tuttavia, chiarisce la nota, “non siamo davanti al superamento della legge Fornero, perché si tratta di un ulteriore strumento che aggiunge frammentazione ad un sistema previdenziale già molto segmentato. Peraltro la norma, che ha comunque una durata limitata a 3 anni e che potrebbe costare molto agli italiani in termini di coperture, rischia di essere iniqua penalizzando, oltre che le donne, quanti in generale hanno avuto percorsi lavorativi discontinui, i tanti che pur avendo 62 anni di età non raggiungono i 38 di contributi”. 

Anche sul Reddito di cittadinanza non mancano i dubbi. Per le Acli, si tratta di una misura che intende perseguire “due obiettivi diversi, ambiziosi e forse poco compatibili: dare impulso al lavoro, e quindi allo sviluppo economico, e dare una risposta a quanti vivono in condizioni di povertà”. Sebbene la dotazione finanziaria sia “importante e potrebbe consentire che il beneficio sia a disposizione di tutti coloro che versano in una condizione di povertà assoluta” e la “positiva l’intenzione di potenziare i Centri per l’impiego, per adeguarli al variegato contesto italiano”, non mancano le note stonate. Complessivamente, si legge nella nota, “ci pare che si faccia un passo indietro nella lotta contro la povertà, perché la norma è eccessivamente schiacciata sulla componente lavoristica. Questo diversamente dal Rei che, pur essendo una misura imperfetta e senza coperture adeguate, si basa su una visione multidimensionale della povertà alla quale si risponde con interventi e professionalità multidisciplinari. Il timore è che il lavoro sulla povertà, così faticosamente costruito negli ultimi tre anni anche grazie al contributo dell’Alleanza contro la povertà, diventi inutile”.

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