22 luglio 2022 ore: 15:05
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R.D. Congo, Unhcr: le sofferenze nell'est non si possono più ignorare

In Ituri, tra febbraio e giugno, 800 persone uccise in attacchi e raid, almeno 715 erano sfollati interni. Situazione drammatica anche nel Nord Kivu. L'appello dell'agenzia Onu: "Cessi questa violenza insensata"

ROMA - Le sofferenze dei civili nelle province orientali della Repubblica democratica del Congo "continuano ad aggravarsi". La situazione nell'est del Paese africano è "insopportabile" e "non può più essere ignorata". A denunciarlo è l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che in un comunicato riferisce che nel mese di luglio, "attacchi simultanei perpetrati da gruppi armati nella provincia di Ituri hanno provocato 11 morti e lasciato 250 case saccheggiate e bruciate".

L'ente dell'Onu, che si dice "rattristata e gravemente preoccupata" da quanto sta succedendo in Congo, fornisce nel comunicato una panoramica più ampia su quanto avvenuto negli ultimi mesi nell'est del Paese. "Tra febbraio e giugno di quest'anno - si legge nella nota -, l'Unhcr e i suoi partner hanno registrato oltre 800 morti a causa di attacchi con armi da fuoco e raid con machete contro le comunità locali dell'Ituri. Almeno 715 di queste vittime si erano rifugiate in campi per sfollati interni o sono state uccise mentre rientravano a casa dopo essere fuggite dalla violenza. Nel solo mese di giugno, 97 persone rientrate o sfollate sono state uccise in attacchi che comprendevano rapimenti, saccheggi e incendi di case".

Nel comunicato si legge ancora: "Più di 20.700 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa di questi raid, che stanno anche alimentando una grave insicurezza alimentare nell'Ituri, una regione fertile dove lo sviluppo è bloccato da decenni a causa di scontri intercomunitari, che hanno tolto i mezzi di sussistenza alle famiglie e alle generazioni future". Nel Nord Kivu, altra provincia orientale del Congo, riferisce ancora l'Unhcr, "l'insediamento di Kashuga per sfollati interni nel territorio di Masisi è stato distrutto a giugno da uomini armati in un attacco che ha provocato otto morti e almeno altri sette feriti gravi da armi da fuoco".

Nelle ultime settimane, si legge ancora nella nota, "i combattimenti tra l'esercito congolese e il gruppo M23 nella provincia del Nord Kivu hanno costretto alla fuga più di 160mila persone nei territori di Rutshuru e Nyiragongo. Il ridispiegamento delle truppe governative in questo conflitto ha creato vuoti di potere e insicurezza sia nell'Ituri che nel Nord Kivu, dove attacchi coordinati da parte di diversi gruppi di miliziani terrorizzano quotidianamente le comunità delle province orientali".

Per l'Unhcr "l'insicurezza aggrava la sfida esistente delle lotte intercomunitarie, la mancanza di infrastrutture e l'assenza di istituzioni nella regione, alimentando, inoltre, l'intensificarsi dei cicli di violenza, con il risultato di generare ulteriore instabilità e minare gli sforzi di pace e sviluppo. Questi attacchi aumentano anche le difficoltà nostra e dei nostri partner a fornire assistenza salvavita a queste comunità vulnerabili". L'ente dell'Onu denuncia di aver "ricevuto solo il 19 per cento dei 225 milioni di dollari necessari per rispondere alle crescenti esigenze dei rifugiati e degli sfollati in Congo con un sostegno urgente e salvavita. Questa cifra si è basata sulle necessità di inizio anno. Sono urgentemente necessarie significative risorse aggiuntive per far fronte alle crescenti necessità delle nuove popolazioni costrette a fuggire".

L'Unhcr lancia poi un appello "con la massima fermezza" affinché "tutte le parti in causa cessino immediatamente questa violenza insensata, che sta costringendo decine di migliaia di persone a fuggire" e affinché si garantisca "il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani per proteggere i civili e gli operatori umanitari dalla violenza". L'agenzia dell'Onu chiede inoltre che i responsabili "vengano portati immediatamente davanti alla giustizia".

La nota conclude con un ultimo dato: "Più di 5,6 milioni di persone sono state costrette a fuggire all'interno del Congo. Si tratta della popolazione di sfollati interni più numerosa del continente africano e tra le più numerose al mondo". (DIRE)

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