27 luglio 2022 ore: 09:46
Immigrazione

Re-trafficking, quando le vittime ricadono nelle reti di vecchi o nuovi aguzzini

Rapporto “Piccoli schiavi invisibili” di Save the Children. I profili delle giovani vittime di tratta e sfruttamento in Italia: donne molto giovani o minorenni di origine nigeriana, mentre desta allarme una presenza in crescita delle giovani ivoriane che si allontanano dopo pochissimo tempo dalle strutture in cui sono state collocate senza lasciare traccia
Foto: Save the Children Tratta e sfruttamento

ROMA - Il rapporto diffuso oggi da Save the Children (“Piccoli Schiavi Invisibili”, pubblicato in vista della Giornata Internazionale Contro la Tratta di Esseri Umani che ricorre il prossimo 30 luglio) cerca di tracciare un profilo di donne e minori più esposti alla tratta e allo sfruttamento, a partire dai casi delle vittime assistite dal sistema anti-tratta, che accoglie principalmente donne molto giovani o minorenni di origine nigeriana, sfruttate nel circuito della prostituzione.
“La principale motivazione che spinge queste ragazze nel circuito della tratta – afferma l’organizzazione - è legata alla situazione di povertà, fragilità e disgregazione familiare nel contesto di origine in Nigeria, che facilita l’adescamento e il miraggio di potersi fare carico economicamente dei propri familiari una volta giunte in Italia con la falsa promessa di un lavoro regolare, che si trasforma invece nello sfruttamento. Anche se il numero delle persone nigeriane nel sistema di protezione ha registrato una contrazione nel 2022 (37,5%) rispetto all’anno precedente (50%), questo non viene associato ad una riduzione delle ragazze vittime di tratta, quanto piuttosto nell’aumento dello sfruttamento sessuale indoor e online”. Nel 2021 si è confermato il trend di aumento delle giovani vittime nigeriane con figli prese in carico dal sistema anti-tratta, bambini nati spesso da violenze, anche di gruppo, subite da parte degli sfruttatori nel corso del viaggio o in Italia, mentre si segnalano alcuni preoccupanti casi di coinvolgimento sotto ricatto di minorenni nigeriane anche nelle economie illegali condotte da connazionali coinvolti nel traffico di droga.

Tra i gruppi maggiormente a rischio di sfruttamento, desta allarme una presenza in crescita delle giovani donne e minori ivoriane. “Come riportato dagli enti preposti all’accoglienza dei minorenni, le giovani ivoriane, in gran parte di un’età compresa tra i 14 e i 17 anni, si allontanano mediamente dopo pochissimo tempo dalle strutture in cui sono state collocate senza lasciare traccia – sottolinea Save the Children -. I riscontri sul campo indicherebbero il contatto con trafficanti che le spingerebbero a raggiungere, soprattutto attraverso Ventimiglia, la Francia.  Queste giovani sono particolarmente vulnerabili perché, secondo le testimonianze raccolte, arrivano in Italia con una profonda stanchezza emotiva, paura, sconforto, preoccupazione per il futuro, bassa autostima, sensazione di non essere degne di avere un futuro sereno e una sfiducia generalizzata verso gli altri, legata verosimilmente a violenze subite, stupri, matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili, che possono gravemente compromettere la percezione di sé, degli altri e delle relazioni di fiducia e affetto”. 

A conferma del quadro tracciato dal rapporto negli anni precedenti, i dati della mappatura italiana del Numero Verde Anti-Tratta italiano relativi al primo trimestre 2022 evidenziano una presenza significativa anche di donne dell’est Europa, provenienti dalla Romania (525), dall’Albania (205) e dalla Bulgaria (91), che, secondo le segnalazioni degli esperti e operatori anti-tratta raccolte, sarebbero quasi le uniche a non aver mai interrotto la loro presenza nella prostituzione su strada, anche se nel caso delle minorenni si è constatato il dirottamento da parte dei trafficanti verso lo sfruttamento in-door. “Molte di queste ragazze, spesso molto giovani, provengono da città e contesti socio culturali molto deprivati e spesso sperimentano sin da bambine estrema povertà, violenza e alcolismo – continua Save the Children -; il loro reclutamento avviene soprattutto facendo leva sui loro sogni e sulla voglia di cambiare vita da parte di connazionali che si fingono spasimanti, i ‘lover boy’, che intercettano le ragazze potenziali vittime sia in presenza che on-line. Quando arrivano in Italia, vengono sfruttate nella prostituzione forzata in particolare nella costa adriatica o nei pressi delle grandi città. Anche quest’anno, si conferma nelle evidenze l’esposizione di minori e giovani donne provenienti dall’est Europa impiegate in condizioni di sfruttamento estremo come braccianti agricole, soprattutto al sud, che sono anche vittime, sotto ricatto dei padroni che ‘concedono’ loro il lavoro, di frequenti abusi sessuali”.

Il re-trafficking

Come sottolinea il rapporto di Save the Children, desta preoccupazione l’aumento delle vittime di tratta che, dopo essere uscite dal sistema anti-tratta, ricadono nelle reti di vecchi o nuovi aguzzini. “La crisi economica nel nostro paese, l’eccessiva burocrazia che caratterizza i percorsi di integrazione e la marginalità in cui vivono (spesso ghetti o periferie degradate), favoriscono la ricaduta delle vittime nella medesima o in altre forme di sfruttamento, con un impatto devastante sul nuovo progetto di vita personale intrapreso – sottolinea l’organizzazione -.  Se c’è stato un buon accompagnamento lavorativo e abitativo nel reinserimento, il radicamento sociale sul territorio è un efficace antidoto del rischio di re-trafficking, ma lo sgancio con le realtà di accoglienza verso la completa autonomia è uno snodo di vita molto delicato, in cui possono insediarsi nuovi rischi, come l’avvento di ‘un fidanzato’ interessato che sfrutta la loro fragilità e le reintroduce nel circuito dello sfruttamento”.

Nel caso di minori maschi vittime di sfruttamento lavorativo, invece, le criticità maggiori nel post-accoglienza sono legate all’arrivo in Italia che molto spesso avviene a ridosso della maggiore età. La mancanza del tempo necessario per avviare un percorso di protezione e inclusione sociale efficace, fa sì che raggiunti i 18 anni, si ritrovino fuori dal sistema di accoglienza e protezione e tornino a lavorare in situazioni di sfruttamento. “Soprattutto durante il passaggio alla maggiore età, la forte pressione psicologica legata alla necessità di trovare un impiego e un’abitazione stabile, dovendo in molti casi contribuire ai bilanci economici familiari nei paesi di origine, è così gravosa da indurli ad attuare strategie compensative come l’abuso di sostanze o di alcool oppure il ripiego nel gioco d’azzardo”, si evidenzia.

L’intervento di Save the Children nel supporto alle vittime di tratta e sfruttamento

Save the Children è impegnata da anni in Italia in prima linea nella protezione di bambini, bambine, adolescenti e giovani vittime o potenziali vittime di tratta e sfruttamento, con interventi differenziati in base alle reali esigenze dei soggetti più vulnerabili. Nel 2021, grazie a progetti specifici dedicati alle vittime di tratta e sfruttamento, sono state raggiunte più di mille persone, in gran parte giovani donne e minori.

Tra i progetti messi in campo, “Vie d’Uscita”, lanciato nel 2012, e realizzato nel Lazio, in Veneto, Piemonte, Marche ed Abruzzo in collaborazione con i partner Equality Cooperativa Sociale, PIAM Onlus, Comunità dei Giovani, Società Cooperativa Sociale On the Road e Cooperativa CivicoZero. Il progetto si occupa dell’individuazione diretta delle vittime anche su strada, e dei percorsi di fuoriuscita dai circuiti della tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo e dell’accompagnamento all’autonomia economica e sociale. Nel 2021 è nato poi il progetto “Nuovi Percorsi”, realizzato in collaborazione con il Numero Verde Anti-tratta, gli enti anti-tratta attivi in tutta Italia e altri enti territoriali, sia pubblici che del privato sociale, per supportare la presa in carico di mamme vittime e dei loro figli in modo integrato, delineando un percorso individualizzato per ciascun nucleo e attivando Doti di Cura finalizzate a favorire l’autonomia della madre e percorsi sani di crescita per i figli. Nel 2022, è in corso l’attivazione sperimentale, a Roma, di un vero e proprio sportello di supporto a nuclei vulnerabili, vittime o a rischio di tratta e sfruttamento, che necessitano di un accompagnamento specifico ai vari servizi disponibili sul territorio, molto spesso di difficile accesso per donne straniere che provengono dal mondo dello sfruttamento.
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