18 settembre 2018 ore: 16:02
Giustizia

Rebibbia, detenuta uccide il figlio. "Applicare legge per evitare tragedie"

Il commento di Lillo di Mauro, presidente della Casa di Leda a Roma, sul caso della detenuta che nel carcere romano ha tentato di uccidere i suoi due figli: "Nella nostra casa protetta abbiamo posto per sei mamme, ma ne ospitiamo solo quattro, perché i tribunali di sorveglianza non ce le mandano"
Ombra di donna dietro sbarre, carcere

ROMA - "La legge che consente alla madri di bambini di scontare la pena in case protette o istituti creati ad hoc c'è, ma non viene applicata". Lillo Di Mauro è il presidente della Casa di Leda a Roma, una casa protetta per donne detenute con figli minori. Oggi a Rebibbia una detenuta ha tentato di uccidere i suoi due bambini che vivevano con lei: il più piccolo, di quattro mesi, è morto mentre l'altro, di due anni, è in gravi condizioni. "Nella nostra casa protetta abbiamo posto per sei donne, ma ne ospitiamo solo quattro. Il Tribunale non ce le manda, perché il carcere oggi è ancora basato solo sulla sicurezza". La legge 62 del 2011 prevede la possibilità di concedere misure alternative al carcere (salvo esigenze eccezionali) per le madri di minori fino a 6 anni di età (estensibili a 10). "È un diritto dei bambini rimanere con la loro mamma e la custodia attenuata non deve essere considerato un premio, bensì una misura da applicare ogni volta che la detenuta abbia figli piccoli. Per il loro bene. Purtroppo troppo spesso la custodia in una casa protetta viene vista dai Tribunali come una premialità. Ma secondo noi è un errore. La legge che potrebbe evitare queste tragedie quindi c'è, ma va applicata. È una questione culturale". (dp)

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