21 novembre 2018 ore: 15:08
Economia

Reddito di cittadinanza? "Non contrasta la povertà, è ennesimo sussidio di disoccupazione"

Lo ha detto Elisabetta Gualmini, vicepresidente ER, presentando i dati regionali sul Reddito di solidarietà, misura avviata nel 2017 e che, da luglio 2018, va a integrare il Rei. Oltre 10 mila famiglie beneficiarie, in gran parte over46, unipersonali e con redditi da lavoro
Reddito minimo, povertà: mano con euro

BOLOGNA – “Il reddito di cittadinanza non è uno strumento contro la povertà, ma l'ennesimo sussidio di disoccupazione. È politica del lavoro, posto che funzioni”. Lo ha detto Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega a Welfare, in occasione della presentazione dei dati al 15 novembre su Reddito di solidarietà, la misura di contrasto alla povertà della Regione Emilia-Romagna avviata nel settembre 2017 e che, da luglio 2018, va a integrare il Reddito di inclusione nazionale.
In regione sono 10.546 le famiglie beneficiarie per un totale di oltre 25 mila persone (in un anno 34 mila domande). Più della metà delle famiglie in possesso della carta prepagata è inserita in un percorso socio-lavorativo di reinserimento. Entro dicembre si prevede che le famiglie beneficiarie saliranno a 16.500, altre 5.500 l'avranno nel 2019 per arrivare – nelle previsioni della giunta – a fine mandato con circa 23 mila nuclei beneficiari che era la previsione regionale quando la misura è stata lanciata. “Il primo anno è andato bene, meglio di quanto ci aspettassimo – continua Gualmini – È stata un'operazione complessa ma i Comuni hanno risposto bene, le persone sono competenti, gli sportelli funzionano. Mi auguro che il governo ci pensi bene prima di buttare all'aria uno strumento che sta dando una mano a decine di migliaia di persone e che si ravveda scegliendo di potenziare una misura che c'è già”. Da quanto si sa al momento sul Reddito di cittadinanza proposto dal governo, la gestione dovrebbe essere in capo ai Centri per l'impiego: “Anche se al momento siamo sospesi, perché ancora non si sa niente e non c'è nemmeno una legge, non credo in nessun modo che si riesca a fare la riforma dei Centri per l'impiego entro marzo perché si tratterebbe di assumere personale e formarlo - ha aggiunto Gualmini - e non credo che la nuova misura possa andare a regime nel giro di tre mesi”.

Tra Reddito di solidarietà (integrativo del Rei) e Reddito di cittadinanza c'è una diversa visione della povertà”. Lo ha detto Massimo Baldini, docente di Economia pubblica dell'Università di Modena e Reggio Emilia che ha curato la rielaborazione dei dati regionali: “Il Reddito di cittadinanza considera la povertà solo come mancanza di lavoro, mentre il Res aggiunto al Rei lo vede come un problema multidimensionale”. Le caratteristiche dei beneficiari del Res lo dimostrano: più del 60% dei beneficiari ha più di 46 anni, il 32% ne ha più di 56. Tra i beneficiari il 70% è italiano. Quattro nuclei su 10 sono unipersonali, il 17,8% è composto da 2 persone. La maggior parte delle famiglie beneficiarie ha redditi da lavoro. “Ma si tratta di 'working poor', di lavoro precario e malpagato – ha precisato Baldini – Questo ci dice che la povertà non è solo un problema legato alla mancanza di un lavoro, ma dipende anche da altri fattori, come problemi di salute, lavoro di cura e altro. E non credo che i Centri per l'impiego abbiano le competenze per affrontarli”. Inoltre, c'è la questione dell'importo delle due misure: “Il Res aggiunto al Rei ha un andamento graduale in base al numero dei componenti – ha spiegato Baldini – mentre il Reddito di cittadinanza, da quanto sappiamo, sarà di 780 euro con una scala di equivalenza bassissima che dà molto peso al primo componente del nucleo e poco ai figli. È una trappola della povertà perché la cifra è alternativa a un lavoro e non incentiva a trovarne uno”.

Dallo scorso luglio la Regione ha modificato il Res: inizialmente era stato adottato per andare a intercettare le famiglie che non avevano i requisiti per accedere al Sia/Rei, ma da quando la platea del Rei è stata allargata (sono stati tolti i requisiti della presenza di figli, persone disabili o donne in gravidanza), il Res è diventata una misura integrativa di quella nazionale. La soglia minima è di 110 euro a persona che, moltiplicata per il numero di componenti, va ad aggiungersi al Rei. “Ciò significa che al di sotto di una soglia minima non si va – ha spiegato Gualmini - Si va da una media di circa 300 euro per i nuclei unipersonali a quasi 900 per quelli di 5 o più persone”. In questo modo l'importo è cresciuto molto, come ha spiegato Giovanni Gallo dell'Università di Modena e Reggio Emilia, “con un impatto notevole sul reddito”. Altre Regioni stanno chiedendo informazioni sul Reddito di solidarietà dell'Emilia-Romagna come Puglia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Lazio. “Credo funzioni bene uno standard nazionale con le Regioni che modulano la misura a seconda dei bisogni dei territori”, ha precisato Gualmini.

La Regione Emilia-Romagna ha investito 70 milioni di euro per il biennio 2018-2019 per il Reddito di solidarietà. “Chi vive in situazione di grave difficoltà, persone sole o famiglie, per poter andare avanti ha bisogno di due cose: un contributo economico e un supporto per il reinserimento sociale o lavorativo. Ed è giusto che siano le istituzioni a offrire un sostegno per risollevarsi – ha detto Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna – Il futuro del Paese non può basarsi su assegni dati a chi non lavora ma sull'aiutare chi un lavoro non ce l'ha a trovarlo. Sono preoccupato dalla crescita zero del Paese, dai capitali in fuga, dallo spread che cresce, dall'asta deserta dei titoli di Stato e dalla possibile procedura di infrazione dell'Ue, credo servirebbe il messaggio di un Paese che investe su se stesso perché è dalla crescita complessiva che un domani potremmo non avere più bisogno di misure come questa”.

Lanciata la nuova campagna di comunicazione “Il Reddito di solidarietà qui c'è. Più vicini a chi è in difficoltà” che prende il via in questi giorni sul territorio regionale. Sono previste pubblicità sugli autobus, spot radiofonici, video e spazi pubblicitari sui quotidiani locali. Per intercettare i potenziali beneficiari sono stati predisposti cartelloni pubblicitari alle pensiline dei bus e nelle bacheche digitali lungo le strade più importanti dei comuni capoluogo di provincia. (lp)

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