27 febbraio 2019 ore: 12:35
Economia

Reddito di cittadinanza, ok del Senato: traguardo più vicino

Offerta congrua solo se con stipendio ad almeno 858 euro, stretta su cambi di residenza e separazioni più recenti, certificazione del paese di origine per lo straniero extra-Ue: le principali modifiche al testo che ora va a Montecitorio per il passaggio finale. Presentazione delle domande dal 6 marzo
Aula Senato

ROMA - C’è il primo via libera, quello dell’Aula del Senato, che con 149 sì, 110 no e 4 astenuti – e senza ricorso da parte del governo alla questione di fiducia - ha approvato in prima lettura la conversione in legge del decreto su reddito di cittadinanza e pensioni (cosiddetta quota 100). Provvedimento che ora passa alla Camera. Inalterate le principali caratteristiche del “Reddito”, che non vede modificati né i requisiti di accesso né le cifre e le scale di equivalenza: confermata dunque sia l’impostazione generale sia la somma – diventata quasi un simbolo - dei 780 euro mensili per il singolo.

Gli emendamenti presentati dal governo e approvati dal Senato hanno modificato alcuni dettagli della misura, prevedendo un livello minimo di stipendio sotto il quale non si è obbligati ad accettare l’offerta di lavoro proposta, un iter “rafforzato” per certificare la situazione del nucleo familiare dei cittadini extraUe, l’esclusione di chi ha presentato di recente dimissioni volontarie, maggiori controlli per chi ha effettuato cambi di residenza negli ultimi mesi e per chi – sposato - ha ufficializzato la propria separazione.

- Offerta congrua. Chi riceve il reddito di cittadinanza non dovrà necessariamente accettare qualsiasi offerta di lavoro: è stato previsto infatti che dovranno essere accettate (pena la sospensione del beneficio) quelle che prevedono uno stipendio superiore a 858 euro (cioè il 10 per cento in più rispetto al sussidio massimo di 780 euro). A proposito di posto di lavoro, nel caso di nuclei familiari con figli minori al loro interno non saranno offerti lavori che distino oltre 250 chilometri dal luogo di residenza. Una distanza che, in caso di presenza di componenti con disabilità, scende a 100 chilometri. Di conseguenza, una famiglia potrà rifiutare un'offerta di lavoro, continuando a percepire il reddito di cittadinanza, se il luogo di lavoro offerto è distante almeno 250 Km (con figli minori) o 100 Km (con persone disabili) da casa. 

Stranieri extra Ue. La norma prevede che per verificare la veridicità della composizione del nucleo, il richiedente ha l’obbligo di presentare un documento che attesti il numero dei componenti del famiglia, documento che deve essere fornito dalla competente autorità dello stato estero a cui appartiene il richiedente. L’attestazione deve essere tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana. E’ uno dei passaggi più discussi, perché l’iter viene evidentemente reso particolarmente complicato e burocratico. Sono comunque esentati da tale obbligo coloro che hanno lo status di rifugiato, provenienti da paesi in cui non sarebbe possibile reperire tale certificazione. A decidere i paesi per i quali non sarà necessario produrre il documento sarà un futuro decreto del Ministero del Lavoro e Politiche sociali e del Ministero degli Esteri.

Dimissioni volontarie. Non è possibile chiedere il Reddito di cittadinanza se nei 12 mesi precedenti alla richiesta sono state presentate dimissioni volontarie al proprio datore di lavoro. Tale impossibilità rimane però in capo solo al soggetto che si è dimesso, e non si allarga più anche agli altri membri del nucleo familiare, che pertanto potranno presentare domanda. In tal caso però il nucleo familiare avrà una penalizzazione di 0,4 punti sulla scala di equivalenza.

Norme anti-furbetti. Dopo la segnalazione, da parte dei Caf e della Guardia di Finanza, di un aumento dei cambi di residenza e delle separazioni, la nuova formulazione prevede un controllo maggiore di queste situazioni. In caso cioè di separazione o divorzio dopo il 1° settembre 2018, sarà necessario un verbale della polizia municipale che confermi il fatto che gli ex coniugi non risiedono più nella stessa abitazione. L’esclusione dal beneficio per chi rilascerà dichiarazioni false in tal senso viene fissato in 5 anni.

Spese nascoste: è la privacy. Addio a qualsiasi velleità di controllare la natura delle spese effettuate con il Reddito di cittadinanza. Lo stop del Garante per la tutela della riservatezza e dei dati personali alla fine è stato accolto nel testo di legge: lo Stato potrà controllare solo gli importi spesi ogni mese, cumulativamente, e non potrà quindi sindacare i singoli acquisti effettuati. E’ il tramonto definitivo della volontà politica, espressa nei mesi scorsi, di impedire determinati utilizzi (gioco d’azzardo) o l’acquisto di particolari beni. 

 

 

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