18 gennaio 2019 ore: 11:10
Economia

Reddito di cittadinanza, Tridico: "Ecco cosa succederà tra un anno"

Sostegno economico per 1,5 milioni di famiglie e centri per l'impiego rigenerati. "Diventeranno startup in grado di incrociare la domanda e l'offerta di lavoro". L'analisi di Pasquale Tridico, professore dell'università Roma Tre, vicinissimo al Movimento 5 Stelle
Manovra economica, soldi

BOLOGNA - “Il reddito di cittadinanza potremmo iniziare a valutarlo tra un anno, e il successo della misura si potrà misurare dai numeri: da quante persone saranno aiutate con un sostegno al reddito e da quanti, soprattutto giovani, saranno reintrodotti nel mercato del lavoro”. Pasquale Tridico, professore ordinario di politica economica all’università Roma Tre e consigliere economico del governo, è da molti considerato il “papà” del reddito di cittadinanza. Sicuramente dietro il disegno di una delle misure simbolo del governo giallo-verde ci sono molte delle sue idee. “La nostra è una delle riforma più importanti degli ultimi 30 anni – spiega il professore vicinissimo ai 5 Stelle – Gli obiettivi saranno 2: dare sostegno al reddito per chi non supera la soglia di povertà e garantire una politica di riattivazione nel mercato del lavoro attraverso incentivi sia alle imprese sia stimoli alla formazione e alla riqualificazione professionale”. Un doppio fronte di azione che in qualche modo sta stretto a una misura che richiama semplicemente alla concessione di un contributo economico per chi è in difficoltà. “Non sarà così, abbiamo deciso di mettere dentro il reddito misure che spesso all’estero hanno nomi differenti. Ma quello che abbiamo fatto - sottolinea Tridico - esiste da 20 anni in Francia, Austria, Svezia e in Germania, Paese che per noi rimane la best practice a cui fare riferimento”.

C’è però il problema dei centri per l’impiego, che secondo la riforma dovrebbero occuparsi di garantire offerte di lavoro congrue ai percettori del reddito. “Attenzione – replica l’economista - se i centri per l’impiego a oggi non funzionano come dovrebbero non è perché noi facciamo il reddito, ma perché per 20 anni non è investito in politiche attive e di formazione. Si è provato in passato ad abbattere alcune rigidità del mercato del lavoro per migliorare la situazione ma la cosa, lo sappiamo non ha funzionato. Poi è arrivato il Rei, ma si è trattato di una misura timida e tardiva. Oggi, per la prima volta nella sua storia, l’Italia sta facendo quello che in Europa è già stato fatto, magari in modi differenti, da 20 anni”. A fare funzionare il reddito di cittadinanza saranno dunque i centri per l’impiego. Fra poco, spiega Tridico, ci sarà la prima ondata di 6 mila assunzioni nei centri di tutta Italia, saranno i ‘navigator’, giovani specialisti che si occuperanno di incrociare la domanda con l’offerta. E poi le Regioni assumeranno altri 4 mila professionisti. I centri per l’impiego cambieranno e “diventeranno delle startup, saranno completamente rigenerati”.

Per Tridico lo spirito di fondo del reddito di cittadinanza italiana, e il suo obiettivo costitutivo, “sarà non solo quello di cambiare il mercato del lavoro ma anche la stabilità sociale che genererà”. L’idea è quella di evitare in futuro un nuovo 2008, quando la crisi una volta arrivata all’Italia ha travolto i più fragili creando disoccupazione e marginalità a livelli mai visti. “Non vogliamo più che nei periodi di stagnazione o recessione esploda la poverità, il reddito tutelerà gli ultimi”. I tempi però, ammonisce il professore, non saranno immediati. I centri per l’impiego avranno bisogna di un periodo di rodaggio, ma “i giovani più facilmente ricollocabili da subito otterranno benefici e saranno indirizzati verso le offerte di lavoro migliori per loro”.

E tutti gli altri? “Vuole lo scenario fra un anno? Eccolo qui: ci sarà più di un milione e mezzo di nuclei familiari in condizioni migliori di quelle attuali. E non si dica che si tratta di divanisti o delinquenti, sono persone che hanno bisogno e che saranno sostenute e aiutate con una misura di redistribuzione del reddito. Per chi non riuscirà a inserirsi nel mercato del lavoro saranno attivati strumenti come l’assegno di collocazione obbligatorio (alle agenzie e ai centri impiego andranno fino a 5 mila euro a ricollocazione) e incentivi alle imprese che assumeranno coloro che sono inseriti nel programma del reddito di cittadinanza. “Creeremo nuovi posti di lavoro, e così - promette Tridico - salirà anche il pil”. (Giovanni Stinco) 

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