28 settembre 2018 ore: 12:55
Economia

Reddito di cittadinanza, “un aiuto a famiglie disagiate e con disabili”

Nella nota di aggiornamento al Def l’impostazione generale della misura voluta fortemente dal Movimento Cinque Stelle: è rivolto a chi si trova sotto la soglia di povertà relativa di 780 euro mensili. Tracciata la riforma dei centri per l’impiego già ampiamente anticipata
Economia, fondi, reddito di cittadinanza, rimesse, monete - SITO NUOVO
ROMA – L’obiettivo è quello di rafforzare “il contrasto alla povertà e le politiche attive del lavoro, grazie anche a maggiori risorse finanziarie per i Centri per l’Impiego”. La nota di aggiornamento al Def, il documento di economia e finanze, approvata ieri sera dal Consiglio dei Ministri, inizia a mettere nero su bianco i primi punti fermi sul reddito di cittadinanza. L’introduzione della misura, si legge nel testo, ha un duplice scopo: quello di “sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa individuata dall'Eurostat per l'Italia (pari a 780 euro mensili)” e quello di “fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante e dell'obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore”. 
 
La nota al Def chiarisce che “il Reddito di Cittadinanza giocherà un ruolo chiave nel sostegno alle famiglie disagiate e con disabili” e che “una Pensione di Cittadinanza sarà prevista per le persone che vivono al di sotto della soglia minima di povertà e verrà modulata tenendo conto della situazione complessiva dei nuclei familiari, anche con riferimento alla presenza al loro interno di persone con disabilità o non autosufficienti”.
 
“L'attuazione efficace dell'obbligo formativo e della effettiva partecipazione al mercato del lavoro – afferma ancora il testo del governo - richiede il rafforzamento qualitativo e quantitativo dei centri per l'impiego, tenendo anche conto della necessità di coordinarsi con il livello di governo regionale. Due sono gli aspetti più rilevanti che si dovranno definire: individuare le competenze da formare, funzionali allo sviluppo delle diverse Regioni; definire un sistema di tracciabilità dei fondi destinati alla ristrutturazione dei centri per l'impiego”.
 
“La ristrutturazione dei centri per l’impiego – si prosegue - dovrà puntare a rendere omogenee le prestazioni fornite, e realizzare una rete capillare in tutto il territorio nazionale”. Ancora, “il Governo intende attuare un piano di assunzioni di personale qualificato, in aggiunta a quanto già definito nella Legge di Bilancio per il 2018. Sarà inoltre dedicata particolare attenzione alla realizzazione del Sistema Informativo Unitario e allo sviluppo di servizi avanzati per le imprese, in grado di facilitare l’attività di ricollocazione dei disoccupati. Infine - recita ancora il testo - sarà necessario assicurare un adeguamento dei locali anche dal punto di vista strutturale, rendendo i centri per l’impiego un luogo in cui il lavoratore può trovare da subito un aiuto e condizioni adattate agli urgenti bisogni derivanti dalla perdita del posto di lavoro”.
 
La misura sarà definita più nel dettaglio in occasione della legge di bilancio: il vicepremier Di Maio ha parlato ieri di “10 miliardi” di euro destinati a “restituire il futuro a sei milioni e mezzo di persone”. Un target che andrà ulteriormente precisato, per capire di quali persone si tratti: oggi l'Istat stima che in Italia vi siano circa 5 milioni di poveri assoluti, individui e famiglie cioè che si trovano in una situazione di estrema indigenza e che non dispongono di risorse economiche tali da garantirsi uno standard di vita "minimamente accettabile" (è a questa fascia di popolazione che si rivolge il Rei, la misura varata dai governi nella scorsa legislatura, anche se al momento i criteri di accesso includono solo 2,5 milioni di persone). In povertà relativa, invece, quindi in una situazione meno grave della precedente, seppur a forte rischio, si trovano altri 4,4 milioni di italiani, per una cifra complessiva di 9,4 milioni di persone fra situazione di povertà assoluta e di povertà relativa.
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