11 maggio 2020 ore: 00:00
Welfare

Reddito di Emergenza, tutti contro il governo: “Così il Rem non va bene”

E’ entrata nel decreto “Rilancio”, ma nella sua ultima formulazione la misura pensata per aiutare le famiglie più in difficoltà escluse da altre forme di sostegno provoca delusione e amarezza. Forum DD e ASviS: “Iniqua disattenzione alla parte più debole del paese”. Caritas Italiana: “Non dimentichiamo i poveri”
Aula del Parlamento

ROMA – Alla fine il Rem – acronimo di Reddito di Emergenza – approda in Consiglio dei ministri, all’interno dell’elefantiaco decreto che fu “Aprile” e che ovvie considerazioni hanno consigliato di ribattezzare in altro modo. Nel “dl Rilancio” – destinato nelle intenzioni del governo a fornire al paese il carburante necessario per far fronte alle nefaste conseguenze del più grande stop economico produttivo degli ultimi decenni – c’è così spazio anche per il salvagente pensato espressamente per coloro, e non sono pochi, che si sono ritrovati in grave difficoltà e non sono stati toccati (o lo sono stati in modo insufficienti) dalle altre misure di sostegno messe in campo. Un aiuto immediato a chi non era povero ed è ora precipitato nella povertà, un sostegno straordinario destinato ai nuclei familiari oggi più in difficoltà.

 

Il Rem: cosa è e a chi dovrebbe andare

Il Rem, così come messo nero su bianco dal governo, è un aiuto straordinario in denaro, erogabile al massimo per due volte, del valore mensile compreso fra 400 e 840 euro: per averlo occorrerà fare domanda all’Inps entro la fine del mese di giugno 2020. E’ riservato a famiglie, residenti in Italia, che oltre ad avere avuto un reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore alla soglia di 840 euro, abbiano anche un valore Isee inferiore ai 15 mila euro e una modesta disponibilità di risparmi (secondo la norma, un patrimonio mobiliare dell’anno 2019 inferiore alla soglia di 10 mila euro, nel caso di un componente, 15mila euro nel caso di due componenti, 20 mila euro per tre o più componenti, con ulteriori 5 mila euro nel caso di presenza di persona con disabilità grave o non autosufficiente). Lungo l’elenco degli esclusi: chi percepisce una pensione (a meno che non sia di invalidità), chi è detenuto in carcere, chi è ricoverato in un istituti di cura di lunga degenza o in altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica, chi ha usufruito di altri aiuti per l’emergenza Covid-19 (ad esempio i lavoratori con partita Iva o co.co.co destinatari dei 600 euro di bonus previsti dal decreto “Cura Italia”, i lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti balneari, i lavoratori del settore agricolo, quelli dello spettacolo). Il Rem è off limits anche per i percettori del Reddito di Cittadinanza, che possono però richiedere l'eventuale differenza fra quanto percepiscono e la soglia massima del Rem.

 

Caritas Italiana: “Non bisogna lasciare indietro nessuno”

Un primo segnale che i contorni della misura non avrebbero soddisfatto le organizzazioni che più decisamente avevano richiamato la necessità di dare risposte adeguate e urgenti era arrivato dalla Caritas Italiana, che nella serata di venerdì 8 maggio aveva ricordato la “fase delicata” attraversata dal paese e “la necessità di introdurre il Reddito di Emergenza (Rem) per non lasciare indietro nessuno, garantendo e tutelando tutti, quindi ogni persona, a partire da quelle più fragili e più deboli, nella consapevolezza che (parole di Papa Francesco) “il conto più pesante della pandemia lo pagano i poveri”.

Caritas Italiana,  ricordando “l’aumento considerevole di nuove famiglie e persone che si rivolgono ai nostri centri e servizi” e la presenza di “condizioni di vulnerabilità che rischiano di far scivolare in povertà altre centinaia di migliaia di persone, se non si interverrà tempestivamente”, affermava la necessità “urgente” di una “misura straordinaria, a tempo, costruita per raggiungere, nel modo più semplice e rapido possibile, chiunque sia in difficoltà e non riceva altri interventi pubblici”. E poiché le bozze già circolanti allora non andavano esattamente e pienamente in questa direzione, esprimeva “la propria preoccupazione sulle effettive caratteristiche che assumerà la misura in via di elaborazione” (pur assicurando in ogni caso, ovviamente, “piena collaborazione nei territori affinché l’attuazione del Rem si realizzi nel modo migliore possibile”). Nel linguaggio sempre particolarmente diplomatico che caratterizza Caritas Italiana, parole che segnalavano la richiesta al governo di fare di più e meglio.

 

ForumDD/ASviS: “Il governo risparmia sui più deboli: scelta ingiusta e dannosa”

Ad usare toni ancora più netti, nella mattinata di domenica 10 maggio, sono il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) e l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), organizzazioni che già a fine marzo avevano presentato una proposta completa di Rem (coordinata da Cristiano Gori, docente di Politiche sociali all'Università di Trento) che arrivasse “alle persone in maggiori difficoltà e prive di altre tutele pubbliche in questi primi mesi di crisi”. Le parole usate non lasciano spazio ad interpretazioni:

“Pare proprio che il Governo non voglia assicurare una protezione sociale equa, dignitosa e di facile accesso alla parte più vulnerabile della popolazione: lavoratori a termine a cui non hanno rinnovato il contratto, chi ha perso un lavoro non regolare, chi non può più beneficiare della rete familiare. Se si confermasse questa iniqua disattenzione alla parte più debole del paese, si aggraverebbe l’impoverimento e si toglierebbe a tanti la possibilità di ricostruire, con un minimo di serenità, un programma di vita. Una scelta ingiusta e dannosa per la ripresa dell’intero paese. E’ mai possibile che siano ancora una volta i più deboli a pagare il prezzo più alto? Che proprio su di loro si risparmi?”.

Già la prima stesura del testo del decreto, circa una settimana fa, non aveva soddisfatto le due realtà: “Nella proposta ForumDD-ASviS si chiedeva – ricordavano ieri - di erogare il Rem il più in fretta possibile e raggiungere il maggior numero possibile di famiglie in difficoltà, mentre nella bozza del decreto l’obiettivo era evitare irregolarità e contenere la spesa pubblica dedicata”. ForumDD e ASviS rivendicavano di aver “sempre sottolineato, nel formulare le richieste, l’esigenza di una misura della durata necessaria a permettere agli interessati di non essere angustiati dalla sopravvivenza e di poter riprogrammare la propria vita in questa fase così pesante”, e quindi, di conseguenza, “la necessità di dotare l’intervento di un’adeguata copertura finanziaria”. Tenendo conto, sul lato dei controlli, che “è prassi internazionale in queste condizioni estreme accettare un numero di irregolarità superiore rispetto alle situazioni ordinarie” e prevedendo comunque “l’attuazione di verifiche successive sulle autocertificazioni”. Per questo già cinque giorni prima, il 6 maggio, ForumDD e ASviS avevano elaborato una proposta di emendamento alla prima bozza del decreto. Senza successo, dato che - confermavano nella mattinata di domenica 10 maggio - “non abbiamo ricevuto alcuna risposta sul perché l’emendamento non vada bene”. E incalzavano: 

“Si conta forse sul fatto che nessuno si accorgerà di cosa davvero significhi il provvedimento? Che non si comprendano i limiti della sua efficacia? Che non emerga l’obiettivo di scaricare il vincolo di spesa sulla parte più vulnerabile e senza voce della popolazione?

Era un ultimo appello all’esecutivo a cambiare rotta, seppur in extremis, e a confrontarsi. Il risultato? Il testo della bozza del Rem si è allontanato ancor di più dalle indicazioni fornite dalle due organizzazioni: le tre mensilità fino a quel momento previste sono diventate nel testo del governo solamente due, e con un limite stringente a giugno 2020. Inascoltate le richieste di escludere dai requisiti di accesso il tetto Isee a 15 mila euro, così come la previsione di misure per facilitare la presentazione delle domande (uso di autocertificazioni, con successiva verifica): “Più si collocano ostacoli alla possibilità di ricevere il Rem, più a fare domanda saranno solo le persone dotate degli strumenti per superarli. Che spesso, però, non sono quelle che ne avrebbero maggiormente bisogno”, avevano spiegato giorni fa. Con un giudizio sintetico sull’operare del governo: dal decreto “sembra emergere l’immagine di uno Stato che deve ‘difendersi dalle richieste della società’ e non ‘aprirsi alle esigenza della società’”.

 

Il governo risponde picche anche all’Alleanza contro la povertà

Non sorte migliore sembrano attendere, per inciso, le proposte che in queste stesse settimane ha lanciato l’Alleanza contro la Povertà, network guidato da Acli e Caritas, che ha più volte chiesto un’interlocuzione al governo per proporre una rivisitazione del Reddito di Cittadinanza, tale da rispondere in modo flessibile e veloce alle nuove esigenze provocate dall’emergenza Covid-19. “La crisi economica conseguente alla pandemia rischia di durare per un periodo assai più lungo di quello previsto per il Rem, con conseguenze almeno di medio se non di lungo corso sulla povertà: pertanto un Reddito di cittadinanza modificato e adeguato all'emergenza consentirebbe di far fronte anche ai mesi successivi all’emergenza stessa”, ha detto nei giorni scorsi il portavoce Roberto Rossini, presidente delle Acli, che nella prima mattinata di venerdì 8 maggio è stato ricevuto da Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro. Cogliere l’occasione per fare un tagliando al Reddito di Cittadinanza era – secondo l’Alleanza - la cosa più giusta da fare, disegnando al contempo un Rem “quanto più complementare all'esistente e semplice possibile”: non dunque quel sostanziale doppione – pur con qualche differente requisito - che il decreto del governo prevede. All'orizzonte non sembrano esserci sorprese: l'esecutivo non pare intenzionato a cambiare il Reddito di Cittadinanza, che resta là, con tutte le sue luci e tutte le sue ombre.

 

 

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