11 maggio 2020 ore: 14:20
Immigrazione

Regolarizzazione migranti. Mininni (Flai Cgil): “Serve un atto di coraggio politico”

Mentre si attende il testo definitivo del Decreto Rilancio, il segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, torna a chiedere un intervento concreto al governo. “Non è buonismo. È giustizia sociale ed è una lotta che riguarda tutti: ne beneficeranno anche i lavoratori italiani”
Stranieri lavorano nei campi, caporalato, braccianti
ROMA - Sulla regolarizzazione dei migranti “serve un atto di coraggio politico e di giustizia sociale da parte del governo e serve velocemente”. Mentre a Palazzo Chigi si sta lavorando agli ultimi dettagli sul Decreto Rilancio - su cui non sono mancate tensioni all’interno della maggioranza proprio sul tema dei migranti -, Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, torna a chiedere all’esecutivo atti concreti a favore di quei tanti braccianti che durante questi mesi di lockdown hanno continuato a lavorare nei campi, spesso sfruttati e senza diritti, per garantire l’arrivo di generi alimentari nei supermercati di tutta Italia. “Quella per la regolarizzazione è una lotta di tutti - spiega Mininni - poiché togliendo i migranti dal giogo dei caporali e della criminalità organizzata si può riuscire a rompere questo meccanismo perverso e sicuramente ne beneficeranno anche i lavoratori italiani che spesso subiscono un sotto-salario diffuso in agricoltura. Se si regolarizzano i migranti potremo batterci uniti, lavoratori italiani e stranieri, per avere il giusto salario e l’applicazione dei contratti, mentre le aziende che sfruttano non avrebbero più la possibilità di ricattare i lavoratori, anche italiani, minacciandoli di trovare chi è disposto a lavorare, per necessità, in condizioni peggiori. Questo non è buonismo. È giustizia sociale!”
 
Sul tema, il governo è al lavoro, ma le discussioni all’interno dell’esecutivo hanno fatto temere nuovi rinvii, tanto che la questione regolarizzazione non è tra le tematiche trattate nell’ultima bozza del decreto circolata nella giornata di ieri. Al centro del dibattito, la durata del permesso di soggiorno da concedere ai migranti. Secondo alcune fonti, tuttavia, l’accordo sarebbe stato raggiunto, ma sarà soltanto il Consiglio dei ministri a fugare ogni dubbio. Un dibattito che per Mininni lascia basiti. “In questi giorni rimbalzano sulla stampa e sui social dichiarazioni sulla regolarizzazione che ci lasciano a dir poco perplessi - aggiunge il segretario generale della Flai Cgil -. Non si fa altro che sparare numeri, di quanti irregolari ci sono, di quanti ne abbiamo davvero bisogno, di quanti si possono regolarizzare e per quanto tempo. Un dibattito di questo livello non ci appassiona, men che mai ci appassiona l’idea di dover parlare dei migranti come se fossero degli ospiti di cui ci fanno ora comodo le loro braccia ma che, una volta terminate l’emergenza e la stagione di raccolta, possiamo serenamente accompagnare alla porta”.
 
Interventi a tempo che ancora una volta rischiano di essere soltanto una toppa su una questione complessa che necessita di interventi a lungo termine. “Come Flai Cgil siamo stati tra i primi a chiedere la regolarizzazione - ricorda Mininni -, svincolandola dall’assurdo dibattito sui voucher, non solo perché è giusta ma perché stiamo parlando di persone a cui vanno riconosciuti diritti fondamentali. Persone, non braccia, non numeri.  Sono lavoratrici e lavoratori che hanno diritto ad un salario e ad una vita dignitosi. E questa è veramente una causa giusta perché serve gli interessi di tutti. Sappiamo benissimo che sfruttamento e caporalato non fanno distinzioni di etnia, colore e credo religioso”.
 
Secondo Mininni, quello della regolarizzazione è un tema trasversale poiché andrebbe anche a togliere terreno alla criminalità organizzata e consentirebbe di mettere fine anche al fenomeno dei ghetti. “Le mafie approfittano della vulnerabilità e del bisogno dei lavoratori per esercitare il loro potere con ricatti ed intimidazioni - spiega il segretario generale della Flai Cgil -. Con il permesso di soggiorno che darebbe loro la possibilità di muoversi nel nostro Paese tranquillamente e ricercare un lavoro regolare, si consentirebbe ai migranti una vita dignitosa, l’affitto di una casa e, quindi, la definitiva scomparsa della vergogna italiana dei ghetti. Se poi tutto questo dovesse servire anche a far fronte alla mancanza di manodopera in agricoltura, ben venga la possibilità di potersi liberamente spostare nel nostro Paese e scegliere di andare a lavorare, con un regolare contratto, in territori dove c’è disponibilità di lavoro. D’altronde dimentichiamo che gli immigrati vengono da noi per lavorare, non certo per fare una vacanza. Una cosa di assoluto buon senso, ma certamente non è la principale ragione per la quale chiediamo la regolarizzazione”.
 
Per queste ragioni, spiega Mininni, risulta “incomprensibile” la presa di posizione di alcuni esponenti del Movimento 5 stelle. “Non colgono che dietro questo tema c’è una battaglia di giustizia e di legalità - continua Mininni -. Tanti magistrati hanno già spiegato che la mafia beneficia da questa illegalità diffusa. Come fa un Movimento che si è sempre distinto su diritti e legalità a non cogliere questo aspetto? Non riusciamo proprio a comprendere alcune dichiarazioni di esponenti del M5S che dicono di essere contrari alla regolarizzazione. Non si rendono forse conto che in questo modo rinunciano a combattere irregolarità e illegalità, trincerandosi, oltretutto, dietro una posizione ideologica che non sanno spiegare”.
 
A preoccupare il segretario generale della Flai Cgil anche la mancata risposta del governo alle tante voci di associazioni e cittadini che in queste settimane hanno chiesto a gran voce un intervento. È del 25 marzo scorso, infatti, la lettera-appello inviata alle istituzioni dalla Flai Cgil insieme a Terra Onlus. Un appello a cui hanno aderito tra gli altri anche il cardinale Konrad Krajewski, don Luigi Ciotti, Mimmo Lucano, Emergency, Caritas e Action Aid e tante altre organizzazioni per chiedere un intervento straordinario per la tutela e la regolarizzazione dei braccianti ospitati nei ghetti. Ad oggi, però, non c’è stata ancora nessuna risposta ufficiale da parte dei ministri competenti, del presidente del Consiglio Conte e neanche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Non abbiamo ancora ricevuto risposte ufficiali - conclude Mininni - anche se quell’appello ha fatto muovere un mondo. Dai destinatari di quell’appello non siamo stati mai formalmente chiamati, né hanno manifestato un interesse, anche se poi il ministro Bellanova e il ministero dell’Interno si sono fatti carico della questione”.(ga)
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