8 novembre 2013 ore: 10:21
Società

Ricerca Ue: l’antisemitismo è ancora ben radicato. E infesta il web

Rapporto dell’agenzia Fra nell’anniversario della “notte dei cristalli”. Per tre quarti dei 6 mila ebrei intervistati il problema è diventato più grave negli ultimi 5 anni. Il 21% per cento ha subito una o più volte insulti verbali, molestie o un attacco fisico
Davide Monteleone/Contrasto Razzismo, neo nazisti fanno saluto nazista

boxL'antisemitismo è ancora radicato in Europa, infesta il web, influenza in negativo la vita delle persone ebree, e per contrastarlo sono necessarie misure più mirate di quelle attuate fino ad oggi. In estrema sintesi, questi sono i risultati del rapporto dell'Agenzia dell’Unione europea per i diritti umani (Fra): “Discriminazione e crimine d'odio contro gli ebrei negli stati membri dell'Ue: esperienze e percezioni dell'antisemitismo” presentato a Vienna questa mattina. La data non è casuale: oggi infatti è il 75° anniversario della notte dei cristalli, il pogrom ad opera dei nazisti che avvenne contemporaneamente in Germania, Austria e Cecoslovacchia, causando decine di migliaia di deportazioni.

“L'antisemitismo è un esempio inquietante di come il pregiudizio possa persistere attraverso i secoli, e non ha spazio nella nostra società contemporanea. E' particolarmente desolante vedere che internet, che dovrebbe essere un mezzo di comunicazione e dialogo, è usato come uno strumento di vessazioni antisemite”, ha dichiarato il direttore della Fra Morten Kjaerum. “Anche se molti governi Ue hanno fatto grandi sforzi per combattere l'antisemitismo, sono necessarie misure più mirate”.

Contestualmente a questo rapporto, è stata presentata la panoramica annuale della Fra sull'antisemitismo, che raccoglie dati statistici sugli episodi di antisemitismo raccolti nei vari Paesi da fonti sia governative che non, ma la differenza principale è che questo sondaggio permette di presentare per la prima volta dati statisticamente comparabili, in quanto raccolti con la stessa metodologia. Il sondaggio si basa su interviste fatte a poco meno di 6.000 persone dai 16 anni in su che si definiscono ebree, svolte negli 8 paesi in cui risiede il 90% della popolazione ebraica stimata nell'Ue: Belgio, Germania, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Svezia e Regno Unito.

Il 66 per cento degli intervistati considera l'antisemitismo un grosso problema nel suo Paese, e secondo il 76 per cento la situazione è diventata più grave negli ultimi 5 anni. Il 21 per cento ha subito uno o più incidenti riguardanti insulti verbali, molestie o un attacco fisico (quest'ultimo riguarda il 2 per cento degli intervistati) nei 12 mesi precedenti il sondaggio. Il 76 per cento delle vittime di un qualche tipo di attacco antisemita non l'ha denunciato alla polizia né ad altre organizzazioni, il che si lega alla raccolta dati ancora insufficiente, che non permette di avere tutte le prove della portata numerica di questo fenomeno. C'è poi il filone dell'antisemitismo mediatico: il 59 per cento risponde che è un problema “molto grande” o “piuttosto grande”, mentre, per quanto riguarda internet, la percentuale sale al 75 per cento, e in Italia schizza all'87 per cento, con un 73 per cento che ritiene che l'antisemitismo online sia un fenomeno molto aumentato negli ultimi 5 anni.

L'Agenzia per i diritti umani ha il potere di elaborare dei “suggerimenti” per i decisori politici, non quello di costringere i singoli stati ad adeguare la loro legislazione, come accade invece per le direttive. Lo ha fatto anche in questo caso, consigliando di registrare in modo più efficace e completo le violazioni dei diritti umani subite dalla popolazione ebraica, che le personalità pubbliche condannino le dichiarazioni antisemite, e di trovare nuovi modi per contrastare il dilagante fenomeno dell'antisemitismo online, ad esempio creando unità di polizia specializzate nell'indagare i crimini d'odio su internet. (Elisa Manici)

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