27 novembre 2014 ore: 14:50
Salute

Ricerche sul web, Ebola batte nettamente l'Hiv/Aids. E sui social non se ne parla

Un report realizzato da HIVNonfermiamoci per sensibilizzare e mantenere alta l'attenzione sul tema Hiv/Aids mostra come la soglia di attenzione si sia ridotta in modo rilevante e quasi appiattita dal 2004 ad oggi. E ancora troppe le persone che per timore del risultato non si sottopongono al test
Virus hiv, aids

ROMA - Sviluppato da Janssen con il sostegno di Simit e Anlaids, "HIVNonfermiamoci" parte con una campagna nazionale sui principali media in occasione della Giornata mondiale per lotta contro l’Aids (il 1 primo dicembre), ed ha realizzato un report che analizza i dati riguardanti le ricerche su internet sull’Hiv/Aids.

- Il report è un’analisi quali-quantitativa dell’interesse e delle conversazioni sul web legati alla tematica effettuata per HIVNonfermiamoci (Cohn & Wolfe - Novembre2013/Novembre 2014) ed ha restituito una fotografia del grado di consapevolezza e di conoscenza delle tematiche legate all’Hiv/Aids.
Un primo livello di ricerca – realizzata cercando il trend delle ricerche fatte negli ultimi dieci anni con i termini Hiv/Aids - dimostra come la soglia di attenzione si sia ridotta in modo rilevante e quasi appiattita dal 2004 ad oggi.
Un secondo livello di analisi ha comparato i volumi delle conversazioni con chiavi di ricerca generiche Hiv/Aids ed ebola: tra blog, forum, news e Twitter. Ebola registra nel periodo considerato oltre 440 mila citazioni, mentre Hiv/Aids poco più di 70 mila.

Un terzo livello di analisi dedicato esclusivamente al tema Hiv/Aids ha utilizzato chiavi di ricerca più specifiche, includendo quindi termini e riferimenti più strettamente identificativi
(per esempio i tipi di terapia, le diverse verbalizzazioni legati a prevenzione, test e contagio, l’aderenza alla cura) e ha rilevato i dati su Twitter, blog, siti di news e forum registrando circa 17 mila citazioni. Quello che è interessante, però, è l’andamento nel corso dell’anno considerato: è pressoché piatto, il numero di citazioni piuttosto basso, la media è di 48 al giorno ma intorno alla Giornata mondiale si rilevano per esempio oltre 1200 citazioni. Si evidenziano cioè alcuni picchi, peraltro piuttosto distanti tra loro, relativi a iniziative o notizie specifiche – come appunto la Giornata mondiale, giorno in cui il tema torna alla ribalta su tutti i canali -, oppure in occasione del rilascio di dati e linee guida da parte dell’Oms o per la notizia della bimba americana siero negativizzata (notizia peraltro poi smentita dal Croi).

“L'informazione è una delle armi più efficaci per fermare il diffondersi dell'infezione da Hiv – spiega Mauro Moroni, presidente nazionale Anlaids –. È fondamentale che siano rese disponibili notizie accurate sull'efficacia dei mezzi di prevenzione, primo fra tutti l'uso del preservativo nei rapporti sessuali, sia eterosessuali che omosessuali. Ma è anche importante che le persone sappiano che, nel caso si espongano al rischio di contrarre l'infezione, è indispensabile effettuare regolarmente il test Hiv per poter iniziare tempestivamente la terapia che oggi garantisce una buona qualità della vita se assunta per tempo e correttamente. Per questo in Anlaids stiamo lavorando anche per migliorare la qualità delle informazioni disponibili sul web”.
Ma quali sono i temi più trattati e quale fonte diventa più rilevante? In termini quantitativi, come si è visto, Twitter è la fonte con il maggior numero di citazioni, ma riflette in modo quasi speculare le altre fonti in termini di dispersione. Come è proprio del mezzo, Twitter quasi sempre fa rimbalzare le notizie dei media, dunque i temi trattati – e anche i picchi di citazioni – sono quasi uguali tra le due fonti. Ma rispetto ad altri temi, come ad esempio l’ebola, la numerica relativa a Twitter è ridotta, segno del disinteresse delle persone.

In particolare i forum sul tema Hiv e Aids occupano l’ultimo posto per quanto riguarda i luoghi virtuali in cui discutere del tema. La scarsità di contenuti reali presenti su questo tipo di piattaforma è data da molti fattori: in parte è dovuta al tema della privacy – si noti che non vengono rilevati i forum per i quali è necessaria una registrazione, ma solo quelli aperti – e della volontà di proteggersi nonostante sia possibile rendersi anonimi; in parte è da giustificarsi con la ridotta attività di consulenza e confronto professionale realmente disponibili.

L’analisi qualitativa ha rilevato che le ricerche più frequenti sono quelle attinenti in primis le informazioni sulla patologia e a seguire quelle su medici e strutture alle quali rivolgersi soprattutto per effettuare il test. Seguono poi ricerche di pubblicazioni in materia e quelle di chat e forum ai quali rivolgere domande per chiarire dubbi.
Andando a verificare chi effettivamente scrive o commenta, si trovano centinaia e centinaia di utenti diversi, blog più che mai personali senza un reale seguito, aggregatori di notizie. Si identifica così una top ten degli utenti più attivi, ma a seguire le voci si sparpagliano e diventano un reale rumore di sottofondo che in realtà non comunica né informa realmente. I forum per loro natura accolgono e raccolgono scambi di opinione, richieste di informazioni, scambi di esperienze. Perlopiù si parla delle interazioni sociali, della paura del contagio, delle discriminazioni e si pongono domande sulle terapie e sulla qualità della vita,  sul test e sulle strutture a cui rivolgersi, oltre che sugli effetti collaterali dei farmaci.
Nella maggior parte dei casi chi scive sono giovani sotto i 35 anni che ne parlano e il dato più preoccupante emerso è che il timore maggiore è quello di ricevere esito positivo al test, una paura così forte che spesso porta ad evitare di farlo.

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