19 giugno 2014 ore: 13:02
Immigrazione

Richiedenti asilo, a Roma 7 mila vivono in ricoveri di fortuna e stabili occupati

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, la Caritas di Roma pubblica un dossier sulla situazione di emergenza e sull'impegno dell'accoglienza. Il comune di Roma ha messo a disposizione 2.581 posti
Dormitorio. Letti

ROMA - Mamara è arrivato a Roma diciassettenne, un ragazzo fragile e vulnerabile a causa delle violenze subite nel suo paese di origine, il Mali, per le quali ha sviluppato una forma di balbuzie piuttosto acuta che si manifesta soprattutto quando vive momenti di tensione. Dopo un percorso di cura e formazione durato oltre tre anni, attualmente lavora part-time come facchino in un hotel del centro e frequenta un corso di informatica. Ramsi è arrivato invece dalla Siria, in fuga dalla guerra, lasciando la sua ben avviata attività commerciale e tutti i suoi averi. Insieme alla moglie e ai due ragazzi ha potuto frequentare un corso di primo livello di italiano e ricevere un sostegno per l’affitto. 

Sono le “storie” che ogni giorno si presentano al Centro Ascolto Stranieri della Caritas di Roma e che il tema della Giornata Mondiale del Rifugiato 2014, “Una storia dietro ogni numero. Ogni storia merita di essere ascoltata”, che si celebrerà il 20 giugno, vuole far conoscere. Storie che a Roma sono racconti di solidarietà e accoglienza, ma anche storie di sofferenza, emarginazione, abbandono e discriminazione. In occasione della Giornata del Rifugiato la Caritas di Roma presenta un dossier informativo sulla situazione di emergenza presente nella Capitale, in cui settemila richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale vivono in ricoveri di fortuna, stabili occupati, accampamenti “informali”. Tra loro anche donne e bambini. 

I principali “insediamenti spontanei” presenti a Roma sono a Ponte Mammolo, un grande agglomerato esistente da prima del 2000, localizzato in una zona periferica ma nei pressi della stazione metropolitana. All’interno coesistono gruppi di persone appartenenti a diverse nazionalità: eritrei ed etiopi, latinoamericani (ecuadoregni), marocchini, persone dell’Est europeo (ucraini, russi, moldavi), montenegrini (primi occupanti dell’insediamento) e un gruppo di bengalesi. L’insediamento è letteralmente suddiviso in “blocchi” e nell’ultimo anno il numero degli abitanti è passato da 120 a più di 250 (con punte massime di 400) e con una forte prevalenza di eritrei transitanti, tra cui molti minori non accompagnati.  

Romanina “Selam Palace” è un’occupazione dell’edificio di sette piani ex Enasarco, che ha ospitato anche la Facoltà di Lettere dell’Università Tor Vergata. Vi sono presenti etiopi, somali e sudanesi. Nell’ultimo anno la popolazione presente è pressoché raddoppiata (nel 2012 erano circa 700 persone) anche se il numero reale delle presenze è difficile da individuare perché ci sono continui arrivi e partenze. Alcune associazioni stimano anche in 2 mila le presenze. A via Collatina in un edificio di sette piani occupato nel 2004 trovano riparo circa 600 persone stabilmente, con punte di 900 nei mesi invernali. Le presenze prevalenti sono quella etiope ed eritrea, diversi i nuclei familiari con bambini piccoli. Da qualche mese è stato occupato anche un grande stabile in Piazza Indipendenza dove sono presenti circa 500 persone in stragrande maggioranza eritrei. 

Il comune di Roma ha messo a disposizione dal 1 marzo 2014 2.581 posti (circa il 20% del totale nazionale) – tra cui il Ferrhotel e Monteverde gestiti dalla Caritas di Roma - anche se molti centri debbono ancora essere aperti perché non è stata firmata la convenzione. Questa situazione così complessa ha acuito le già difficili condizioni abitative dei protetti internazionali, facendo emergere in maniera ancora più evidente il fenomeno delle occupazioni già molto diffuso a Roma. Ciò che caratterizza i nuovi arrivi è il fatto che sono quasi esclusivamente potenziali titolari di protezione internazionale che però a causa del Regolamento Dublino decidono di non presentare la domanda di protezione in Italia e quindi di non farsi identificare, tentando di proseguire il viaggio verso altri Paesi del Nord Europa. Sono in Italia senza documenti e dunque senza la possibilità di usufruire dei servizi. La paura li fa desistere dall’accedere anche ai servizi sanitari alimentando così paure per lo più immotivate riguardola diffusione di malattie. L’Unhcr ha comunicato che i siriani che sono sbarcati in Italia sono stati 11.000 ma solo 700 di questi hanno presentato domanda di protezione internazionale, così come gli Eritrei che sono arrivati in 10.000 mentre solo 2000 di essi hanno presentato la domanda.  

L'impegno della Caritas. L’impegno della Caritas di Roma con i rifugiati risale all’inizio degli anni ottanta grazie all’esperienza del Centro di Ascolto Stranieri di Via delle Zoccolette. Il Centro, a cui si è aggiunto quello su Lungomare Toscanelli a Ostia, coordina tutti i servizi per i cittadini stranieri promossi dalla Caritas romana. La missione principale è ascoltare e rispondere ai problemi dei cittadini stranieri in difficoltà, che arrivano o vivono a Roma con l’obiettivo di offrire orientamento e sostegno per facilitare percorsi di autonomia; monitorare, conoscere e far conoscere il fenomeno delle migrazioni; sollecitare le istituzioni pubbliche in relazione alle varie necessità; dare un contributo di idee e di esperienze a livello progettuale e gestionale, sul piano normativo e sociale.

Nell’ambito del Centro di Ascolto sono attivi una scuola di italiano, uno sportello lavoro per la formazione e l’orientamento, uno sportello di assistenza legale per le pratiche con la Questura e le commissioni dei rifugiati, uno sportello di segretariato sociale.

La Caritas ha attivato anche due comunità alloggio per rifugiati e protetti internazionali : Ferrhotel, che ospita stabilente 54 uomini, e Monteverde, con 30 donne. Sono servizi che rientrano nell’ambito del sistema di accoglienza nazionale Sprar e operano in convenzione con il comune di Roma.  

Nell’ambito dei servizi sanitari della Caritas è stato attivato il progetto Ferite Invisibili per la riabilitazione psico-sociale delle vittime di tortura, violenza e altri traumatismi psichici tra i rifugiati. La delicatezza dei casi e la complessità del tema richiedono un approccio clinico e riabilitativo nei confronti di queste persone basato non solo su una particolare attenzione, ma anche, soprattutto, su specifiche competenze e alta professionalità. In quasi 7 anni di attività, il progetto ha preso in carico 183 pazienti e sono stati effettuati 2.259 colloqui psicoterapeutici con una media di 12,3 visite/paziente a sottolineare la complessità e la delicatezza dell’approccio terapeutico. I pazienti provengono soprattutto dall’Afghanistan, Guinea, Nigeria, Costa d’Avorio e Eritrea.

Anche nei tre Centri di Pronta Accoglienza per Minori, in cui la Caritas accoglie più di 250 minori stranieri non accompagnati all’anno, un terzo dei ragazzi presenta domanda per il riconoscimento dell’asilo politico o di protezione umanitaria. La pronta accoglienza ha come obiettivo di ricostruire il quadro familiare e personale e di sviluppare percorsi di integrazione sociale e culturale, con particolare attenzione alla sfera emotiva ed affettiva. I ragazzi ricevono quindi assistenza materiale per tutto ciò di cui hanno bisogno, ma anche assistenza sanitaria, psicologica, sociale, legale, attraverso anche l’ausilio di mediatori culturali. 

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