10 novembre 2014 ore: 15:20
Economia

Riforma del terzo settore, Banca etica: incentivi fiscali e ridurre le barriere agli investimenti

Audizione in Commissione Affari sociali. Tre le proposte, tra cui una semplificazione burocratica per gli strumenti innovativi – come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione - che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale
Soldi povertà

ROMA  - Giornata di lavori intensi alla Camera dei deputati. Sono in programma oggi infatti le audizioni per la legge di riforma del terzo settore, voluta dal governo Renzi. La commissione Affari sociali della Camera dei deputati ascolterà, oltre a circa 30 organizzazioni del non profit, anche Banca etica. L’istituto bancario, presieduto da Ugo Biggeri, tra le sue attività finanzia progetti ecocompatibili, volontariato, e progetti di sviluppo nel terzo mondo. È proprio al variegato universo della cooperazione sociale, del volontariato, del no profit, delle fondazioni e delle imprese sociali che intende rivolgersi il Governo che, sulle misure da adottare, vuole conoscere le opinioni di chi tutti i giorni opera con altruismo nel terzo settore. Banca etica partecipa alle audizioni con proposte specifiche, relative al ruolo che la finanza potrebbe avere nel moltiplicare le risorse a sostegno delle realtà del terzo settore e dell'economia sociale.

In particolare il presidente Biggeri esporrà ai deputati alcune proposte di modifica alle normative nazionali e internazionali, ritenute necessarie per far crescere le esperienze positive di finanza al servizio del bene comune. Prima tra tutte una chiara definizione di finanza etica, il cui concetto l’istituto bancario auspica venga reintrodotto nel testo, al fine di creare norme capaci di stimolare la finanza realmente al servizio del bene comune e dell'interesse. La seconda proposta riguarderà poi gli incentivi fiscali e la riduzione delle barriere agli investimenti nel Terzo settore. Nonostante Banca etica apprezzi le misure del ddl, che prevedono un regime fiscale incentivante per i prodotti finanziari che veicolano il risparmio privato verso progetti di interesse collettivo, non convincono le attuali norme internazionali che penalizzano chi investe sul sociale. In particolare gli accordi di Basilea 2 e 3 che penalizzano fortemente le banche che finanziano imprese sociali e realtà del Terzo settore, imponendo livelli molto elevati di assorbimento patrimoniale. 

Secondo Banca etica anche le norme sulle banche dovrebbero distinguere tra diverse tipologie di istituti di credito. Con troppa facilità oggi si applicano, infatti, le stesse regole a realtà profondamente diverse come sono da una parte le grandi banche d'affari speculative e dall'altra le piccole banche eticamente orientate, o quelle cooperative, mutualistiche, con forte base territoriale e orientamento al finanziamento delle Pmi. Tra i tanti ostacoli che in Italia si frappongono tra il proporre e il fare c’è poi la burocrazia. Un vero e proprio problema ricorrente. In quest’ottica si innesca la terza proposta di Banca etica, che proporrà una semplificazione burocratica per tutti gli strumenti innovativi – come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione - che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale. La semplificazione sarebbe senz'altro possibile quando le cifre investite sono contenute (ad esempio entro i 5 mila euro).

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