21 ottobre 2021 ore: 10:35
Giustizia

Riforma giustizia civile, “stralciare la parte relativa a quella minorile”

La rete #5BuoneRagioni chiede alle istituzioni di aprire un tavolo di confronto: "Modifica dell'assetto solo dopo un confronto con i soggetti pubblici e privati interessati". Ecco perché secondo le associazioni la riforma "non risponda affatto all’obiettivo di migliorare la giustizia minorile"
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ROMA - Stralciare dalla legge delega sulla riforma della giustizia civile la parte relativa alla giustizia minorile e aprire un tavolo di confronto interistituzionale dedicato. Lo chiedono le associazioni riunite nella rete #5BuoneRagioni:  Associazione Agevolando, Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento all’Infanzia (Cismai), Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (Cncm) e Sos Villaggi dei Bambini.

La rete ha inviato una lettera al governo e ad altri referenti istituzionali “per far presente le numerose e gravi criticità contenute nel testo della legge delega e avanzare le sue richieste”. “Appare difficilmente comprensibile – sottolineano - che un tale cambiamento della giustizia minorile sia stato introdotto e approvato in tempi rapidissimi e senza alcun confronto con alcune istituzioni e i soggetti del terzo settore interessati”. Le associazioni chiedono che “una eventuale modifica dell’assetto della giustizia minorile venga realizzata solo dopo un approfondito confronto con tutti i soggetti pubblici e privati interessati”. La rete #5BuoneRagioni ritiene che la riforma “non risponda affatto all’obiettivo di migliorare la giustizia minorile” e ne elenca le ragioni.

Istituzione del Tribunale unico per le persone, per i minorenni e per le famiglie. "Invocata dalla gran parte degli addetti ai lavori, non supera – nella formulazione prevista nella legge delega – l’attuale situazione di frammentazione delle competenze, che resterebbero separate tra quelle attribuite al Tribunale ordinario e quelle assegnate al Tribunale per i minorenni".

L’attribuzione a un giudice monocratico (Tribunale ordinario) di tutti i provvedimenti di valutazione della responsabilità genitoriale, le limitazioni o le decadenze dalla responsabilità genitoriale, gli allontanamenti, la decisione in merito all’affidamento familiare o all’accoglienza in comunità residenziale, "costituisce un deciso passo indietro rispetto all’attuale sistema, che prevede invece l’attivazione di un organismo collegiale e interdisciplinare, in grado di assicurare tutte le competenze e le sensibilità necessarie per valutare situazioni difficili che non riguardano solo reati, ma condizioni di vita personali e familiari. A tal proposito, preoccupa in particolare che, in tale sede, l’ascolto del minore sia delegato al solo giudice, che ha una competenza di carattere giuridico e formata sull’interrogatorio, non sul linguaggio, i tempi e i luoghi dell’ascolto di un minorenne e della sua famiglia".

Le competenze che rimangono all’attuale Tribunale per i minorenni vengono sì assolte in un contesto di collegialità (due giudici togati e due giudici onorari), ma "i giudici onorari non avranno diritto di voto, con un impoverimento della loro funzione".

I tempi dei procedimenti rischiano di allungarsi, invece di accorciarsi, come vorrebbe la riforma. "In particolare, il giudice monocratico, per svolgere le sue funzioni, non potendo più contare sulla competenza dei giudici onorari, dovrà necessariamente ricorrere alle consulenze tecniche d’ufficio, con conseguenti, pericolosi e incongrui allungamenti dei tempi; inoltre, anche il passaggio dei procedimenti dal giudice monocratico al Tribunale per i minorenni, o viceversa, caso non infrequente, comporterà un sensibile allungamento dei tempi".

La riforma non prevede risorse aggiuntive per l’implementazione del nuovo sistema, "che sarebbero invece necessarie per assicurare l’efficacia e l’efficienza dell’azione giudiziaria".

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