16 giugno 2023 ore: 14:37
Giustizia

Ordinamento giudiziario, Libera: “Colpo di mano che segna l’indebolimento dei presidi anticorruzione”

Secondo l’associazione, “se l’obiettivo è un’accelerazione forzosa dei processi decisionali per spendere in tempo gli ingenti fondi del Pnrr, simili provvedimenti rischiano seriamente di generare un contesto politico-amministrativo criminogeno”
Giustizia, Diritti, Corte Costituzionale

“Il disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario approvato ieri dal Consiglio dei Ministri segna un pericoloso indebolimento dei presidi anticorruzione faticosamente istituiti nell’arco dell’ultimo decennio”. Così l’associazione Libera, secondo cui “si tratta di un colpo di mano che sfrutta l’onda emotiva della scomparsa di Silvio Berlusconi, al quale significativamente viene dedicato il provvedimento, per perseguire finalità analoghe a quelle dei tanti ‘colpi di spugna’ attuati dal defunto leader di Forza Italia: ostacolare l’azione giudiziaria di contrasto alla corruzione e alle mafie che prosperano grazie ad essa, imbavagliare la libera stampa, assicurare l’impunità dei potenti”.

Secondo Libera, “in nome di un malinteso spirito garantista viene abrogato il reato d’abuso d’ufficio: questo fa dell’Italia un caso unico nel panorama europeo, che contravviene ai vincoli delle convenzioni internazionali sottoscritte e vanifica gli appelli dei tanti magistrati in prima linea che segnalano come indagini avviate perseguendo quella fattispecie siano spesso il ‘grimaldello’ che permette loro di scardinare sofisticati circuiti corruttivi”.
Inoltre, per Libera “si depotenzia la fattispecie di reato di traffico di influenze illecite, che punisce l’intermediazione tra corrotti e corruttori, di fatto consentendo più ampi spazi di manovra ai molti faccendieri che sfruttando contatti e relazioni coi nuovi governanti fanno affari con la cosa pubblica”.

Prosegue Libera nella sua analisi: “Si restringe ulteriormente la possibilità per la stampa di pubblicare i contenuti delle intercettazioni, così impedendo ai cittadini di conoscere e giudicare condotte politicamente ed eticamente rilevanti dei propri governanti”.

Insomma, per l’associazione, “in piena continuità con la recente abrogazione dei controlli in itinere della Corte dei Conti, trova conferma l’insofferenza di questa maggioranza nei confronti dei meccanismi istituzionali di salvaguardia dello Stato di diritto, tra cui l’indipendenza della magistratura e dell’informazione. Se l’obiettivo è un’accelerazione forzosa dei processi decisionali per spendere in tempo gli ingenti fondi del Pnrr, simili provvedimenti rischiano seriamente di generare un contesto politico-amministrativo criminogeno, nel quale la spesa pubblica andrà in misura significativa a soddisfare non gli interessi collettivi, bensì gli appetiti di organizzazioni criminali, corrotti e corruttori”.
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