6 agosto 2014 ore: 15:40
Non profit

Riforma terzo settore, Confcooperative: "Approvare al più presto il ddl"

Il portavoce dell’Alleanza delle cooperative sociali e presidente di Federsolidarietà Confcooperative Guerini considera la riforma un passo importante per avviare nuove azioni di welfare: “Per uscire dalla crisi c’è bisogno del contributo dell’economia sociale e noi siamo pronti”

ROMA - “Erano anni che attendevamo questa cornice che, per la prima volta, ci colloca nel cuore di un progetto di riforma” A dichiararlo è Giuseppe Guerini, portavoce dell’Alleanza delle cooperative sociali e presidente di Federsolidarietà Confcooperative, che definisce “importante” aver liberato il terzo settore da un “quadro normativo datato, confuso e stratificato”. Quello di cui c’è bisogno, secondo Guerini, sono strumenti di sussidiarietà per rendere operative le innovazioni sociali sperimentate nei vari territori, che spera di poter usare già dal 2015, in modo tale da avviare nuove azioni di welfare e continuare a creare occupazione.

“Si tratta di previsioni importanti per sprigionare il potenziale delle organizzazioni dell’economia sociale e delle imprese sociali in un quadro innovativo – continua il presidente di Federsolidarietà Confcooperative – le disposizioni per l’assegnazione di beni pubblici inutilizzati al terzo settore, l’ampliamento dei settori in cui possono operare le imprese sociali e le nuove misure per promuovere la finanza etica, i finanziamenti privati e la capitalizzazione di queste organizzazioni, la stabilizzazione del 5 per mille e la nuova disciplina del servizio civile universale che ci permetta di attivare i giovani in progetti per le comunità.

“L’invito che rivolgiamo ai due rami del parlamento e al governo – conclude Guerini – è di approvare al più presto il disegno di legge perché da lì in avanti la riforma si misurerà sugli effetti prodotti: la nascita di nuovi soggetti, il consolidamento di quelli esistenti e soprattutto la crescita che produrrà in termini di inclusione sociale e occupazione. Per uscire dalla crisi c’è bisogno del contributo che può dare il settore dell’economia sociale e siamo pronti a fare la nostra parte”.

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